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LETTERATURA POST-UNITARIA

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LETTERATURA POST-UNITARIA


In Manzoni e Leopardi, la letteratura ha sullo sfondo la grande aspirazione ad un’Italia unita. Raggiunta l’unità, la tensione ideale si spegne e si apre una fase sostanzialmente moderata; dai grandi ideali di lotta si passa ad una meno coinvolgente, dal punto di vista passionale, fase di consolidazione, di assestamento. Prevale una linea liberal moderata, che dal punto di vista artistico coincide con la fine del romanticismo. In Italia la ura più rappresentativa, dal punto di vista storico, della nuova Italia borghese e liberale, è Carducci. Egli conserva tracce della cultura romantica, però inserite in un contesto di ostentata ispirazione classica, a cui ritorna dopo il rigetto romantico precedente. A margine di ure come Carducci, con la sua poesia solenne e spesso celebrativa in senso patriottico, ci sono manifestazioni marginali di reazione a questa poesia. In particolare nel movimento detto “La scapigliatura”, che si ispira piuttosto ad un movimento Francese di carattere simile a quello italiano, la Boheme. E’ un movimento giovanile, che nasce da un’esigenza di cambiamento, che programmaticamente vuole realizzare una letteratura di opposizione non sul piano politico, piuttosto sul piano tematico, con una letteratura tutt’altro che celebrativa, che spesso è affascinata da aspetti grotteschi, melodrammatici, o più generalmente, noir. Dal punto di vista stilistico, all’epoca, per la prosa il modello era Manzoni, che però viene superato per una prosa più moderna, meno letteraria e più reale. I più importanti di questo movimento sono Emilio Praga, Arrigo Boito, Carlo Dossi, Ugo Tarchetti, Edoardo Calandra.



Insieme alla Scapigliatura, che non ha lasciato opere importanti, è importante infatti il movimento ma non per la produzione letteraria, c’è nel Nord Italia una letteratura che si propone di raccontare e scrivere la vita nelle città borghesi del Nord. Cominciamo quindi a vedere in Italia una letteratura non più cortigiana o accademica, ma nasce nelle città del settentrione, che per primo assorbe i modelli di vita, i valori, della società borghese, cosicché anche la letteratura che nasce rispecchi il cambiamento. Questa letteratura è rappresentata da autori come Emilio de Marchi e Edmondo de Amicis. Più avanti questo filone rientrerà nella letteratura cattolica di Fogazzaro.

Una delle conseguenze del raggiungimento dell’unità politica è che al centro dell’interesse non si trova più un’immagine idealizzata della patria, ma una volta che l’Italia è diventata uno stato unitario, diventano più visibili le diverse realtà con le loro differenze, quindi l’unità ravviva una tendenza regionalistica poiché viene a mancare l’ideale della patria da riunire, conquistare.


In questo contesto nasce il movimento più caratteristico, cioè il Verismo. Per la sua nascita è fondamentale l’influenza del Naturalismo Francese, di cui il Verismo rappresenta una versione attenuata. Perché al fondamento della poetica naturalista c’era l’idea che si potessero interpretare i fenomeni psicologici in funzione dei fattori ambientali e questo secondo leggi che variano a seconda delle classi sociali o anche a livello individuale. Viene ereditato direttamente l’atteggiamento di impersonalità del narratore, cioè il narratore evita qualsiasi tipo di commento diretto o indiretto sulla storia e i personaggi, si limita ad osservarli dall’esterno; l’idea è quella di imitare l’atteggiamento dello scienziato, come per esempio il biologo, che dall’esterno vede vivere e agitarsi gli animali che studia. Quest’atteggiamento è stato messo in relazione con la sa delle teorie darwiniane in un duplice senso. Prima di tutto Darwin ha cancellato la separazione netta fra animali e uomo, ipotizzando una continuità sostanziale fra animale e uomo. Quindi lo stesso approccio può essere valido per entrambi, in secondo luogo, ha insistito sull’influenza dell’ambiente per lo sviluppo, per gli animali di specie, per l’uomo anche individuale. Il narratore verista è quindi come uno scienziato che racconta una storia fingendo di porsi all’esterno, per vedere come si comportano i protagonisti e come cambiano nel corso della storia, con un occhio particolare per le influenze ambientali. Verga riassumeva questo atteggiamento con queste parole: “L’opera d’arte sembrerà essersi fatta da sé”.

