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L’infinito, La sera del di’ di festa

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L’infinito


In questo idillio il poeta è seduto su un colle, davanti ad una siepe che gli impedisce di vedere oltre. Ciò che non si vede bene, che non è ben definito, è, secondo lui, poetico perché porta l’uomo verso l’immaginazione, proprio come “quella siepe” che impedisce la vista di ciò che sta al di là di essa e che mette in moto un processo fantastico, piacevole. Il rumore delle foglie mosse dal vento, che  viene confrontato con il silenzio dell’infinito, riporta il poeta alla realtà. Ed è proprio questo silenzio che estende il suo fantasticare dalla dimensione temporale a quella spaziale evocando le morti stagioni e l’eterno. Egli conclude questo idillio facendo capire che tutto questo immaginare è una sensazione piacevole ( il naufragar me dolce in questo mare)


La sera del di’ di festa


Questo idillio, riprende in parte il tema dell’infinito confrontando il presente con l’infinità del tempo. In questo periodo ci troviamo alle soglie del pessimismo cosmico e del materialismo nel quale viene ritrovato un uomo che facendo parte della natura soffre, ma questa ne rimane indifferente. Il poeta osserva un oggetto e riflette ed è proprio l’oggetto o il luogo che è motivo di riflessione sentimentale. Il piacere viene definito come una constatazione drammatica della vita del poeta, dove la natura ascolta ed è interlocutrice ma rimane indifferente. Qui leopardi si riferisce prima alla luna e in seguito alla donna che vorrebbe fosse sua e che ama e dopo una breve descrizione della quiete del paesaggio si affaccia osservando e pensando al giorno di festa che sta passando e all’arrivo del giorno lavorativo che porta con sé qualsiasi tipo di disgrazia.






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