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LEONARDO SINISGALLI

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LEONARDO SINISGALLI


VITA

L’ Infanzia Leonardo nacque a Montemurro, nella 'dolce provincia dell'Agri', il 9 marzo del 1908, da Carmela Lacorazza e Vito Sinisgalli. Terzo di una numerosa prole, visse nel piccolo borgo un'infanzia tanto felice e spensierata da incidere profondamente sulla sua formazione e sulla sua personalità: la gran parte delle poesie e delle prose narrative verterà su questo indimenticabile periodo. Nel 1911 il padre, come tanti, emigra verso le Americhe esercitò l'attività di sarto; attività che svolgerà fino al rientro in Italia nel 1922.Leonardo frequenta la scuola di don Vito Santoro, e fu proprio il maestro, affascinato dalle straordinarie capacità del ragazzo a consigliare alla madre che continuasse gli studi. 

Gli studi superiori (1918-l925) e il primo periodo romano (1936 – 1931)                                                                               



La sua inclinazione era stata quella di imparare un mestiere e di esercitarlo in modo cosciente, con bravura ed anche un pizzico di fantasia. Proprio nel 1918, alla fine della grande guerra, sotto consiglio del suo maestro Vito Santoro, la madre ed il padre lo mandarono fuori casa per proseguire gli studi. La partenza, 'con le tasche piene di confetti', ma con il cuore in gola, nel 1918, alla volta del Collegio Salesiano di Caserta, fu una lacerazione drammatica. Lontano dalle sue colline e dai suoi genitori, assaporò il veleno della solitudine ed tentò di avere pensieri che gli suggerissero la vista del suo nuovo orizzonte. Per diversi anni non ricevette la visita di un parente, ma un giorno, mentre faceva esercizi di calligrafia, riscrivendo più volte i nomi ed i luoghi del paese, lo venne a trovare il padre, che tornava a casa dopo quindici anni trascorsi in America.  In collegio, dunque, preparò la 'bellissima licenza' che conseguirà a Napoli nel 1925. La sua media risulterà la più alta dell'intera Campania. Visti gli eccellenti voti conseguiti in matematica e in disegno (10), e in altre materie, si iscrisse a Roma presso la facoltà di Matematica. Qui segue, rapito, i corsi di analisi, di geometria, di matematica di Fantappié, Levi-Civita, Castelnuovo, Severi, dei quali era allievo prediletto. Ma, ultimato il biennio, in preda ad una crisi, passò ad Ingegneria, in cui si laureò nel 1932, anche se solo in ingegneria meccanica, perdendo l’occasione di frequentare l’istituto di Via Panisperna, dove Enrico Fermi stava conducendo le sue ricerche sulla fissione nucleare. Si innamorò di Sergio Corazzini, il più struggente dei poeti crepuscolari, e a tale poeta, che sempre verrà ricordato con affetto da Sinisgalli, si ispirò per i suoi primi componimenti che pubblicò in autoedizione nel 1927, con il titolo Cuore. Invitato da Enrico Fermi, nel 1929, ad entrare nell'Istituto di Fisica di via Panisperna, preferì rinunciare, allo studio dei 'neutroni lenti e della radioattività artificiale' per seguire 'pittori e poeti', ma non senza incertezze e dubbi: confesserà che non riusciva a vederci chiaro nella sua vocazione, e che gli sembrava di avere 'due teste, due cervelli, come certi granchi che si nascondono sotto le pietre'. Collaborò all’’Italia letteraria' di Angioletti e Falqui. È del periodo romano la frequentazione con Libero de Libero, con Scipione, con Arnaldo Beccaria e Mario Mafai.

