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La novella di Rampsinito



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La novella di Rampsinito


Rampsinito (re dell’antico Egitto) dispose di una enorme quantità di denaro, quale nessuno dei re venuti dopo di lui riuscì mai a superare anzi neppure a uguagliare. Volendo conservare in un luogo sicuro tanta ricchezza, fece costruire una stanza di pietra che aveva una delle pareti confinanti con l’esterno della reggia; ma il costruttore tramando insidie escogitò un suo piano: sistemò una delle pietre in modo che fosse facilmente estraibile dal muro, sia da due che da una sola persona. Quando la camera fu pronta, il re vi depositò le sue ricchezze.

Tempo dopo il costruttore, ormai in punto di morte, chiamò i suoi due li e disse: “Vedete ragazzi, io sono stato un misero lavoratore per tutta la vite e non ho potuto procurare un’esistenza tanto agiata ma, nel costruire la stanza del denaro del re, ho pensato al vostro futuro e, nell’estremo destro del muro della stanza verso l’esterno ho sistemato le pietre in modo che voi possiate entrare e prendere il denaro che vi serve senza esser presi . addio ragazzi . ”. Quindi morì e i suoi li non rimandarono a lungo l’impresa: una notte si avvicinarono alla reggia, individuarono la pietra nell’edificio, la spostarono facilmente e fecero man bassa delle ricchezze. Il re, quando gli capitò di aprire il tesoro, si stupì di vedere gli orci non più colmi di tesori; né sapeva chi incolpare dato che i sigilli erano intatti e la stanza ben chiusa. Ma quando due o tre volte ancora a entrare nella stanza le ricchezze apparivano sempre di meno (infatti i ladri non smettevano di venire a rubare), ecco come agì: ordinò: “Che si preparino delle trappole e si dispongano fra gli orci, vedremo chi l’avrà vinta!”



Vennero di nuovo i ladri, come le altre volte, e uno di loro si introdusse nel tesoro; ma non appena si accostò a un orcio subito rimase preso nella trappola; si rese conto del guaio in cui si trovava, chiamò il fratello e disse: “Quei maledetti ci hanno messo le trappole come per i topi!Sono rimasto impigliato . Presto, entra e . tagliami la testa . fai attenzione alle trappole, non voglio che anche tu ti coinvolga in questa rovina . addio fratello . ”.

Questi comprese la bontà della proposta, si convinse e la mise in opera. Poi ricollocò al suo posto la pietra e tornò a casa, portando con sé la testa del fratello. Quando fu giorno, il re entrò e sbalordito disse: “Non ci posso credere, qui c’è il cadavere decapitato del ladro, senza la testa e la camera è perfettamente intatta, senza alcuna via né d’entrata che d’uscita . appendete immediatamente al muro del palazzo il decapitato e che ci siano di guardia degli uomini, chiunque vedranno piangere o disperarsi persone sotto il ladro si arrestino e si conducano di fronde a me.”.

Nella casa del costruttore intanto la madre dei due ladri pronunciava queste parole: “Non riesco a tollerare che il corpo di mio lio rimanga appeso, lio mio, ti ordino, in qualsiasi modo ma, togli il corpo defunto di tuo fratello;se non lo farai sarò io stessa ad andare dal re a denunciare chi è il possessore di tutte le sue ricchezze, e non scherzo!”

Ma il lio, vistosi così incapace e minacciato provò a far cambiare idea alla madre: “Madre, prova a pensare, sarebbe troppo facile alle guardie prendermi se andassi a riprendere il corpo defunto . come faccio?!? . ”

La madre però non ne voleva sentire di scuse e alla fine il lio superstite ricorse a uno stratagemma. Tenne pronti degli asini, e avendo riempito di vino degli otri li caricò sugli asini che poi spinse davanti a sé; quando fu vicino ai guardiani del cadavere appeso, tirando due o tre cinghie degli otri ne sciolse la legatura; il vino si versava e lui si batteva la testa, lamentandosi a gran voce, fingendo di non sapere verso a quale asino rivolgersi per primo;le sentinelle, visto scorrere tutto quel vino, si precipitarono in strada portando recipienti e raccoglievano il vino versato, considerandola una vera fortuna.

