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La battaglia degli Illuministi

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La battaglia degli Illuministi


Il brano di Immanuel Kant tratto dallo scritto Risposta alla domanda: che cos'è l'Illuminismo, è molto interessante dal punto di vista sociale e politico se si pensa al periodo in cui è stato scritto. Parla del comportamento degli uomini e delle donne del suo tempo, concentrandosi sulla classe medio-alta, che vivono per comodità in un mondo finto e protetto dalle difficoltà esterne. Con il vocabolo 'eterodirezione', Kant intende indicare un comportamento in genere infantile, in cui si tende ad agire non secondo le proprie decisioni, ma facendosi dirigere dagli altri. In questo caso Kant intende l'espressione come 'mancanza di ragione', e dice che la maggior parte delle persone continua a comportarsi da minorenne anche dopo che la natura li ha dotati della ragione. I minorenni sono perciò le persone che, nonostante abbiano raggiunto la maggiore età e con essa la capacità di decidere per se stessi, continuano ad agire come bambini, trovando più comodo, per pigrizia o per stupidità, lasciare che altri pensino per loro. I tutori nella metafora di Kant sono prima gli insegnanti o i direttori spirituali che educano nell'infanzia; poi i libri, vale a dire gli scrittori dei classici, e i politici, che riescono a governare le masse popolari convincendole delle loro opinioni, quasi sempre accettate senza discutere. In generale, i tutori sono coloro che sono disposti a pensare per conto di altre persone in cambio di denaro. Proprio per questo motivo i tutori hanno l'interesse a mantenere i loro 'allievi' in una condizione di minorità, e riescono in questo mostrando loro qualche esempio delle difficoltà della vita quotidiana, che li spaventa in modo tale da continuare a rimanere in tale condizione di 'minorenni'. In realtà il mondo non è poi così pericoloso come gli si fa credere, ma in questo modo la gente rimarrà paurosa e sarà distolta da ogni ulteriore tentativo di rendersi indipendente.

Cesare Beccaria, nel brano tratto da Dei delitti e delle pene, si rivolge a tutti i suoi ipotetici lettori: spiega che la ricerca della verità e l'indipendenza dalle opinioni consolidate che manifesta nel suo scritto sono effetto del governo illuminato sotto cui vive. Infatti i monarchi si avvicinano agli autori antichi non con fanatismo, comportamento tipico invece delle masse popolari, ma con l'uso della ragione. I disordini del presente sono causati dalla critica dei governi e delle tradizioni del passato, e Beccaria chiede che chi lo critica di non cercare nei suoi scritti dei principi distruttori della virtù o della religione, ma invece di individuare eventuali errori di logica e il danno politico che potrebbero causare, o l'inutilità dei suoi principi.

Entrambi gli autori combattono contro il principio di autorità dei classici e contro l'ossequio alle tradizioni, inseriti in un contesto socio-politico di regime assolutistico in quasi tutti gli stati del mondo. Kant sviluppa questo tema criticando, oltre che l'educazione impartita dai tutori e la dottrina dei politici, la pigrizia e la stupidità degli uomini; egli esorta tutti gli uomini a pensare con la propria testa, mettendo in discussione tutto quanto viene loro proposto. Beccaria invece esclude dalla critica le autorità del suo tempo, perché secondo lui è proprio grazie ai governi illuminati che la sua opera, e quella di altri scrittori a lui contemporanei, possono essere così rivoluzionarie ed indipendenti dalle opinioni volgari.






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