 Il primo periodo milanese (1932-l940)                                  Dopo la laurea in Ingegneria elettronica ed industriale passò alla 'conquista di Milano'; ma i primi tempi sono difficili, nonostante qualche collaborazione a 'L'Italia letteraria' e a 'La lettura'. Determinante fu l'incontro con Ungaretti, poeta già famoso, che all'inizio del '34, urlò tutto il suo entusiasmo per il talento poetico di quel giovane ingegnere lucano, prima con una corrispondenza da Lucera, sulla 'Gazzetta del Popolo', sui primi versi di Sinisgalli, poi a Torino, in occasione di una conferenza su Petrarca. Nel '34, su suggerimento di Zavattini, partecipò ai Littoriali per la gioventù a Firenze, e una giuria composta da Ungaretti, Bacchelli, Palazzeschi decreta a Firenze la vittoria di Interno Orfico, la poesia di Leonardo Sinisgalli. Attilio Bertolucci è secondo, mentre Alfonso Gatto è primo nella prosa. Si rifugiò a Montemurro, dove nel '35 scrive Quaderno di geometria e molte delle 18 poesie che pubblicherà l'anno successivo. Ma le insistenze di Cantatore, di Zavattini e altri amici, lo riportarono a Milano dove iniziò per lui una stagione particolarmente fortunata. Le 18 poesie furono pubblicate per le edizioni dell'amico Giovanni Scheiwiller. Ed aprirono la prestigiosa collana 'All'insegna del pesce d'oro', dal nome dell'osteria toscana presso cui Sinisgalli, Cantatore, Quasimodo, e Scheiwiller si incontravano la sera. Quelle poesie si imposero all'attenzione di critici quali De Robertis, che gli dedicò un famoso saggio sul primo numero di 'Letteratura', ed Emilio Cecchi. Nel contempo intensificò la sua attività pubblicistica su riviste d'architettura e d'arredamento, interessandosi d'arte, d'allestimenti, di grafica. Nel periodo milanese, così prodigo di occasioni e di amicizie, aveva frequentato lo studio Boggeri e la Galleria del Milione, era diventato amico di Persico, di Pagano e Terragni, di Lucini, di Nizzoli, di Munari, di Veronesi, di Giò Ponti, il grande architetto, con cui pubblicò “Ritratti di macchine”, per le Edizioni di Via Letizia, e “Italiani”. “Ritratti di macchine” e “Quaderno di geometria” rappresentarono il primo tentativo di Sinisgalli di superare la dicotomia tra le due culture. Su consiglio dell'amico Alfonso Gatto, rispose ad una inserzione: all'inizio del '37 venne assunto dalla Società del Linoleum per organizzare convegni e collaborare alla redazione di una rivista specializzata. Nasce così il lungo sodalizio che legherà Leonardo Sinisgalli al mondo della grande industria fino agli anni Settanta. L'anno successivo, il grande Adriano Olivetti, lo chiamò a sé alla Olivetti, con il prestigioso incarico 'di cui andò sempre particolarmente fiero' di responsabile del'Ufficio tecnico di pubblicità. I due anni passati alla Olivetti furono segnati da una straordinaria vitalità creativa: l'umore di Sinisgalli fu alle stelle. Le sue vetrine a Milano e a Roma, così come i manifesti pubblicitari, che anticiparono le tecniche della pop-art, diventarono un evento mondano, atteso e commentato. Pubblicò nello stesso periodo, sempre per le edizioni del Pesce d'Oro di Scheiwiller Campi Elisi (1939) aderendo pienamente al gusto ermetico. Di “Campi Elisi”, scrissero subito Contini, Anceschi e Bo.



La guerra Innanzitutto bisogna porre l’attenzione su quali fossero i rapporti di Sinisgalli col Fascismo. C’è , però, da premettere che non è semplice individuare il livello ideologico del Nostro, soprattutto per l’assenza di vere e proprie prese di posizione e, per questo, possiamo farne solo una ricostruzione sommaria attraverso le opere. A Firenze, Sinisgalli fu molto apprezzato per il suo giovane talento, anche se alcuni critici del regime lo avevano considerato un imitatore di Quasimodo e, per questo motivo, da questo momento in poi provò un sentimento di avversione per tali critici. È, però, evidente da alcune sue liriche del ’27 che provasse una qualche ammirazione per il Fascismo, diretta più verso Mussolini che nei riguardi degli apparati del regime ed infatti, egli, ne “L’aurora appena”, esaltò la ura carismatica del duce. Come già detto, non è facile ricostruire il suo pensiero, giacchè nei suoi scritti non ha mai fornito consistenti dati su orientamento politico. Con lo scoppio della guerra, Sinisgalli venne richiamato alle armi con il grado di ufficiale, prima in Sardegna e poi a Roma, dove nel '42 pubblicò, sulle riviste 'Primato' e 'Prospettive', alcuni racconti dei Fiori pari, fiori dispari, nonché gran parte di “Horror Vacui” e alcuni saggi di “Furor mathematicus . Contemporaneamente conobbe Giorgia de Cousandier, la bionda baronessa, ammiratrice di Trilussa, e in seguito traduttrice, pubblicista, poetessa e narratrice. Separata dal marito, diventò la comna di Leonardo e lo sposò nel 1969. Un mese prima che sua madre morisse, uscì per i tipi di Mondadori, Vidi le Muse, con la prefazione di Gianfranco Contini, nella prestigiosa collana dello 'Specchio'. Ignaro della morte della madre, in una Roma ancora frastornata dalla firma di Cassibile dell'8 settembre, iniziò la convivenza con Giorgia. Il 13 maggio del '44 venne tratto in arresto dalle S.S. che vollero informazioni su un amico scrittore. Solo la prontezza di Giorgia, e la sua discreta conoscenza del tedesco, lo salvarono. Rientrato a Roma, iniziò un periodo di grande attività: pubblicò “Furor Mathematicus” (la prima versione è piccola), “Fiori pari, fiori dispari”, '28 moduli di prosa confidenziale' come ebbe a definirli, e “Horror vacui”. Si dedicò, inoltre, a traduzioni e a collaborazioni giornalistiche, partecipò alla redazione del periodico 'Il costume politico e letterario' ed aperto ad ogni nuova esperienza, creò, con il conterraneo Giandomenico Giugni una rubrica radiofonica culturale, all'insegna dell'eclettismo, che avrà notevole successo, il 'Teatro dell'usignolo' che fu diretto da Leonardo insieme a Rossi e Modigliani. Nel 1947 pubblicò “I nuovi Campi Elisi”.