“Ehi!-disse l’uomo- cosa diavolo state facendo con il mio vino?Lasciatelo stare, siete solo degli ubriaconi altro che delle sentinelle,e guarda a cosa fanno la guardia!A un cadavere senza capo! Cosa gli avete fatto, gli avete venduto la testa pur di trovare qualcosa da bere?!?Ahr . ”

“Calmati uomo!Non facciamo male al tuo vino!Stai pur tranquillo!Calmati!E non parlare con quel tono con noi!Stai ben attento! . ”

Calmato dalle sentinelle, finse di mettersi il cuore in pace e di deporre la sua ira;infine spinse lui stesso gli asini fuori di strada per risistemare il carico; cominciarono a chiacchierare, a scherzare, a ridere finché il ladro regalò ai guardiani uno degli otri; ed essi, così come erano, si sdraiarono pensandolo solo a bere, “Vieni a bere con noi uomo! Dai . ”, lo invitarono per bere in comnia; il giovane ubbidì e rimase con loro; visto poi che tra una bevuta e l’altra lo trattavano con gran familiarità, offrì loro anche un altro otre: a forza di generose libagioni le sentinelle si ubriacarono completamente e, vinte dal sonno, si addormentarono proprio là dove bevevano. Il ladro non appena fu notte inoltrata, slegò il corpo del fratello e a maggior scorno delle guardie rase loro la guancia destra; caricò il cadavere sugli asini e li spinse verso casa: aveva perfettamente eseguito gli ordini della madre. Il re, al sentirsi dire: “Maestà, la informo che all’alba abbiamo trovato tutte le guardie in stato d’ubriachezza, tutte con la guancia destra rasa ed il cadavere non c’era più.”, si adirò moltissimo e volendo a ogni costo scoprire l’autore di tutte quelle astuzie fece una cosa che a me sembrava incredibile: mise sua lia in un postribolo orinandole di accettare qualunque uomo senza eccezioni, ma di costringerli tutti, prima di concedersi, a raccontarle l’azione più astuta e scellerata che mai avessero commesso in vita loro; doveva trattenere e non lasciare uscire più dalla casa la persona che le avesse narrato i fatti relativi a quel furto. La ragazza seguì i comandi del padre, ma il ladro venuto a sapere lo scopo della cosa e volendo superare il re in astuzia, fece così:recise un braccio all’altezza della spalla al cadavere di un individuo da poco morto e tenendolo nascosto sotto il mantello si recò dalla lia del re;come gli agli altri la lia pose questa domanda: “Qual è stata l’azione più astuta e scellerata che hai mai fatto in vita tua?Dai racconta . ”



E il ladro cominciò a narrare . ” . beh . vedi: io con mio fratello ho sempre rubato i tesori di tuo padre,però grazie alle trappole del re, ho dovuto uccidere mio fratello e quando lo hanno appeso l’ho dovuto postare via, ubriacando le vostre simpatiche e cordiali guardie! . ”.

Come lo udì la ragazza gli si accostò, ma il ladro nel buio le porse il braccio del morto: lei lo ghermì e lo tenne stretto credendo di aver afferrato la mano del ladro, il quale invece lasciandole il braccio fuggì tranquillamente attraverso la porta. Quando tutto gli fu riferito, il re rimase impressionato dalla scaltrezza e dal coraggio dimostrati dallo sconosciuto; infine inviò messaggi in ogni città promettendo l’impunità e anche ricchi doni se si fosse presentato al suo cospetto: il ladro credette alla parola del re e venne da lui. Rampsinito, pieno di ammirazione, gli diede sua lia in moglie giudicandolo: “L’uomo più intelligente della terra: perché gli Egiziani, sono superiori a tutti gli altri uomini!” e lui era il primo degli Egiziani.







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