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“L’ambiguo malanno” di Eva Cantarella

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“L’ambiguo malanno”

di

Eva Cantarella



Devo ammettere che ero partito totalmente prevenuto all’idea di dovere leggere un saggio riguardante il ruolo della donna in epoca greca e romana.

Pensavo fosse la solita solfa femminista in cui si diceva che le donne  erano considerate inferiori e sottoposte alla supremazia dell’uomo.

Cominciando la lettura, poi, l’ho trovato interessante e non di parte come credevo.

Innanzi tutto viene presentato il ruolo della donna a partire dalla preistoria: essa a quel tempo aveva un ruolo molto importante che era quello di contribuire al sostentamento del villaggio attraverso la raccolta di frutti e erbe; invece l’uomo si occupava della caccia e della pesca.

Inoltre la ura femminile, non solo nella preistoria, è stata oggetto di culto come la dea madre, le veneri paleolitiche, le numerose dee del panteon greco e romano, la dea Calì, fino ad arrivare alla ura della vergine Maria, la Madonna che, pur non essendo riconosciuta come dea, è oggetto di grande adorazione nel mondo cristiano quale madre di Gesù Cristo; c’è però una discordanza riguardante la ura femminile in questa religione: infatti la Madonna è largamente venerata ma San Paolo nella lettera ai Corinzi dice che “l’uomo è il capo della donna . l’uomo è immagine e gloria di Dio, la donna è gloria dell’uomo”; San Paolo oltre tutto si contraddice a vicenda dicendo che “né giudeo, né schiavo, né uomo libero, né donna, né uomo” a significare che fra di essi non dovevano più esserci differenze; a proposito di ciò mi trovo più d’accordo con la seconda affermazione; la prima affermazione invece non mi convince molto perché mi ricorda troppo l’idea medioevale che la donna sia strumento del diavolo in contrapposizione poi alla tesi romanticista che la femmina sia una creatura angelica che permette il contatto fra il mondo e Dio.



A parere mio trovo che la donna debba avere gli stessi diritti dell’uomo ma che debba anche ricordarsi dei suoi doveri, quindi le due asserzioni sopra riportate mi sembrano troppo esagerate, ritengo che si debba trovare un equilibrio.

Non capisco però, cambiando discorso, il perché nel mondo greco l’omosessualità femminile non venisse accettata, mentre invece quella maschile era addirittura approvata perché considerata a scopo pedagogico, e per di più era ben visto il cittadino libero che faceva esperienze omosessuali.

Addirittura nel mondo spartano quando i ragazzi venivano addestrati dovevano fare esperienze omosessuali con degli adulti.

Penso  comunque, anche grazie alla lettura, che la donna, pur non avendo diritti avesse una larga importanza e una sua autorità, basti pensare alle matrone, le quali avevano un luogo riservato nella domus, il gineceo (dal greco gunh=donna), nel quale gli uomini non potevano entrare.

Un esempio di gineceo è riportato dall’Iliade in cui Ettore vi entra per cercare la moglie Andromaca; riguardo questa, poi, è curioso notare come si permetta di dare consigli al marito, di intromettersi nelle faccende militari: ciò penso che dimostri che infondo la donna non era poi così largamente esclusa.

Ritengo solo morbose e noiose perciò coloro che dicono che le donne non erano minimamente considerate; io quindi ribatto che mai la femmina sarebbe stata adorata come dea, e non dea qualsiasi ma addirittura della fertilità e quindi molto importante per la società; addirittura il dono dell’ulivo alla città di Atene è attribuito alla dea Atena e tutti sanno  che è stato molto prezioso l’olio dal punto vista commerciale per il mondo greco.



Inoltre con il passare dei secoli, nel mondo romano, la donna era libera di scegliere il proprio marito senza che ci fosse tutto quel rito che avveniva in Grecia e nel primo periodo dell’impero romano : infatti era il padre della fanciulla che decideva il suo sposo e questo doveva dare ricchi doni alla famiglia della sposa.

È vero che questo più che un matrimonio sembrerebbe un baratto, ma è pur vero anche  che se la donna non fosse stata considerata, un uomo non avrebbe mai speso tanto.

Forse fino a questo momento sono andato un po’ fuori temo, ma volevo presentare in una sintesi di sintesi di cosa parlava il libro.

A mio parere è stata una lettura interessante che mi ha interessato di più di altre affrontate nel corso del precedente anno scolastico; mi ha “illuminato” sulla reale condizione della donna che pensavo fosse più critica invece con questo saggio ho capito che nonostante tutto la posizione femminile non era certo così in alto come quella dell’uomo, ma neanche così degradata come quella dello schiavo.

Con questa relazione voglio esprimere i miei complimenti alla Cantarella, che in un saggio di non molte ine, ha esposto molto bene un argomento non facile da trattare a causa delle scarse informazioni, soprattutto quelle riguardanti i primi periodi del mondo greco.









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