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L’APPRODO AL VERISMO

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L’APPRODO AL VERISMO


In realtà stava maturando in Verga una crisi. Dopo un silenzio di tre anni, nel 1878 esce un racconto che si discosta fortemente dalla materia e dal linguaggio della sua narrativa anteriore, gli ambienti mondani, le passioni raffinate e artificiose, il soggettivismo esasperato: si tratta di Rosso Malpelo, la storia di un garzone di miniera che vive in un ambiente duro e disumano, narrata on un linguaggio nudo e scabro, che riproduce il modo di raccontare di una narrazione popolare. È la prima opera della nuova maniera verista, ispirata ad una rigorosa impersonalità. Già nel 1874 Verga aveva pubblicato un bozzetto di ambiente siciliano e rusticano, Nedda, che descrive la vita di miseria di una bracciante; ma il racconto non può essere considerato un preannuncio della svolta: mutati gli ambienti, vi restavano identici i toni melodrammatici dei romanzi mondani, ancora sostanzialmente estranei all’impersonalità verista, on memoria, insieme ad un umanitarismo generico e sentimentale di fronte alle sofferenze degli umili. Questo cambio così vistoso di temi e di linguaggio è stato spesso interpretato come una vera e propria conversione. In realtà non esiste una frattura così netta tra i due momenti del narrare verghiano. Semplicemente egli possedeva strumenti ancora approssimativi ed inadatti, poco personali e inquinati da una convenzionale maniera romantica. L’approdo al verismo non è quindi una brusca ed improvvisa inversione di tendenza, ma il frutto di una chiarificazione progressiva di proposti già radicati, la conquista di strumenti concettuali e stilistici più maturi. Inoltre, con la conquista del metodo verista egli non abbandona affatto gli ambienti dell’alta società per quelli popolari, anzi si propone di tornare a studiarli proprio con quegli strumenti più incisivi di cui si è impadronito. Le “basse sfere” non sono che il punto di partenza del suo studio dei meccanismi della società, poiché in esse tali meccanismi sono meno complicati e possono essere individuati più facilmente. Poi lo scrittore intende applicare via via il suo metodo anche agli strati superiori, sino al mondo dell’aristocrazia, della politica e dell’alta intellettualità.

Certamente sull’adozione dei nuovi moduli narrativi esercitò un influsso determinante la lettura di Zola. In particolare dovette suscitare molta impressione su Verga l’Assommoir, per la sua ricostruzione di ambienti e psicologie popolari, rappresentati al di fuori di ogni idealizzazione di maniera e di ogni pietismo sentimentale. L’Assommoir fornì a Verga solo uno spunto iniziale, che egli poi sviluppò in direzione molto diversa, per certi aspetti opposta.

La nuova impostazione narrativa inaugurata con Rosso Malpelo è continuata dall’autore in una serie si altri racconti, pubblicati su varie riviste tra il ’79 e l’ ’80 e raccolti nel 1880 nel volume Vita dei campi: Cavalleria rusticana, La lupa, Fantasticheria, Guerra dei Santi. Anche in questi racconti spiccano ure caratteristiche della vita contadina siciliana e viene applicata la tecnica narrativa dell’impersonalità, ossia l’ “eclissi” dell’autore e la regressione della voce narrante entro il punto di vista del mondo popolare. In queste novelle si trova ancora traccia di un atteggiamento romantico, di un idoleggiamento nostalgico di quell’ambiente arcaico, come di una sorta di paradiso perduto di autenticità e innocenza.







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