Un altro contributo dei naturalisti sui veristi e da questi alla tradizione letteraria italiana, è l’uso frequente del discorso indiretto libero, che è un discorso indiretto in cui manca una formula introduttiva, quindi sono frasi pronunciate dal narratore che sembrerebbero sue, ma in realtà rispecchiano i pensieri del personaggio. Il Verismo italiano ha una forte caratterizzazione regionale, che non appartiene al Naturalismo Francese; Verga, ad esempio, scrive della Sicilia. A Napoli c’è una delle prime scrittrici italiane, Matilde Serao, che scrive “Il ventre di Napoli”, opera narrativa che racconta una storia fittizia; ma la descrizione degli ambienti è realistica e contiene anche accenni di denuncia sociale. La differenza fra Serao e Verga è che lei spesso tende a cadere nel melodrammatico, insistendo sull’aspetto emotivo della storia, cosa che Verga evita.

Il Verismo, come osservazione e rispecchiamento della realtà, esiste da sempre, non è invenzione dei veristi; la novità sta però nel fatto che nel Verismo l’osservazione della realtà concreta diventa il contenuto unico della letteratura. Attraverso l’osservazione oggettiva della realtà si può arrivare all’analisi della società.


In Italia la forma letteraria preferita è quella del romanzo, che è un genere non codificato dalle teorie classiche, e tradizionalmente polifonica, cioè ammette una grande varietà di toni e contenuti. E’ infatti il genere più aperto per la descrizione di ambienti e realtà degradate. Inoltre nei veristi non soltanto i contenuti sono realistici, ma c’è anche uno sforzo di realismo linguistico. Dal punto di vista culturale, alla base di ciò c’è la concezione tardo-ottocentesca per cui l’uomo sarebbe il prodotto di un divenire storico, collettivo e in movimento perenne: non esiste una ragione eterna e assoluta al di fuori della storia, lo spirito dei popoli sta nella storia dei popoli. C’è poi l’idea che l’individuo non sia determinato dalla personalità, dalle qualità morali e psicologiche, ma piuttosto dal contesto sociale in cui vive.



A partire da questi presupposti, naturalisti e veristi sono convinti che per comprendere l’uomo nelle sue azioni, bisogna, con la letteratura, ricostruire quegli ambienti in cui gli individui vivono e agiscono; in un certo senso la scrittura verista e naturalista è un fatto sperimentale, nel senso che si cerca di stabilire delle condizioni, per poi vedere cosa succede dall’esterno; allo stesso modo lo scrittore naturalista e verista applica lo stesso approccio agli uomini come esseri sociali.


Il romanzo verista in Italia è la novità più importante per quanto riguarda la fase della seconda metà dell’800, diventa la vera alternativa al romanzo storico di tipo manzoniano, che in quest’epoca ha una grossa fortuna e produzione. Ricordiamo “Ettore Fieramosca” di Massimo D’azeglio, e “Margherita Pusterla”, di Cesare Cantù, romanzi storici che parlano dei Visconti a Milano; romanzi brevi di Niccolò Tommaseo, “Assedio di Tortona” e “Il duca d’Atene”, famoso linguista, a cui si deve un vocabolario della lingua italiana.


Il Naturalismo Francese

La filosofia dominante in Francia nella seconda metà dell’800 è il positivismo, che considerava la realtà dal punto di vista di un determinismo scientifico, cioè la realtà risulta da un esterno complesso di forze, che in linea di principio possono essere espresse sotto forma matematica. A partire da questo retroterra di pensiero, il primo a teorizzare il Naturalismo letterario è Hippolyte Taine, il quale rifletteva sul fatto che le virtù, e soprattutto i vizi, degli uomini sono il risultato di precise determinazioni ambientali; sempre lui introduceva l’idea che il romanzo può essere uno strumento di analisi scientifica.

Il primo autore importante è Balzac, che aveva progettato di scrivere una serie di romanzi, che doveva intitolarsi complessivamente “La commedia umana”, che aveva lo scopo di dare un panorama completo della società del suo tempo; il più importante di questi è “Pere Goriot”, tristissima storia dove il protagonista fa qualsiasi sacrificio per favorire la scalata sociale della lia, la quale, per favorire questa, fa finta di non conoscerlo. E’ sostenuto poi da un convittore della locanda Rastignac, che alla fine sarà quello che gli organizza il funerale.

