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POESIA

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POESIA:

la musicalità caratterizzava la poesia dell’antica Grecia, il componimento poetico più diffuso era la lirica cioè una poesia accomnata dalla lira.

In seguito nella poesia non vi era più l’accomnamento musicale e venne solo recitata mantenendo però un certo ritmo.

Le stesse canzoni si ricollegano alla poesia nelle forme originarie.


La metrica studia l’insieme delle leggi e delle convenzioni che si sono codificate nel corso del tempo circa la conurazione testuale di una poesia e che concernono:

la misura e dunque il tipo di verso;

la distribuzione degli accenti sulle parole;

le pause;

la disposizione delle rime;



i vari tipi di strofe;

l’organizzazione delle strofe in componimenti complessi

Il verso è l’unità che costituisce il testo poetico ed è formato dalle parole che stanno sulla stessa riga.

Il verso è costituito da un certo numero di sillabe e in base al numero di queste i versi si distinguono in:

parisillabi quando il numero delle loro sillabe è pari;

imparisillabi quando il numero delle loro sillabe è dispari.

Per contare il numero di sillabe metriche esattamente bisogna tener conto:

delle ure metriche;

della posizione dell’accento sull’ultima parola del verso.

Le ure metriche:

sinalefe: consiste nel fondere l’ultima vocale di una parola con la vocale d’inizio della parola seguente.

Dialefe: è l’opposto della sinalefe infatti la vocale finale di una parola

Sineresi: si ha quando sue vocali che formano uno iato ( due suoni diversi) si contano invece come una sola sillaba.

Dieresi: è il contrario della sineresi e consiste nel considerare come uno iato due vocali che normalmente formano dittongo e si pronunciano con una sola emissione di voce.

Accento:

se la parola ha l’accento sulla penultima sillaba, come solito accade, e cioè è piana, il conto delle sillabe è regolare.

Se l’accento tonico cade sull’ultima sillaba, cioè la parola è tronca, l’ultima sillaba è calcolata come doppia.

Se l’accento cade sulla terzultima sillaba o sulla quartultima, se, cioè la parola è sdrucciola o bisdrucciola, si conta soltanto una sillaba dopo quella con l’accento, anche se ce ne sono sue o tre. Il verso risulterà  avere una o due sillabe in più.

La poesia è caratterizzata dal ritmo e dalla musicalità che scaturiscono dalle parole e dall’alternanza regolare di accenti e pause.

In poesia oltre all’accento tonico esiste l’accento ritmico o ictus; all’interno del verso lungo inoltre si possono avere delle pause, dette censure e dividono il verso in due parti chiamati emistichi.


Rima:

la rima è la presenza di sue suoni uguali in due parole perlopiù poste alla fine del verso.

La rima ha, all’interno della poesia, una notevole importanza perché:

con i suoi ritorni sonori contribuisce a scandire il ritmo del componimento;

stabilisce rapporti fonici tra parole diverse;

pone in una relazione speciale, che non è solo di suono, ma anche di significato, due termini di senso diverso, oppure vocaboli che pongono in rilievo concetti opposti, situazioni antitetiche.

Tipi di rima:

rima baciata: si ha quando sue versi consecutivi rimano tra loro (AA)

rima alternata: unisce tra loro i versi dispari e i versi pari, cioè lega il primo verso con il terzo , il secondo con il terzo e così via (ABAB)

Rima incrociata: unisce il primo verso al quarto, il secondo verso al terzo (ABBA)

Rima incatenata: lega insieme terzine in una specie di catena: il primo con il terzo, il secondo con il primo e il terzo della terzina successiva e così via (ABA BCB CDC)

Rime invertite: si succedono a tre a tre in ordine diverso (ABC-CBA opp ABC-ACB)

Rima interna: collega due parole almeno una delle quali è interna al verso.



Rima al mezzo: si ha quando la rima interna cade al termine di un emistichio, cioè coincide con la censura.


Assonanza: è la ripetizione di vocali identiche.

Consonanza: è la ripetizione di consonanti identiche.


Enjambement: consiste nella  continuazione di una frase nel verso successivo a quello in cui è iniziata, annullando così la pausa di fine verso.


Strofa: è l’insieme dei versi raggruppati in unità metriche le principali strofe sono:

Distico: strofa di sue versi a rima baciata, tipica dei comportamenti popolari.

Terzina: strofa di tre versi, che possono essere a rima incatenata o in altro modo.

Quartina: strofa di quattro versi a rima alternata.

Sestina: sei versi, quattro a rima alternata e gli ultimi due a rima baciata.

Ottava: otto versi, sei versi a rima alternata e due a rime baciata.

Stanza: è una strofa libera perché ha un insieme irregolare che ha delle caratteristiche: non ha un numero fisso di versi; i versi non hanno un metro variabile, ma possono essere una combinazione di metri tradizionali; le rime non seguono alcuno schema fisso.


Il componimento poetico è costituito da un insieme di strofe.

sonetto: si tratta di un componimento breve costituito da due quartine e due terzine in endecasillabi. Le quartine hanno rima alternata o incrociata, mentre le combinazioni di rime delle terzine sono più ampie e varie.

Canzone: è formata da più strofe dette stanze costruiti da endecasillabi e settenari; la canzone è sempre suddivisa in due settori: fronte che è suddiviso a sua volta in piedi e sirma che è suddivisa a sua volta in volte.

Ci può essere un collegamento tra la sirma e la fonte detto chiave e alla fine della canzone su può trovare il congedo.

Ode: strofe più brevi rispetto alla canzone, numero variabile di versi e non c’è la chiave.

Ballata: composta da stanze analoghe a quelle della canzone, alternate da brevi strofe sempre uguali dette ritornelli.

Madrigale: strofe di tre versi.








Onomatopea: consiste nell’imitare suoni naturali ricorrendo ad espressioni verbali che acusticamente suggeriscono i suoni stessi.

Allitterazione: consiste nella ripetizione di vocali, consonanti o sillabe all’inizio o all’interno di più parole in un verso o in versi unici.

Anafora: ripetizione di una o più parole all’inizio di due o più versi.

Ellissi: eliminazione all’interno di una frase di alcuni elementi sintattici.

Enumerazione: elencazione di parole unite per asindeto (, , ,) e polisindeto ( e . e . // ma . ma).

Anastrofe: anticipazione o posticipazione di un elemento della frase.

Iperbato: alterazione del costrutto con l’inserimento di più termini tra parole che sintatticamente andrebbero unite.

Similitudine: paragonare due immagini ( come . ..)

Metafora: ( quel ragazzo è un fulmine/ i pensieri volano . ecc ecc)

Sinestesia: associazione di due termini che appartengono a sfere sensoriali diverse ( l’amaro odore).

Metonimia: sostituzione di un termine con un altro che ha con il primo un rapporto logico.

Sineddoche: è generalmente considerata una varietà della metonimia e consiste nella sostituzione di un termine con altro che ha con il primo un rapporto di estensione ( dal generale al particolare).

Ossimoro: consiste nell’avvicinare termini o espressioni antitetici che vengono messi in questo modo in particolare risalto.

Iperbole: affermazione esagerata.

Ipallage: attribuzione a una parola cioè che si riferisce a un’altra parola della stessa frase.







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