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LE GRAZIE

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LE GRAZIE

Le Grazie sono l’ultima opera su cui ha lavorato il Foscolo. È rimasta incompiuta volutamente. Esiste un disegno generale molto chiaro, di cui ha sviluppato solo alcuni elementi. È tipico del Foscolo non procedere con ordine; sul bisogno di completezza prevaleva il bisogno di approfondimento.  Foscolo non ha pubblicato nulla se non “Il velo delle Grazie”.

Inizia a lavorarci tra 1812 e il 1813 a Firenze, continua il suo lavoro in Inghilterra.

È stato indotto a scrivere l’opera da una statua delle tre grazie del Canova.



Opera di impianto neo-classico. Lungo carme in versi (endecasillabi sciolti), diviso in 3 inni dedicati a:

Venere (dea della natura)

Vesta (custode del fuoco eterno che anima i gentili)

Pallade (dea delle arti e mestieri)

Nell’insieme parla del processo di civilizzazione dell’uomo. Le grazie sono delle dee che simboleggiano quest’opera di civilizzazione dell’uomo operata dalla cultura e soprattutto dalla poesia e dall’arte.

Primo inno: racconta la nascita di Venere nel mare Ionio (Foscolo è nato a Zacinto: isola del mar Ionio à elemento autobiografico) quando il mondo è primitivo. La sua nascita diventa la forza della bellezza che ha educato gli uomini e li ha portati a comprendere la bellezza del mondo e a compiere/sviluppare le arti urative.

Secondo inno: è ambientato sui colli fiorentini a Bellesguardo (dove viveva Foscolo à elemento autobiografico) dove il Foscolo immagina che venga celebrato un rito in onore delle grazie da parte di tre donne (che sono state amanti del Foscolo à elemento autobiografico). Le tre donne rappresentano allegoricamente la musica, la poesia e la danza.

Terzo inno: è collocato in un  luogo mitico (elaborato dalla cultura greca) inaccessibile dagli uomini: l’isola di Atlandide. Questo rappresenta un mondo ideale di suprema armonia, lontano dai conflitti della storia. Qui si rifugiano le Grazie aggredite dall’Eros degli uomini (pulsioni primitive). Qui Pallade fa tessere da alcune divinità minori un velo che difende le Grazie dalle pressioni degli uomini e consenta loro di compiere la loro funzione civile. Su questo velo ci sono disegnate delle immagini, che rappresentano le tematiche fondamentali per il Foscolo. L’idea del velo l’avevamo trovato anche nei sepolcri al v. 175. Il velo rappresenta la necessità elaborata dalla cultura di inventare dei filtri che consentano alle pulsioni umane più primitive e violente di incanalarsi nella civiltà/cultura.

Foscolo vuole mettere in evidenza con il passaggio dal mondo greco, alla Firenze contemporanea (erede del Rinascimento), all’isola di Atlantide, il passaggio della civiltà umana dal mondo greco (che per il mondo neoclassico è l’archetipo) attraverso la cultura latina al Rinascimento, con epicentro Firenze. Il passaggio nel terzo inno a un mondo metafisico rappresenta il potere delle arti sulle passioni umane.  Il percorso di civilizzazione dell’uomo non è finito, continua. È un passaggio che nell’uomo si compie continuamente attraverso la trasmissione e produzione della cultura.

Le divinità minori che collaborano a tessere il velo sono:

o       Psiche che tesse



o       Iride che dà i colori

o       Flora per moltiplicare i colori in tante varietà ed esegue il ricamo creando delle ure che Erato le detta cantando.

Sul velo ci sono rappresentate: la gioventù, l’amore coniugale, l’ospitalità, la tenerezza materna. È un tema centrale nel Foscolo: infatti la bellezza e quindi la giovinezza sono un valore che rimane dopo la morte.

La giovinezza viene personificata da una ragazza, sotto i piedi le crescono i fiori con cui si adorna.

L’amore coniugale è ancora rappresentato sotto forma termologica o antropomorfica (secondo il gusto neoclassico). Contiene l’eros ma anche l’educazione della pietas e ancora viene reso eterno dalla poesia (imenei).




Il velo rappresenta l’ideale dell’armonia ovvero quel distacco sereno che mitiga la forza delle passioni troppo brutali e le purifica. Non è solo un concetto estetico, ma anche etico.

Questa ideale temperanza di gioia e dolore è espressa dall’alternarsi delle varie urazioni del velo: a zone dove prevalgono temi lieti (le due tortorelle innamorate, il convito festante) succedono zone dove dominano temi cupi e dolorosi (il sogno del guerriero, la madre che veglia il fanciullo malato). Ma questa alternanza si presenta anche all’interno delle scene stesse: alle speranze della giovinezza si mescola la consapevolezza del suo sfiorire; col trionfo del vincitore si fondono sia l’immagine della sconfitta e della schiavitù sia la coscienza del precario limite che divide la vita dalla morte; la festosità del convito è temperata dalla presenza degli esuli, la tenerezza materna evoca l’immagine pessimistica del destino inevitabilmente doloroso che attende l’uomo. Ne emerge un ideale di equilibrata saggezza: un saper godere serenamente le gioie della vita, senza dimenticare la sua fugacità e i dolori di cui è intessuta, e l’approdo finale della morte. (concetto attinto dalla cultura greca).

Le rafurazioni del velo sono anche la celebrazione dei sentimenti gentili e delicati che della civiltà devono essere il fondamento e che offrono la garanzia di una vita più umana: la purezza dell’amore, l’affetto filiale e la pietà per i vinti, l’ospitalità, la fiducia reciproca tra gli uomini, la tenerezza materna.

L’ideale dell’armonia si riflette nella struttura fonica, ritmica e sintattica del discorso poetico. L’effetto è di luminosità gioiosa e di musicalità.

o       Ricorrono le vocali aperte

o       Predominano le consonanti liquide e sonanti

Sono versi dal ritmo estremamente sciolto e scorrevole, poiché sono rare le pause e le cesure interne (sei versi su undici ne sono privi). La scorrevolezza del ritmo non se neanche quando vengono introdotte le note meste del declinare della giovinezza e della morte.







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