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Patrick McGrath - Spider

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NOME DELL´AUTORE: Patrick McGrath


TITOLO Spider




CASA EDITRICE- ANNO DI PUBBLICAZIONE: Bompiani- 2002


GENERE: horror


AMBIENTE: I luoghi sono reali, infatti la vicenda è ambientata nell´East End, un sobborgo di Londra e in Canada, nel manicomio di Ganderhill. Tutti e due i luoghi sono descritti ampiamente tanto che il lettore può percorrere insieme al protagonista tutte le strade che nel testo vengono descritte.


TEMPO: Le vicende sono narrate dal 17 ottobre 1957, giorno in cui il protagonista inizia a scrivere il suo diario ripercorrendo fatti e avvenimenti di 20 anni prima, quando Dennis aveva solo dodici anni.


SINTESI DEL CONTENUTO: La storia narra di Dennis Cleg, conosciuto come Spider, il soprannome datogli dalla madre per il suo fisico alto, sottile e gracile e per le sue mani affusolate.

Dennis vive con altre cinque persone, che lui stesso definisce “anime morte„, in una misera pensione gestita dalla signora Wilkinson: una donna a tratti amorevole, ma nella maggior parte delle occasioni una donna dura e rozza. In questo luogo dell‘East End, Spider ripercorre il suo triste e macabro passato ricostruendo la sua vita da quando aveva solo dodici anni.

Spider viveva in una casa al numero 27 di Kitchener Street, con una madre affettuosa e con un padre violento. Spider era molto affezzionato alla madre: parlava molto con lei ed era l‘unica persona con cui poteva confidarsi, lei lavorava tutto il giorno per far trovare tutto pronto al marito, era una donna raffinata ed elegante, che leggeva e che cercava di far sfogare e di far parlare Spider; ciò non si può dire del padre che faceva l‘idraulico, ma che passava la maggior parte della giornata all‘orto, e tutte le sere, al “Dog and Beggar„, ubriacandosi e quando tornava a casa molto spesso, sotto effetto dell‘alcool, picchiava la moglie.

Dennis è cresciuto così, ed è forse per questo che dopo la morte della madre si chiuse sempre più in se stesso, di quanto non lo era g da prima.

Fu sicuramente questo il fatto che turbò di più la sua mente, facendolo persino diventare pazzo, la morte della madre: avvenne tutto dopo che il padre conobbe Hilda Wilkinson: una prostituta; una sera, dopo essere stati all‘Earl of Rochester ( il locale dove Hilda si incontrava con i suoi amici), Horace, il padre di Spider, la invitò giù agli orti con l‘unico scopo di fare l‘amore con lei; Horace si era perdutamente innamorato di lei fin dalla prima volta che l‘aveva vista al Dog and Beggar, ma la loro storia iniziò solo dopo che Hilda commissionò a Horace un lavoro d‘idraulica a casa sua, che ò con varie prestazioni; intanto quella dannata sera la moglie era andata a cercarlo sia al Dog, sia all‘Earl of Rochester,


 
SCHEDATURA DI UN LIBRO DI NARRATIVA ma nessuno seppe dirle dov‘era il marito, ormai scoraggiata decise di tornare a casa passando per gli orti, quando vide che la luce del capanno del marito era accesa e ne provenivano strani rumori: dapprima non volle andare a vedere chi era, ma poi terrorizzata dal passaggio di un treno corse al capanno e scoprì il marito con Hilda.

Spider sognò tutte le scene che seguirono


Sulla porta del casotto vidi Hilda appoggiata allo stipite con la sua pelliccia da quattro soldi sulle spalle; fumava, e la candela dall‘interno la circonfondeva di una fioca luce. Dopo qualche minuto, mio padre si inginocchiò e, con enorme attenzione, tirò su dalla terra una pianta di patate, tenendo con una mano il fusto verde e con l‘altra il rizoma e le radicine che sporgevano intrecciate. Lo  posò accanto a sè- che strano vedere la tenerezza con cui maneggiava la pianta! L‘escavazione continuò, la fila di patate di fianco al buco divenne più lunga; Hilda sve nel casotto e ne uscì con una bottiglia di porto e una tazza da tè. Si udiva il suono delle sirene proveniente dal fiume. Poi vidi che mio padre era nel buco fino alle spalle, matido di sudore malgrado il freddo della nebbia. Buttò fuori la vanga, quindi con qualche difficoltá uscì anch‘egli. La terra si sbriciolava sotto le sue dita, e parecchie volte scivolò indietro. Hilda si avvicinò alla buca e , sempre stringendosi il cappotto di pelliccia sulle spalle, guardò dentro. Dei vermi, appena visibili, scintillano alla luce della luna, si contorcono sulle ripidi pareti di terra. Adesso mio padre emerge dal casotto, reggendo un peso parzialmente avvolto in un sacco insanguinato.È un corpo, la testa coperta dalla tela fermata intorno al collo con uno so. Lo depone di fianco al buco, poi si rialza e guarda Hilda, immobile fra le piante di patata sradicate.Lei si stringe nuovamente la pelliccia sulle spalle. Mio padre tocca il corpo con lo stivale ed esso rotola nella tomba, fermandosi sulla schiena con un braccio bloccato di sotto e l‘altro gettato disordinatamente sulla testa insaccata, come una bambola di pezza. Hilda si avvicina all‘orlo della buca e col piede fa cadere dentro un pò di terriccio; poi rabbrividisce e ritorna al casotto. Mio padre prende la vanga e incomincia a riempire la fossa; con la massima cura, rimette a posto le piantine di patata




