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MALATTIA E MORTE, ARTISTI E LETTERATI. MILLE MODI PER ESORCIZZARE LA PAURA



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MALATTIA E MORTE, ARTISTI E LETTERATI. MILLE MODI PER ESORCIZZARE LA PAURA


Il tema della peste è stato trattato da tanti autori ed artisti nel corso della storia, e ad ogni periodo corrisponde una visione differente, un’interpretazione diversa. Tale diversità è sicuramente da attribuirsi al periodo storico nel quale il tema è stato affrontato, ma non solo.

Infatti, è molto frequente che la peste – come qualsiasi altra catastrofe ed epidemia – sia stata vista nell’ottica del finalismo, cioè come una punizione celeste inflitta da Dio nei confronti degli uomini, macchiati dal peccato.

Tale interpretazione è condivisa da Omero, da Sofocle e dalla mentalità della gente che Boccaccio descrive all’inizio del Decameron.

È questo un modo primitivo, per così dire, per esorcizzare la paura: infatti, non conoscendo le cause di una così grande catastrofe, si cercava di spiegarla, di renderla meno oscura, tramite il fine che la giustificava, in modo da trovare possibili soluzioni.

Tradizionalmente, la risoluzione ad un così grande male viene data dalla fede: nel caso di Sofocle ed Omero, si cercava di far terminare la pestilenza attraverso offerte e sacrifici agli dei.

Anche nel Trecento, durante l’ epidemia descritta da Boccaccio, una risposta alla paura è la fede, risposta data da chi crede fermamente e desidera “prepararsi”una vita migliore poi, guadagnandosi il paradiso.

Una risposta -più laica- che invece rappresenta una novità, è basata sulla voglia di vivere, sulla mondanità e sul divertimento, risposta per coloro che sono maggiormente attaccati alla vita terrena e desiderano viverla fino in fondo. Tale atteggiamento si confà maggiormente al periodo storico, soprattutto nell’ambito aristocratico e cortese.



Tali tendenze sono testimoniate dai soggetti artistici rappresentati in questo periodo. Si affermano infatti iconografie particolari, per esempio quella della Madonna della Misericordi: la Vergine, l’intermediario più invocato per placare l’ira divina, è rafurata in piedi, in atto di protezione verso i fedeli. Altra rappresentazione ricorrente è quella dei momenti più drammatici della vita di Cristo, come la salita al Calvario e la Crocifissione; la gente, attraverso tali soggetti artistici, identifica la sofferenza di Gesù con la propria sofferenza.

Testimonianze della corrente laica sono i temi che ricercano bellezza, preziosità ed evasione dalle problematiche della vita, dai dubbi e dalle paure.

Esempi di tale tendenza sono i soggetti cavallereschi e profani; nello specifico, la”Fontana della Giovinezza”, un’allegoria di rinascita, di liberazione dal male e di rivincita sulla morte.

La peste si spoglia del suo carattere di punizione divina nella”Guerra del Peloponneso”, opera dello storico Tucidide, che descrive la peste ateniese dell’anno 430 con un approccio scientifico, presentandola come una malattia con origini”terrene” – e non più divine – e individuabili. Si tratta dunque di una visione laica, libera da superstizioni e timori religiosi, condivisa anche dal latino Lucrezio nel “De Rerum Natura”. L’intento di Tucidide e Lucrezio è di liberare gli uomini dalla paura del mistero e del soprannaturale, indagando e spiegando le cause vere dei fenomeni naturali; gli antichi letterati avevano già capito, infatti, che la paura nasce dal mistero e dall’ignoranza, e viene esorcizzata dalla conoscenza.







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