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Publio Terenzio Afro



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La Vita


Publio Terenzio Afro, originario di Cartagine, sarebbe nato nel 185/184. Non fu contemporaneo di Plauto in quanto questo morì, si pensa, nello stesso anno della nascita di Terenzio. Giunto a Roma come schiavo del senatore Terenzio Lucano, dal quale assunse il nome da libero, si fece apprezzare per le sue doti intellettuali. Tutte le fonti antiche sottolineano i suoi stretti rapporti con Scipione Emiliano e Lelio; questi nobili furono sicuramente suoi protettori. Terenzio sarebbe morto nel 159 a.C, prima della terza guerra punica, in Arcadia nel corso di un viaggio in Grecia intrapreso per scopi culturali. Questi tour culturali della Grecia diventeranno in seguito caratteristici nella formazione dei Romani colti.



Le Opere


Scrisse solamente sei commedie, integralmente tramandate a noi: Andria Hècyra Heautontimorumenos Eunuchus Phormio Adelphoe (160). Ecco le trame:




  • Andria (“La ragazza di Andro”)

La ragazza di Andro da cui la commedia prende il titolo è Glicerio, abbandonata nella fanciullezza e allevata da una cortigiana. Di lei s’innamora Panfilo, già fidanzato con Filùmena, lia di Cremete. Quest’ultimo, informato della relazione di Panfilo con Glicerio, va su tutte le furie e manda a monte le nozze del giovane con la lia, nonostante i tentativi del padre di Panfilo di salvare il matrimonio già da tempo combinato. La situazione si complica per i tentativi piuttosto goffi di Davo, servo di Panfilo, di aiutare il padroncino. L’intreccio si scioglie con l’Agnizione finale: si scopre infatti che anche Glicerio è lia di Cremete; quest’ultimo non ha difficoltà a darla in sposa a Panfilo invece di Filùmena


  • Hècyra (“La suocera”)

Il giovane Panfilo sposa Filùmena per non contrariare il padre. La trama ruota attorno al personaggio di Sòstrata, madre di Filùmena e suocera di Panfilo. Sòstrata è un personaggio completamente diverso dalla ura stereotipata della madre gelosa del lio e ostile alla nuora, anzi, si adopra ad appianare le gravi incomprensioni fra i due sposi. Si scopre infatti che Filùmena, prima del matrimonio, è stata messa incinta da uno sconosciuto durante una festa notturna; Panfilo vorrebbe abbandonarla; ma alla fine risulterà che è lo stesso Panfilo lo sconosciuto Che ha messo incinta Filùmena. Conquistato dall’indole dolce e remissiva della moglie, Panfilo si riconcilia con lei rinunciando all’amore della cortigiana Bacchide.


Heautontimorumenos (“Il punitore di se stesso”)

Il vecchio Menedemo lavora duramente giorno e notte per autopunirsi del fatto di aver fatto arruolare il lio Clinia nelle milizie mercenarie dell’Asia, in quanto innamorato della bella ma povera Antifila. La vicenda trova ugualmente un lieto fine: Clinia torna e viene ospitato da un amico del padre, il vecchio Cremete, che si scopre padre di Antifila che aveva abbandonato a causa di problemi finanziari di quel tempo. Clinia può così coronare il suo sogno d’amore sposando la bella Antifila.


Eunuchus (“L’eunuco”)

L’etera Taide, concubina del soldato Trasone, è in realtà innamorata del giovane Fedria. Trasone riporta a Taide la giovane Panfila, che le era cresciuta accanto come una sorella e successivamente era stata venduta. Il fratello di Fedria, Cherea, innamoratosi di Panfila, si traveste da eunuco per farsi consegnare in custodia la ragazza. Trasone, geloso di Fedria, vorrebbe riprendere con la forza Panfila a Taide, ma è costretto a lasciar perder. Il falso eunuco viene smascherato; ma Panfila viene scoperta cittadina ateniese, ed egli può sposarla; Taide si tiene Fedria come amico del cuore.


