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MONOLOGO INTERIORE E FLUSSO DI COSCIENZA



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MONOLOGO INTERIORE

E

FLUSSO DI COSCIENZA


Si parla di monologo interiore, quando, in un testo narrativo, viene riprodotto direttamente il flusso dei pensieri che si svolgono nella mente di un personaggio:in racconti scritti in prima persona può accadere spesso che il soggetto narrante si abbandoni al diretto movimento dei suoi pensieri;ma anche in narrazioni in terza persona il narratore può passare la parola a un personaggio,riproducendo il discorso interno della sua mente in una determinata situazione,sia con l’uso di virgolette,sia attraverso lo stile indiretto libero. Il monologo interiore si diffonde ampiamente nella narrativa del secondo ottocento,ma tra i tanti testi che ne contengono esempi,particolare fortuna avrà più tardi il romanzo del francese Edouard Dujadin “i ladri sono sfrondati”.




Alcuni scrittori specialmente dell’area anglosassone usano invece il flusso di coscienza per riprodurre il carattere contraddittorio e non sempre organizzato dei pensieri che passano nella mente umana. Una delle migliori rappresentazioni del flusso di coscienza lo troviamo nell’Ulisse di Joyce e un anno prima nel libro La coscienza di Zeno di Italo Svevo.







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