e si svegliò di soprassalto e vide in camera dei suoi genitori quella donna che non riconoscè mai come sua madre. Hilda era una donna “primitiva„ in confronto alla madre di Spider, senza una cultura, con cui non si poteva parlare, fisicamente era una donna prominente, con una pancia generosa e carnosa che, sui fianchi, svaniva nella rotonditá ferma e decisa della cosce.

Dopo quell‘episodio Dennis si isolò sempre più in se stesso, tanto che diventò un modo per proteggere la sua vera identitá: nella parte visibile al resto del mondo era Dennis Cleg, mentre nella mente più profonda era Spider; iniziò anche ad odiare sempre più il padre: lo insultava dicendogli che era un assassino, allora il padre lo prendeva e lo mandava nella carbonaia e lì lo picchiava con foga e odio, un odio che non dovrebbe essere mai provato verso un lio, Spider però riuscì ad abbandonare questo clima di tensione sbarazzandosi del padre e di Hilda definitivamente

Spider se ne rende conto molto dopo quando ripercorre il viale di Kitchener Street e fermandosi davanti al numero 27 ( la sua vecchia casa)


vidi me stesso seduto alla finestra della mia camera sopra la cucina, che guardavo Horace e Hilda uscire per andare al pub. Poi vidi me stesso che scendevo lentamente le scale, percorrevo il corridoio ed entravo in cucina. Vidi me stesso sistemare la mia trappola: attaccai un capo dello so alla vite del rubinetto della stufa a gas, poi lo feci passare attentamente nell' anello e sotto la porta e fuori nel corridoio fino al chiodo accanto alla scala. Stando a metá della scala, lo avvolsi delicatamente al chiodo e poi, salendo fino in cima, lo fissai alla balaustra.

Quindi rientrai in camera mia e attesi il loro ritorno.

Vidi me stesso di nuovo seduto alla finestra con la luce spenta. Ricordo che avvertivo una specie di ronzio nelle orecchie che annientava tutti gli altri suoni, sicchè quando tornarono Horace e Hilda sembrarono attraversare il cortile in perfetto silenzio, e al rallentatore; i loro movimenti erano goffi e scoordinati, e io dovetti ficcarmi un lenzuolo in bocca per bloccare l'ondata di risa che lo spettacolo provocava in me. Finalmente raggiunsero la porta sul retro ed entrarono; sentii le voci forti per qualche minuto, poi il passo lento e pesante di Hilda sola. Questo produsse un silenzioso grido di esultanza nel giovane e inquieto Spider: come fu difficile soffocare le mie risa allora! Aspettai cinque, dieci, venticinque minuti – venticinque minuti che sembrarono venticinque anni! Poi scivolai silenziosamente fuori dalla mia camera: la casa era buia e silenziosa, la porta della cucina era chiusa. Quasi senza respirare, sedetti in cima alle scale e slegai lo so dalla balaustra. Delicatamente, molto delicatamente lo tirai; nella mia immaginazione lo vedevo tendersi dal rubinetto all'anello, dall'anello al chiodo e dal chiodo a me; lo trattenni un lungo momento, pensando: lo so è nella mie dita, la sua vita nella mie mani. Poi tirai – si mosse-, abbastanza. Legai di nuovo lo so alla balaustra e scivolai in camera mia.

Insonne per il trionfo, sedetti a gambe incrociate sul letto, al buio. Sussultavo ridendo silenziosamente. Poi, lentamente, lentamente dal basso, alla fine salì alle mie avide narici in attesa un debole ma inequivocabile odore di gas. Si, quella era opera mia. Mi ero allontanato dalla recinzione; il panico si era placato e mi sentivo stranamente calmo (anche se con tutta quell' eccitazione).


