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(Lavoro minorile: inquadra il problema ed esponi le tue considerazioni in proposito, utilizzando i documenti e i dati forniti o altri di tua conoscenz

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Lavoro minorile: inquadra il problema ed esponi le tue considerazioni in proposito, utilizzando i documenti e i dati forniti o altri di tua conoscenza


PICCOLI INGRANAGGI


Nel mondo ci sono almeno 250 milioni di bambini fra i 5 e i 14 anni che lavorano. Per questi, l’infanzia è un sogno perduto: la loro fatica si protrae dalle prime ore del giorno fin dopo il tramonto. Li possiamo trovare nelle strade delle metropoli a lavare vetri o a vendere cianfrusaglie, rinchiusi in stanze semibuie a cucire tappeti o a tingere prodotti “fatti a mano”, bruciati dal sole a raccogliere e trasportare cacao nelle piantagioni, sotto la frusta della moderna schiavitù. Ciò accade soprattutto (ma non solo) nei paesi poveri e in via di sviluppo industriale, dove è più facile lo sfruttamento ed esiste meno controllo.

Il lavoro minorile non è un fenomeno recente, infatti lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo è sempre esistito, ma la grande “svolta” della società compiuta nella Rivoluzione Industriale ha provocato un cambiamento nel rapporto uomo-lavoro.

Come affermava Marx, nella storia l’uomo è sempre stato ciò che produceva, si garantiva cioè la sopravvivenza direttamente dal prodotto del suo lavoro (ad esempio il contadino viveva di ciò che seminava lui stesso). Con l’avvento, nell’era industriale, della nuova concezione di produzione, passata da quella locale-artigianale a quella su larga scala, si verifica un’alienazione dell’uomo nel suo lavoro; Marx scrisse infatti che “l’operaio ripone la sua vita nell’oggetto: d’ora in poi la sua vita non appartiene più a lui, ma all’oggetto”, o meglio, al capitalista, che decide quanto denaro vale questa. L’uomo, non identificandosi più nel suo lavoro, diventa una piccola parte del vasto ingranaggio della fabbrica moderna, ma in questo sistema vengono risucchiati anche le donne e i bambini che, allontanati dalla gestione lavorativa famigliare, vengono sottoposti a ritmi umanamente impossibili, proprio perché non più considerati umani. Ci si stupisce quindi della considerazione che hanno oggi gli aguzzini di milioni di minori in un paese tanto “sviluppato”? E’ proprio il progresso che ha portato questo! I lavori di semi-schiavitù nei confronti dei bambini sono sempre provocati (magari non direttamente, ma sicuramente coscientemente) da multinazionali o neo-aziende che vogliono raggiungere il benessere occidentale.



In seguito alla costituzione del nuovo tipo di lavoro, non specializzato e quindi altamente sottoato, nacquero le prime tutele per l’operaio, che salvaguardavano innanzitutto le donne e i minori (soprattutto per quanto riguarda la riduzione degli orari di lavoro); si apriva l’era della modernità, pian piano si arrivò all’elaborazione delle diverse sectiune dei diritti umani che conosciamo oggi, fra cui quelle dedicate ai bambini. Perciò attualmente non solo il lavoro minorile è utilizzato largamente e aumenta sempre di più, ma è anche inserito in un contesto di alti valori umani che rimangono però sulla carta. E’ forse questo progresso civile? I capitalisti utilizzano i minori perché costano poco, è un business che rende moltissimo. Il poco lavoro nei paesi del terzo mondo è occupato dai bambini, la maggior parte delle volte perché riescono a contribuire al mantenimento della famiglia, dato che spesso il padre è disoccupato perché costerebbe molto di più al datore per lo stesso impiego. E’ infatti un circolo vizioso: il lavoro minorile non risolve il problema della disoccupazione, ma la crea, in una spirale che può essere fermata solo dai vertici, ma non ve ne è alcuna intenzione.



E noi, dall’alto della nostra superiorità civile, giudichiamo arretrate le popolazioni peruviane che portano al pascolo i loro miseri greggi, e crescono li analfabeti e senza prospettive, e intanto compriamo Nike celebrando la globalizzazione, sapendo bene che saremo noi a decidere del loro futuro.






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