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La letteratura provenzale e la letteratura francese

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La letteratura provenzale e la letteratura francese


Quadro storico

La cultura: tra l'XI e il XII secolo la Francia divenne la culla della nascita di una nuove cultura, che da lì a poco avrebbe avuto un ruolo di rilevante importanza in ambito europeo e che avrebbe influenzato in modo profondo la produzione letteraria e il pensiero italiani.

La situazione territoriale: pur avendo confini territoriali ben definiti, la Francia di questo periodo poteva considerarsi divisa in due parti: Francia del sud, che sarà caratterizzata dalla nascita e dalla diffusione della letteratura in lingua d'oc; Francia del nord, soggetta a influenze germaniche e in cui si svilupperà la letteratura in lingua d'oil.




La letteratura provenzale

La nascita dei cavalieri: in un periodo regolato dalle rigide norme feudali, solo i li primogeniti avevano il diritto di ereditare il patrimonio familiare, i li cadetti potevano entrare in convento oppure dedicasi all'arte militare. Fu il progressivo aumento di coloro che sceglievano di dedicarsi alle armi a generare la nascita del ceto cavalleresco: coloro che vi appartenevano si tramutarono pian piano da uomini rozzi e prepotenti in difensori della legge e della giustizia, dando vita ad un nuovo concetto di nobiltà che sarà elemento caratterizzante del ceto cavalleresco stesso: una nobiltà misurabile non più in base alla discendenza familiare, ma rintracciabile nei valori insiti nell'animo.

Il codice cavalleresco: era basato innanzitutto sul rispetto dell'onore e sull'obbedienza assoluta al proprio padrone, per il quale dover essere pronti a sacrificare anche la propria vita. Le caratteristiche principali del ceto cavalleresco erano la generosità , la magnanimità, il coraggio, la difesa dei più deboli.

L'amore cortese e la nuova visione della donna: in un ambiente così fortemente legato alla corte la donna diviene la ura principale attorno cui si svolge la vita cortigiana: essa è intoccabile, pura e angelica e il cavaliere ne diventa il vassallo, pronto a superare qualsiasi prova da lei stabilita o qualunque sacrificio in sua difesa. Da questo rinnovato clima sociale nasce l'amore cortese, il tema unico e fondamentale di cui la letteratura provenzale si occupava.

I trovatori: i trovatori, ovvero i poeti esponenti della nuova letteratura, danno voce mediante la poesia alla loro personale dimensione psicologica, una dimensione completamente occupata dalla ura femminile identificata come l'essere capace di ingentilire chi le sta accanto. I cantori di questa nuova forma letteraria potevano considerarsi tali solo dopo un lungo tirocinio, per mezzo del quale  poter imparare ad esprimere i sentimenti più profondi anche in modo "oscuro", comprensibile solo a chi altamente competente. Essi diedero vita a due stili differenti: il trobar clus, ovvero il poetare chiuso, poco comprensibile; e il trobar lai, meno astruso.

I componimenti: i trovatori usavano esprimere quanto di più caratteristico della loro anima mediante differenti tipi di componimento: la ballata, la tenzone, il compianto, il discordo, l'alba, la pastorella, il sirventese, ma quello che eccelleva fra tutti era la canzone, con accomnamento musicale.


La letteratura provenzale

La chanson de geste: è il tipico componimento usato dalla letteratura francese, quella carateristica del nord del paese, che si discosta dai componimenti in lingua d'oc per differenza dei temi trattati: accanto alla trattazione dell'amore, che comunque non era inteso allo stesso modo che nella letteratura provenzale, compaiono anche l'argomento politico, quello sociale, quello religioso, quello feudale.

I tre cicli: la letteratura francese si articola in tre cicli: il ciclo carolingio, il ciclo bretone e il ciclo dei cavalieri antichi. Quello carolingio tratta le imprese di Carlo Magno e dei suoi paladini, impegnati nella lotta contro la minaccia musulmana (che in realtà non rappresentava alcun pericolo), esaltando le virtù della chiesa e gli ordinamenti feudali. Il ciclo bretone tratta le imprese di re Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda, impegnati nella ricerca del Santo Graal, caratterizzato da temi piuttosto differenti rispetto a quelli dl ciclo carolingio: viene infatti introdotto l'elemento fiabesco, assieme alla magia, allo spirito di avventura dei cavalieri che si allontanano continuamente dalla corte in cerca di nuove esperienze. Esiste una profonda differenza tra i due cicli finora citati: le avventure dei paladini sono strettamente collegate ai valori cristiani e alla ura del signore, naturalmente impersonata da Carlo Magno, per il quale i cavalieri lottano. I cavalieri del ciclo bretone invece hanno quasi una loro indipendenza, si spostano dalla corte a loro piacimento in cerca di gloria personale e con lo scopo, mediante le avventure intraprese, di conquistare l'amore della donna amata. Il ciclo dei cavalieri antichi tratta infine l'argomento mitologico misto a elementi tipici di quel periodo.

Nuovi generi letterari: grazie al pubblico, che diventa sempre più variegato ed esigente, nascono nuovi generi letterari: i lais, poemetti satirici in versi; i fabliaux,, poemetti comici di trattazione oscena o grottesca in linguaggio scurrile. Il Roman de Renardè invece un romanzo allegorico i cui protagonisti sono degli animali parlanti.. il Roman de la Rose tratta un tema allegorico mediante la descrizione di un sogno.

La trasmissione culturale: ognuno dei cicli era caratterizzato, oltre che dalla diversità dei temi, anche dal pubblico a cui era destinato. Il ciclo carolingio era destinato prevalentemente al popolo, alla gente ignorante, per cui veniva trasmesso oralmente: una pratica a cui va ricollegata l'importantissima ura del giullare. Il ciclo bretone, invece, era destinato alla fascia nobile della società, dunque veniva scritto in versi.

Stile e linguaggio delle canzoni di gesta: non essendo testi trasmessi oralmente, venivano recitati da da cantori sulla base di un accomnamento musicale. Erano in versi decasillabi, lunghi e solenni, raggruppati in strofe dette lasse. I versi erano ricchi di assonanze, cioè dal ricorrere, nelle parole finali, delle stese vocali a partire dall'accento tonico. Il romanzo cortese- cavalleresco usava, invece, l'ottonario a rima baciata, che conferiva una certa piacevolezza al testo.




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