Dopo Balzac, l’autore più importante è Flaubert, nei cui libri ci da la descrizione realistica dell’ambiente provinciale del tempo (1857), come in “Madame Bovary”, e nel ”Educazione Sentimentale” c’è la descrizione della vita inconcludente di un protagonista giovane (1869).

Molto caratteristici rispetto al Naturalismo Francese, sono i due fratelli Goncourt, autori del romanzo “Germinie Lacerteux” (1865) che è interessante in quanto ricostruisce il declino sia fisico sia spirituale di una serva. In questo romanzo è importante la prefazione dal punto di vista teorico, dove si dice che in un’epoca in cui si sta affermando la democrazia anche le classi inferiori devono essere rappresentate in letteratura e inoltre che il romanzo naturalista deve essere uno strumento che serve allo studio psicologico dell’uomo; essi dicono del loro romanzo che è la “clinica dell’amore”.


L’ultimo rappresentante di spicco è Zola, anche per lui vale l’idea che il metodo scientifico si possa applicare allo spirito umano con questa letteratura, e pretese di obiettività. Dai romanzi di Zola risulta chiaro che sul carattere dell’uomo sui suoi sentimenti agiscono due fattori:



Ereditarietà

Condizionamento  dell’ambiente sulla personalità, in un senso quasi Darwiniane

Dato che il romanzo si pone a svolgere uno spirito scientifico sulla vite degli uomini, i risultati che si traggono possono valere per il benessere dell’umanità. Il risultato è una rappresentazione abbastanza cruda della realtà e del degrado che coinvolge in modo trasversale tutte le classi sociali, comprese quelli più umili, nonostante Zola fosse orientato verso idee socialiste. L’opera più significativa dell’autore è “Germinal”, nome di uno dei mesi della rivoluzione Francese (1885). Il protagonista è lio di alcolizzati e partecipa attivamente alle lotte, alle rivendicazioni dei minatori socialisti che però falliscono per l’intervento dell’esercito e quindi molti rinunciano. Di fronte alla prospettiva di questa lotta portata avanti con tanta passione, Stefano, il protagonista, e altri, si lasciano convincere da un anarchico russo, che li spinge a sabotare gli impianti della miniera. Il risultato è disastroso, perché nel tentativo fanno crollare la miniera, provocando una strage da cui il protagonista si salva miracolosamente. Nel complesso il romanzo alla descrizione dell’ambiente sovrappone la tematica della denuncia sociale e della lotta politica. Inoltre il Verismo italiano è fortemente regionalista e si occupa di una società tradizionale, mentre in “Germinal” siamo allo stadio di evoluzione più avanzato, in piena letteratura di civiltà industriale.


Luigi Capuana

Come Verga era siciliano, anche se per buona parte della sua vita vive fra Firenze, Milano e Roma, ambienti più vivaci culturalmente ed europei; solo in vecchiaia tornerà in Sicilia. Capuana ha scritto alcune opere di narrativa verista, e il più significativo è “Il marchese di Roccaverdina”, ambientato in Sicilia, con protagonista questo marchese che si innamora di una popolana e che per evitare lo scandalo costringe un suo dipendente a sposarla. Che a questo punto incomincia ad essere obiettivo della gelosia, che lo porterà ad ucciderlo. Questo crimine comincia a tormentarlo e alla fine esce pazzo e muore. Negli ambienti e nel tipo di società  che viene descritta c’è una sostanziale continuità con Verga. Capuana rispetto al Verismo è importante per le sue opere di critica; i punti attorno ai quali fissa la sua descrizione teorica sono:

L’impersonalità, la storia deve essere descritta oggettivamente

Il valore dell’opera dipende dalla capacità delle rappresentazioni di paesaggi e ambienti ad essere autoevidenti

In uno di questi scritti del 1898 “Gli Ismi contemporanei”, prende le distanze dal Naturalismo Francese, considerandolo dogmatico in quanto porta all’eccesso i suoi presupposti teorici. Per Capuana la pretesa del romanzo sperimentale è eccessiva e fondata su un atto dogmatico, mentre per lui deve rappresentare la realtà ed è tanto migliore tanto più questa è immediata, mentre è scettico sull’uso del romanzo per trarre dati sulla società.






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