Dopo questo avvenimento Spider per un pò vagò, fino a quando non arrivò a Ganderhill, un manicomio in Canada.

Spider per il primo periodo della sua permanenza nel manicomio restò nel “reparto duro„: era un reparto dove si era vestiti solo con un camice e dove ogni “detenuto„ era in una cella di isolamento, è proprio qui che Spider imparò a farsi le “magre„ (sigarette con poco tabacco) perchè il tabacco che veniva distribuito era poco e se lo accaparravano solo i primi che arrivavano alla distribuzione quotidiana. Spider ricorda che nei suoi vent‘anni passati a Ganderhill conobbe un uomo: John Giles, dal quale Spider rimase colpito, John una volta si arrabbiò perchè gli avevano sospeso i suoi diritti e, allora, aveva fracassato una finestra e gli infermieri gli saltarono addosso per frenare questo suo improvviso raptus e, quando si fu calmato ed ebbe depositato il pezzo di vetro che aveva in mano, gli infermieri lo legarono nella camicia di forza e lo portarono nella stanza di sicurezza.



Qualche anno più tardi Spider venne portato nei reparti “da basso„ e negli ultimi anni, quando si era calmato, andò perfino a lavorare nei campi, negli orti del manicomio. Lì lavorava dalla mattina alla sera, senza ricevere nulla, ma almeno sapeva come passare il tempo: il lavoro degli orti gli era sempre piaciuto fin da quando era viva sua madre e andava ad aiutare il padre.

Negli ultimi tempi però aveva delle visioni: immaginava che la madre venisse a trovarlo e che però sisse prima di avergli parlato.

Durante la sua permanenza nel manicomio, per circa vent‘anni,  vi era un bravo direttore: che ogni giorno scambiava due parole con i pazienti ricoverati, ma verso la fine del periodo di Spider il direttore cambiò, e il nuovo direttore voleva portare un aria di cambiamento a Ganderhill, il che significava dei problemi per tutti. Quando arrivò il nuovo direttore volle parlare con Dennis Cleg, secondo il nuovo direttore Dennis era ormai guarito dalla sua malattia e doveva essere dimesso al più presto; dopo questa notizia il nostro Spider dovette ritornare per un pò nel reparto duro, perchè aveva avuto altri attacchi notturni come gli capitava all‘inizio della sua permanenza in quel luogo; quegli attacchi erano forse causati dalla paura di tornare in un mondo che per lui aveva significato solo sofferenza e la paura di doversene andare da un posto dove forse per la prima volta aveva trovato un equilibrio. Dopo essere stato nel reparto duro tornò di nuovo giù da basso e dopo qualche mese fù riconvocato dal direttore che gli diede l'indirizzo della pensione dove poi andò ad abitare, la pensione della Signora Wilkinson.

Uscito dal manicomio tornò a Londra, che dopo vent'anni era irriconoscibile, e si recò all'indirizzo che gli aveva dato il direttore.

Proprio qui il nostro Spider inizia a scrivere il suo diario, raccontando i fatti passati ma anche narrando i fatti di tutti i giorni: la sua vita all'interno della pensione è monotona, Spider passa quasi tutte le sue giornate in giro per i luoghi della sua infanzia, però torna solo una volta davanti al numero 27, un luogo per lui pieno di ricordi e di odio, un giorno però seguì la Signora Wilkinson e scoprì che in realtà era la sua matrigna: Hilda Wilkinson; per avere altra conferme Spider entra nella camera della Signora Wilkinson e nel suo armadio c'era ancora la vecchia pelliccia usurata e logora dal tempo.

Spider, che già da tempo non sopporta più di vivere in quella casa per via dei rumori che di notte lo tormentano, si convince ancora di più che quello non può essere il luogo dove vivrà fino alla fine dei suoi giorni e perciò dopo aver finito di scrivere una sera sul suo diario, sale in soffitta: dove c'erano sempre quei strani rumori, quelle voci, che sembravano prenderlo in giro e decide di mettere fine alla sua misera vita impiccandosi.


Una sommessa risata ansimante da parte

del vostro vecchio Spider

mentre cerca il tabacco.

Un ultima “magra„ quella della staffa;

poi fuori la calza, fuori le chiavi,

e su in solaio


PERSONAGGI: Il protagonista è Dennis Cleg, un uomo che, dopo aver vissuto un'infanzia infelice, trascorre vent'anni della sua vita in un manicomio per poi stabilirsi in una piccola pensione.

Dennis è un ragazzo cagionevole di salute, magro, non per niente la madre lo aveva soprannominato Spider, esile e con molti problemi all'intestino e ai polmoni: lui stesso dice che il suo intestino si attorciglia alla colonna vertebrale e gli sembra di avere un verme nei polmoni, ciò nonostante si rifiuta di prendere medicine e continua a fumare. Dennis viene da una famiglia povera, ciò nonostante ha una madre colta che gli insegna a leggere e che cerca di comprendere il suo carattere chiuso.

