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La pubblicità nel mondo di oggi influisce sui giovani e riflette un dilagante consumismo



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La pubblicità nel mondo di oggi influisce sui giovani e riflette un dilagante consumismo.


È un fatto a tutti evidente che la pubblicità ci assedia e ci colpisce da ogni parte, senza soste e con ogni mezzo: nel chiuso della nostra casa mediante la radio, la TV, i giornali; per strada, mediante sectiunelloni, manifesti volantini; nei bar, al cinema, nei locali pubblici. Oggi giorno la pubblicità ci assale ovunque. Quando camminiamo per strada grandi manifesti ci invitano a comprare questo o quel prodotto; se accendiamo la radio o la televisione una voce suadente, sempre accomnata da musichette accattivanti, ci convince che quel dentifricio è più sbiancante di quell’altro; quando apriamo un giornale decine di ine sono occupate da spazi pubblicitari di profumi, automobili veloci, cibi raffinati per cani e gatti, sofisticati prodotti elettronici, merendine super vitaminizzate. A volte si vorrebbe fuggire da questa morsa pubblicitaria ma . ci si sente quasi braccati perché, dovunque ci si na­sconda, un’altra réclame è in agguato per catturare la nostra at­tenzione e invogliarci a seguire le va­rie mode.

La prima forma di pubblicità televisiva fu il carosello, un programma serale costituito da vari sketch pubblicitari. Con lo sviluppo industriale e l’avvento di una società basata sui consumi le pubblicità hanno cominciato a proliferare anche in televisione.



La sempre maggiore facilità di produzione e disponibilità di tutti gli oggetti ha modificato il rapporto con le cose di cui la produzione, il consumo e la distruzione sono divenuti sempre + immediati; inoltre se da una parte l’espansione economica ha creato benessere e nuove possibilità di vita, allo stesso tempo ha dato luogo a sempre più numerosi rifiuti. Qualcosa di analogo accade nell’ambito dell’estetica, della comunicazione, della cultura, dove le informazioni, le immagini, i miti e le mode si consumano con sempre maggiore velocità. Lo stesso mondo della cultura è come un immenso serbatoio di rifiuti, dove si confondono le esperienze autentiche e quelle volgari, banali, degradate, dove tutto è accomunato dallo stesso destino di essere usato e gettato via. Le forme di spettacolo più seguite sono infatti spesso demenziali e violente.

l’arte d’avanguardia ha più volte rappresentato oggetti di scarto o vera e propria spazzatura (chiamata in inglese trash) sacralizzandoli, con l’intenzione di riscattare il valore di ciò che si perde o di evidenziare la volgarità e il degrado che hanno contaminato il mondo contemporaneo.

Durante gli anni Cinquanta e Sessanta la meccanizzazione e l’automazione diffusero il mito consumistico, inteso come partecipazione competitiva al benessere e al possesso di alcuni beni che divennero veri e propri “status-symbol”. il neocapitalismo industriale, attraverso meccanismi persuasivi, tendeva a trasformare l’individuo in un uomo anonimo e disponibile al consumo preoccupato di soddisfare necessità superflue e illusorie. per alimentare questo dilagante consumismo le industrie produttive inducono il pubblico a credere in false esigenze, lo spingono a comprare comodità e a credere in falsi miti. Viviamo in un mondo in cui si cerca sempre più di annullare la personalità del singolo e di ridurre l’uomo ad un semplice elemento di un grande ingranaggio. La principale arma usata per perseguire questo poco onesto intento è la pubblicità: per mezzo di essa è possibile orientare le masse senza che esse si accorgano di essere strumentalizzate. Si può quindi senz’altro affermare che la pubblicità è il più grande potere del mondo moderno.