Il secondo periodo romano (1945 – 1948)           Nel 1945 si stabilì definitivamente a Roma, con l’intento di riacquistare il suo posto nella cultura dell’epoca e, così, riprese la collaborazione con riviste e giornali. Si impegnò della traduzione di autori stranieri, tra cui J. Green e P. Valere, ricavando spunti dalla lettura de “L’anima e la danza” di quest’ultimo. Dopo questo periodo dedicato alla lettura, Sinisgalli intraprese varie attività culturali, dando prova della sua straordinaria adattabilità alle diverse forme di arte ed espressione. Si dedicò anche all’attività cinematografica, che per due anni consecutivi gli consentì di vincere il primo premio al Festival Internazionale del Cinema di Venezia con i cortometraggi “La lezione di geometria” e “Un millesimo di millimetro”.

 Il secondo periodo milanese (1948-l952)                                                                                       Nel 1948 Luraghi, divenuto direttore generale della Pirelli, ed estimatore del poeta-ingegnere già dai tempi della Linoleum e della Olivetti, lo assunse come Art director. Insieme con Arturo Tofanelli, Sinisgalli fondò l'house organ 'Pirelli', la rivista aziendale del gruppo e laboratorio sperimentale per 'Civiltà delle macchine' del 1953. Nel 1949 realizzò un sogno: girò un documentario scientifico, una sorta di Quark ante litteram, dal titolo Lezione di geometria, sui solidi 'superiori'; il documentario venne premiato alla Mostra del Cinema di Venezia. Stessa fortunata sorte avrà Millesimo di millimetro, cortometraggio, anch'esso scientifico, che gira con Virgilio Sabel e che di nuovo viene premiato alla Mostra del Cinema del 1950. In quest'anno uscì il Furor mathematicus presso Mondadori: fu una versione ampliata del primo Furor ed incluse tutti gli scritti di matematica, di geometria, di architettura, di arte e artigianato, di tecnica e storia della scienza, antesignana della 'Civiltà delle macchine', la prestigiosa rivista che inventò nel 1953 e diresse per cinque anni (32 numeri).

Civiltà delle macchine (1953 – 1958)                                                 Proprio in quegli anni nacque il bimestrale Civiltà delle macchine, una rivista particolare che venne ad occupare un posto speciale nella storie delle riviste italiane del nostro secolo, giacchè ebbe anche una risonanza internazionale. Infatti in molti paesi, tra cui Giappone , si parlò di “nuovo illuminismo”.  Civiltà delle macchine rivelò l’intenzione di Sinisgalli di fondare, per l’appunto, un nuovo illuminismo che conciliasse il mondo dell’arte con quello della tecnica, ricercando una difficile sintesi tra gli studi umanistici e quelli scientifici. Diresse tale rivista fino al ’58, dopo il quale la direzione venne affidata a Francesco D’Arcais , sforzandosi di conservare gli indirizzi del fondatore, ma alla fine si ridurrà ad essere un semplice notiziario aziendale.

