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Matilde Serao

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Matilde Serao


La presa diretta con il lettore, la capacità di interpretarne le esigenze più vere, portandolo, nello stesso tempo, nel proprio mondo umano e letterario, è propria dell’arte di questa scrittrice tra le più rappresentative del Realismo italiano.Anche attraverso l’esercizio del giornalismo, la Serao portò il linguaggio stesso del quotidiano ad alto livello di “informazione”.Da qui l’accusa di “giornalismo” della sua opera diventa un pregio, espressione di una concezione aperta della letteratura.Il suo è un rapporto vivo con i fatti della realtà quotidiana, una cronaca dal registro colloquiale e franco.Il legame diretto con il pubblico –in particolare il mondo napoletano, con i pregi e i difetti di un popolo che è in fondo cosciente delle proprie contraddizioni- è tale, che la sua ispirazione diventa più viva quanto più si avvicina alla vita e alla storia di Napoli.Questo sia nel giornalismo che nei libri riguardanti la città.Ella finisce per delineare il quadro di una Napoli di fine 800, inizio 900.Il tramite diretto con il lettore, con Napoli che troviamo sia negli articoli che nei romanzi e nelle novella, non lo abbandonerà mai.Tanto che ella finì i suoi giorni mentre scriveva l’ultimo suo corsivo di una rubrica, “Paravento”, per il giornale da lei fondato nel 1904, “Il giorno”, e che sopravvisse appena un mese dopo la sua morte.Da questa sua particolare prospettiva di rapporto diretto con il lettore, poteva sembrare che la Serao scrivesse “male”, come le rimproverava uno dei suoi mariti, Eduardo Scarfoglio, con il quale formò la più prestigiosa coppia del giornalismo italiano. Matilde trovava le ragioni del suo “non scrivere bene” negli studi cattivi ed incompleti, ma ci teneva a precisare che, anche se imparasse a farlo, non lo farebbe comunque.Perché con la vivacità del suo linguaggio incerto ed il suo stile rotto, credeva di infondere calore alle sue opere.Le ragioni del suo stile appassionato ed insieme frantumato sono da ricercare nell'’urgenza di partecipare direttamente alla vita del lettore, fino a coinvolgerlo nella propria ina e per esserne a sua volta coinvolta. Così nessuno fu in grado di dare un ritratto vivo e vero della città che fu “sua” (anche se nacque a Patrasso in Grecia) dove visse da ragazza in miseri ambienti. A 26 anni a Roma collabora a riviste e giornali importanti quali “Capitan Fracassa”, “Cronaca bizantina”, “Nuova Antologia”, venendo a contatto con scrittori e poeti come Carducci e D’Annunzio. Ma ormai gli ambienti stagnanti romani avevano poco da offrire a tipi come la Serao, Scarfoglio, D’Annunzio, che vennero a Napoli, dove sorgevano nuovi giornali, in un fervido ambiente di pensiero sotto l’influsso di Croce, che fonda la sua “Critica” e pone le basi della sua Estetica. Per la Serao il giornalismo era terreno di osservazioni, fatti e costumi che faceva confluire poi nei suoi romanzi.La frase “Donna Matilde aveva il giornalismo nel sangue” non mortifica l’arte della scrittrice, ma dimostra un’adesione immediata ai fatti della realtà.



L’arte maggiore della scrittrice s’incontra con quella minore e Napoli così si eleva a carattere universale di un realtà drammatica e lieta che bisogna scoprire.Infatti Il ventre di Napoli e Il paese della Cuccagna, trattano di personaggi minori che riflettono la realtà del quotidiano.In tale dimensione,una semplice rubrica da lei creata Api,mosconi e vespe,finisce per svelare,sotto l’apparente notizia di una cronaca mondana,un sofferto mondo umano.Tale rubrica accomnò con titoli diversi ben 41 anni della sua vita.Essa nasce sul “Corriere di Roma” firmata con lo pseudonimo di Gibus ,entra negli ambienti dei salotti romani,che pure interessano alla Serao,che riporta il mondo aristocratico nella realtà quotidiana.Per questo alle note sui ricevimenti,i balli,le serate,si alternano riflessioni di costume e di vita popolare.Una rubrica dunque solo apparentemente di semplice riempimento del giornale,ma che in realtà recava al fondo una tensione umana.

Ad un tratto il “Corriere del Mattino” a Napoli entra in crisi;nello stesso anno Scarfoglio e la Serao,cessato il “Corriere di Roma”,giungono a Napoli,recuperando la rubrica Api,mosconi e vespe che continuò ad apparire sul mattino col titolo di Mosconi.Intanto separatasi da Scarfoglio,fonda “Il Giorno”,dove tenne i suoi Mosconi. Questi completano l’opera e il personaggio di Matilde Serao in quanto danno un quadro più completo di Napoli e di sé stessa che resta una delle più autentiche interpreti della difficile realtà napoletana. Quest’ultima risalta così dalle occasioni più varie della vita cittadina come nei grandi romanzi e nelle opere minori.

Nei Mosconi,ella scopre dietro il carattere allegro e umoristico di Napoli la comune pena del vivere,diventando una città che in fondo è simbolo dell’incapacità di rinnovamento della società intera. Stilisticamente i Mosconi rappresentano un genere a sé,che sta tra la notizia,il dialogo,il ricettario,il modulo,il bozzetto;il cui pregio è nel modo col quale l’artista sembra assecondare il lettore ai suoi gusti per poi portarlo nel suo mondo,insegnandogli a sorridere delle pene del giorno. Ne risulta,con senso di partecipazione,la pazienza di un popolo allenato alla sofferenza,la sua familiarità con i santi,la sua capacità di sognare,e soprattutto di accontentarsi di poco. I suoi articoli traggono tutti vita da avvenimenti comuni descritti con realismo cromatico e nel contempo denunciando i problemi di fondo di una città preda del disordine,schiava del traffico,invasa dall’immondizia,con l’abbandono della Villa Comunale,le orrende condizioni di Via Toledo,i poveri che gremiscono le strade .E con aperto richiamo di denunzia alle autorità cittadine.



A chiusura del tristissimo anno 1917 (guerra),scrive una pensosa nota di umana comprensione,che invita a non maledire l’anno che finisce e ad avere fiducia.Ma in questo caso il suo sguardo si allarga sul mondo intero e il suo semplice scritto di cronaca si carica di profondo sentimento religioso. C’è così sui Mosconi tutto un filone sulla guerra ’15-’17, in cui si rilevano le preoccupazioni e il terrore dell’evento, la narrazione di storie commoventi ecc . Accanto a questi argomenti ne ritroviamo altri riguardanti lo sport a Napoli, o ci sono scorci di personaggi dell’arte e della letteratura.Insomma la Serao conosce a fondo i segreti del suo mestiere, sa come prendere il lettore e capirlo, e si dimostra un’interprete autentica degli aspetti più veri e reali del popolo napoletano.






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