Gli slogan sfruttano abilmente il rapporto con le immagini, realizzando delle formidabili esche per il pubblico dei consumatori. Spesso poi, i pubblicitari condiscono i messaggi con astute trovate linguistiche studiate per colpire l’attenzione e la fantasia del pubblico e che lo divertono, lo incuriosiscono, esercitando su di lui un effetto davvero efficace. Ed allora la forza corruttrice della pubblicità ottiene il risultato desiderato: l’innocente ascoltatore ingoia ciò che il “bombardamento pubblicitario” gli ha proposto divenendo un possibile futuro acquirente. I pubblicitari sono gente senza dubbio creativa, ma anche scaltra che conosce le debolezze altrui e, facendo leva sulla vanità e sulla aspirazione alla felicità e al benessere della gente, presenta le merci da acquistare come mezzi fantastici per realizzare ciò che desidera. Il fine ultimo di una camna pub­blicitaria consiste nell'orientare le scelte del consumatore su un determinato prodotto. Bisogna quindi convincere e persuadere.



La persuasione stimola l'emozione del soggetto interessato, solle­cita il suo piacere e lo lusinga al fine di attirare la sua attenzione su un determinato prodotto. Molto spesso nella pubblicità nulla è casuale: tutto è finalizzato a creare e alimentare illusioni. oggi alcuni spot pubblicitari sono veramente ben fatti, al punto da poter essere considerati, senza alcun dubbio, forme artistiche del nostro tempo, in cui si fondono creatività, intelligenza e tecnologia, essendo spesso girati con più cura e più qualità rispetto a tanti programmi televisivi vuoti che vanno ad alimentare quel gusto “trash” (“spazzatura”) che purtroppo dilaga e ci perseguita nella nostra realtà quotidiana.

Intere équipes di psicologi, di economisti, di disegnatori, di fotografi, di registi, di musicisti inventano e realizzano con tecniche raffinate suggestivi motti pubblicitari e immagini allettanti. spesso però il messaggio lanciato non ha niente a che vedere con la bontà del prodotto.

Assai frequente nel linguaggio pubblicitario è l’impiego di ure retoriche e giochi di parole. tali espedienti linguistici dalla forte carica espressiva, hanno vita assai breve, ovvero il tempo di sorprendere e sire. In tal modo, la parola diviene una specie di “merce da consumare”, che va acquistata, sfruttata e, infine, buttata via come un oggetto. Diviene, infatti, anche e soprattutto uno strumento per far consumare denaro al pubblico in quanto alla base di tutto ciò vi sono interessi economici colossali.

Gli agenti pubblicitari, e tutto l’apparato di specialisti che hanno alle spalle, si sono accorti, inoltre, che è molto più facile agire con una fitta proanda sul mondo dei giovani, più duttile e malleabile a causa di una non ancora raggiunta maturità mentale, che su quello degli adulti che, bene o male, offre certe resistenze. I giovani, per la loro stessa natura, seguono più facilmente le eventuali novità e quindi si prestano meglio ad un’opera di strumentalizzazione profonda che li renderà, in futuro, delle perfette “rotelline” insignificanti, ma pur sempre indispensabili, di un grande apparato. Il mondo dei giovani, quindi, è senza dubbio influenzato e strumentalizzato sino all’esasperazione, nelle idee e negli atteggiamenti, dalla moda, dalla pubblicità e dal consumismo; gli effetti dell’influenza pubblicitaria sui giovani sono fortemente negativi in particolare a livello psicologico. E’ in forte aumento infatti la percentuale di giovani afflitti da disturbi alimentari quali l’obesità o bulimia - fattori familiari - Il vomito viene auto" class="text">la bulimia, incrementate dalle pubblicità di cibi grassi e dolci, e l’anoressia provocata nella maggior parte dei casi dall’ideale estetico filiforme delle modelle che recitano negli spot. L'abitudine di bere fino a ubriacarsi ha registrato tra i giovani un preoccupante aumento

In realtà ciò che la pubblicità ci lascia è una sensazione di inadeguatezza che deriva dal non poter consumare e comprare quanto si vorrebbe. Ci accorgiamo inoltre di non poter raggiungere la perfezione proposta dai messaggi pubblicitari: questa frustrazione ha addirittura portato molti giovani all’assunzione di psicofarmaci.









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