 Il ritorno a Roma (1959-l963)                                                Con un unico redattore, il fratello Vincenzo, due segretarie e un fattorino, inventò per la Finmeccanica, ispirandosi al 'Politecnico' di Cattaneo, la rivista delle due culture, la rivista che apriva agli umanisti il mondo delle macchine, e ai tecnici lo spirito delle litterae. Nell'agosto del 1953 morì il padre. Furono anni di grande movimento e di grande impegno; per le aziende della Finmeccanica (che raggruppa 29 aziende) curò lo slogan, escogitò nomi ('Giulietta' e 'Romeo' dell'Alfa sono suoi), mostre tra cui nel 1955 quella dedicata all’ 'Arte e industria', in collaborazione con Enrico Prampolini presso la Galleria d'arte moderna di Roma. Collaborò assiduamente al 'Corriere d'informazione' su invito di Gaetano Afeltra. Con l'uscita di Luraghi, suo nume tutelare, dalla Finmeccanica, e con il passaggio della testata all'Iri, iniziò la ristrutturazione e con essa il lento declino. Nel 1958, con il numero di marzo-aprile, Sinisgalli abbandonò la direzione, indignato e amareggiato, non senza aver lottato per mantenere integra la fisionomia. L'uscita di Sinisgalli dalla rivista, che continuò le pubblicazioni fino agli anni '80 mutando però indirizzo, coincise con il suo ingresso all'Agip, dove fu chiamato da Enrico Mattei. Iniziò la collaborazione a 'Paese sera'. In questo periodo la Musa ispiratrice dei suoi versi, così generosa negli anni della gioventù, sgorgò con crescente fatica, senza però comprometterne gli esiti, ed fu per questo che si volse ad un'altra passione: quella del ritratto e del disegno, che iniziata come ludus, insieme a Filippo, suo lio, lo accomnerà, sempre più intensamente, fino alla fine dei suoi giorni. Nel maggio del 1962, a Milano nella Galleria Apollinaire, iniziò ad esporre i suoi lavori.



 Parentesi milanese                                                                                                                                       Il 1963 fu un anno di difficoltà, anche per i problemi di salute del lio Filippo: abbandonata l'Eni, ritorna a Milano Collaborò al 'Mondo' di Pannunzio e, al 'Tempo Illustrato'. .Il 1967 fu l'anno del pensionamento, ma anche l'anno dell'infarto occorsogli mentre era in comnia di Cantatore a Bari. Nonostante i pressanti consigli dei medici non ridusse il ritmo delle sue attività: ritornò alla radio con un programma settimanale che curò insieme a Vincenzo dal titolo 'La lanterna'. Il programma monotematico e di circa mezz'ora raggiungerà le 98 puntate e i due anni di programmazione. Contemporaneamente, viaggiò per lavoro, disegnò e scrisse articoli, poesie, prose. Gli anni '70 furono gli anni del dolore, (prima la laringectomia totale di Giorgia nel 1970 poi la sua morte nel 78), ma anche dei riconoscimenti letterari. Nel 1971 vinse, alla sua prima edizione, il Premio Gubbio-Inghirami per la poesia; nel 1975 vinse il Premio Viareggio per Mosche in bottiglia e il Premio Basilicata per Un disegno di Scipione e altri racconti. Con Dimenticatoio nel '78 vinse il Premio Vallombrosa. Nel 1975, il nobel a Montale, invece che a Ungaretti, fu motivo di grande delusione, ed fu motivo di scontro con Vanni Scheiwiller che gli indirizzò una focosa Lettera aperta. Ma lo screzio durò poco. Collaborò al 'Settimanale' con una sapida rubrica d'arte, e al 'Mattino' di Napoli a cui inviò memorie rielaborate, scritte anni prima, e nel 1980 pubblicò le Imitazioni della Antologia Palatina per le Edizioni della Cometa. Non meno intensa fu la sua passione per il disegno che ormai coltivava con assiduità e con non pochi riconoscimenti: espose a Milano, a Matera, a Roma, dove fondò nel 1980 con la nuora Ida Borra e Roberta Du Chene la galleria d'arte 'Il millennio'. La mostra d'apertura, che ebbe uno straordinario successo, fu dedicata ai pastelli e agli acquerelli di Sinisgalli. Fu proprio durante la seconda personale presso la sua Galleria che un infarto il 31 gennaio 1981 stroncò la sua vita. Venne sepolto, come espressamente chiesto più volte, a Montemurro, nei suoi Campi Elisi.








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