Dopo la morte della madre Dennis si chiude sempre più in se stesso e il suo animo si riempie di odio nei confronti del padre e di Hilda, lui stesso dice di essere diventato, dopo la morte della madre, un ragazzo cattivo, tanto da raggiungere una cattiveria tale da uccidere il padre.

Il padre e Hilda sono gli “antagonisti„ della vicenda, Spider infatti li giudica senza alcuna pietà, etichettandoli come assassini, soprattutto non riesce mai ad accettare la ura materna di Hilda che per quanto ce la metta tutta non viene mai riconosciuta da Spider come una madre o una matrigna, per lui resta sempre un'estranea; secondo me questo indica il grande amore, l'affetto, che legava la madre a Spider, un legame che neanche la morte poteva separare tanto che Spider andava spesso all'orto dove era stata sepolta a chiederle consiglio o anche solo per parlarle.


GIUDIZIO SUI PERSONAGGI:I personaggi hanno dei caratteri forti e molto contrastanti tra loro: il padre è crudele non solo per aver ucciso la moglie, ma anche per le molestia sul lio, Spider racconta solo una volta e con dolore le percosse subite dal padre in casa; Hilda viene descritta da Spider come una prostituta e un'approfittatrice, una donna che non amava per niente Horace, il padre di Spider, ma stava con lui solo per avere un tetto sopra la testa e per avere qualcuno che offrisse da bere al pub.



Dennis invece da bambino chiuso si trasforma in un uomo orribile, capace di uccidere il padre per vendetta si può capire il dolore per la morte della madre ma non si può perdonare l'uccisione del padre inoltre secondo me Spider diventa pazzo non solo per il trauma della morte della madre ma anche perchè si rende conto di aver ucciso suo padre e addirittura non lo accetta finendo così per rimuoverlo dalla sua mente e ci riesce tanto che torna consapevole di ciò che ha commesso solo tornando molti anni dopo davanti alla sua casa natale.


GIUDIZIO SUL LIBRO: Il libro è molto bello, avvincente, riesce a coinvolgere e a far rivivere al lettore le sensazioni provate dal protagonista; mentre legge, la mente del lettore diventa un tutt'uno con quella di Spider, tanto che il lettore prova lo stesso medesimo odio di Spider nei confronti del padre e di Hilda e viene risucchiato nella Londra degli anni Cinquanta, rivive anche la dura esperienza di Ganderhill (un manicomio dove Spider viene ricoverato per disturbi psichici).

È uno dei più bei libri che ho letto e mi ha turbato molto, non solo per la freddezza dell'omicidio, ne sono stati commessi ben due nel racconto, ma anche per la cattiveria e l'accanimento di Spider verso il padre e Hilda. Questo accanimento sta infatti a indicare un cattivo rapporto tra i due, dovuto soprattutto all'omicidio della madre di Spider, che è stata uccisa senza alcun motivo, solo per saziare la “sete„ che aveva Horace di Hilda. Un libro psicologico che consiglio a tutti gli amanti di questo genere che io stessa ho appena scoperto.


LO STILE: Lo stile è avvincente, con molte descrizioni e molte riflessioni del protagonista, è un libro ricco di flashback, in quanto il protagonista ripercorre il suo passato tramite un diario, nel testo sono presenti momenti di narrazione ambientati nella data in cui Spider scrive, momenti della sua infanzia, momenti della sua permanenza in manicomio; a volte capire questi salti nel passato è difficile, ma con un pò di riflessione lo si può dedurre.

Il critico Giulio Ghezzi ha definito questo libro:


”Spider„ diventa una sorta di autopsia del folle,

un'indagine nella malattia mentale

effettuata dalla prospettiva piú scocertante,

quella dello stesso malato di mente,

il cui pensiero è reso dall'autore senza fratture,

con un crescendo frenetico di immagini distorte e variazioni sottili.

Il protagonista e narratore si allontana

progressivamente dal mondo

per rifugiarsi nella sua labile rete di illusioni,

su un baratro sempre in agguato,

come le voci nel suo attico

che lo incitano ad azioni non troppo distanti

dalla sua logica distorta.

Uno splendido affresco della follia,

che apre infiniti spiragli sull'assurdo

e richiede un'analisi attenta.


Da questo libro è stato tratto il film di David Cronenberg, interpretata da Ralph Fiennes, Byrne e Miranda Richardson, recentemente presentata al Festival Di Cannes che ha l'omonimo titolo del libro.

















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