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“Pensaci Giacomino” di Luigi Pirandello

“Pensaci Giacomino” di Luigi Pirandello
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“Pensaci Giacomino” di Luigi Pirandello



Introduzione


«Pensaci; Giacomino! fu scritta fra la fine di febbraio e i primi di marzo del 1916 per Angelo Musco. È il primo testo di Pirandello concepito per la scena siciliana.

La commedia, ricavata dall'omonima novella pubblicata sul «Corriere della sera» del 23 febbraio 1910 e inserita nella raccolta La giara, è ambientata in una «cittaduzza di provincia»

Questa commedia di Pirandello e’ una delle piu’ serene,  equilibrate e umane del suo vasto repertorio.

Alla prima rappresentazione, il pubblico romano fu coinvolto dallo scioglimento patetico dell'azione, superando l'iniziale disagio per l'«immoralità» della vicenda, che già aveva scandalizzato nel 1910 i lettori della novella pubblicata dal «Corriere della sera». II giudizio della critica, che assegnò la commedia al genere «grottesco», fu in complesso positivo. Lo spettacolo ebbe tre repliche consecutive a Roma e sette a Milano; in sei mesi l'autore ne ricavò più di 2000 lire.

Trama e personaggi

Il professor Agostino Toti, settantenne,  sposa, per beneficarla, la giovane lia del bidello della scuola dove insegna; la bella Lillina infatti e’ stata scacciata dai genitori perche’ incinta e impossibilitata a sposare Giacomino, il fidanzato povero, che non puo’ mantenerla. Il professore pur essendo  legalmente il marito di Lillina, la considera una lia, accetta in casa le visite dell’amante Giacomino e si e’ affezionato al loro lioletto  Nini’ come un nonno; allorche’ inaspettatamente riceve una cospicua eredita’, fa assumere dalla banca che custodisce il suo denaro lo stesso Giacomino come impiegato.  L’intera situazione e’ ovviamente causa di scandalo, invidia e malignita’ nella cittadina di provincia in cui vivono i protagonisti della storia: i genitori di Lillina, per salvare la faccia, rifiutano di frequentare la casa della lia; il direttore della scuola dove insegna il professore, sollecitato dai genitori degli studenti,  gli vorrebbe far dare le dimissioni; Rosaria, la sorella maggiore di Giacomino, pur di allontanarlo dalla scabrosa relazione, lo fa fidanzare con una sua amica e manda il suo confessore, padre Landolina, un prete falso e ipocrita, dal professore per farsi rilasciare un “attestato di innocenza” del fratello per quanto concerne le “dicerie”  su di lui e sulla giovane Lillina. Quando finalmente il vecchio professore capisce che sta per succedere qualcosa di grave alla sua protetta, prende il piccolo Nini’ e con quello si reca nella casa della  signorina Rosaria e di Giacomino e convince quest’ultimo con la famosa frase “Pensaci, Giacomino! ” a tornare e a restare definitivamente nella sua vera famiglia, quella che lui gli ha regalato, formata da lui stesso,  da Lillina e dal lioletto,  con tutti i vantaggi umani, affettivi ed economici che ne derivano, senza curarsi dei pettegolezzi, delle invidie e del perbenismo ipocrita della gente.





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