Phormio (“Formione”)

Il parassita Formione, attraverso varie peripezie, riesce ad aiutare due cugini, Feria e Antifone, a sposare le ragazze di cui sono rispettivamente innamorati. Anche cui funziona il meccanismo dell’Agnizione, perché verso la fine della commedia si scopre che Fanio, la ragazza di cui è innamorato Antifone, finora creduta orfana, è in realtà lia illegittima di Cremete, padre di Feria e zio dello stesso Antifone.


Adelphoe (“I fratelli”)

La commedia mette a confronto due diversi sistemi d’educazione. Demea ha allevato con grande rigore il lio Ctesifone, mentre ha concesso in adozione l’altro lio, Eschino, al fratello Micione,che lo ha educato nella più grande libertà. Demea considera Eschino uno scapestrato corrotto dal lassismo di Micione, e la sua opinione si rinsalda quando si viene a sapere che Eschino ha rapito una ragazza. Ma in realtà Eschino ha commesso il rapimento per conto del fratello, che Demea crede irreprensibile. Dopo varie vicissitudini, tutto si appiana; ma la commedia ha un finale di difficile interpretazione, dove Demea sembra formulare quasi con dispetto, più che con sincera convinzione, il proposito di adottare i metodi permissivi, facili ma pericolosi, del fratello, e dimostrarsi d’ora in poi condiscendente con tutti.







Lo Stile


E’ comprensibile che lo stile espressivo di Terenzio sia in genere l’aspetto più trascurato dalla critica dei lettori. La prima superficiale impressione è quella di una piatta uniformità. In sei commedie tutte incentrate su intrighi d’amore, la parola “bacio” non e più di due volte in tutto. In Terenzio gli innamorati non si baciano e si parla poco in genere di corpi, di mangiare, di bere, e naturalmente di sesso. Gli intrecci terenziani sono, come si vede, quelli consueti alla Palliata: giovani innamorati, genitori che li contrastano, schiavi indaffarati a soddisfare i desideri dei loro padroncini; e quasi sempre, alla fine, il “Riconoscimento” che risolve la situazione. Tuttavia questi personaggi non portano sulla scena la loro particolare carica linguistica ad esempio non usano scambiarsi crude parole d’insulto. La scelta innovativa di Terenzio è quella dell’approfondimento della psicologia dei personaggi. Spesso Terenzio, più che alla rappresentazione psicologica dell’individuo, sembra interessato a quella del “tipo”. Anche se tipizzati, anche se spesso non dotati di forte personalità individuale, i personaggi terenziani sono spesso anticonvenzionali: la suocera per niente bisbetica, anzi pensosa della felicità della nuora ecc . L’approfondimento psicologico comportava una notevole riduzione della comicità, che avrà senz’altro contribuito allo scarso successo di Terenzio presso il pubblico di massa. Guardando il linguaggio di Terenzio sembra che la materia linguistica sia stata selezionata, perfino censurata. Acquistano spazio invece le parole astratte. Lo stile medio e pacato di Terenzio è più quotidiano di quello plautino. I personaggi non si abbandonano a tirate imprevedibili, dense d’immagini e di giochi ritmico-verbali, dove si rimescolano parodie letterarie, doppi sensi, metafore e allusioni di ogni tipo; l’impressione è più vicina a quella di una conversazione quotidiana. Quel che viene rifiutato è in sostanza la farsa popolare di tipo platino, con le sue scene movimentate da litigi e inseguimenti, e i suoi personaggi caricaturali. E’ chiaro che Terenzio opponeva a questo stile sanguigno un ideale di arte più riflessiva e attenta alle sfumature, anche più verosimile: tale che fondasse l’azione drammatica sul dialogo, non sul movimento scenico e sul clamore. Ciò non significa, assolutamente, che Terenzio, per esser “verosimile”, riduca realisticamente la parlata quotidiana dell’epoca. Terenzio si adegua, sì, ad una lingua in qualche modo reale e realmente parlata; ma è una lingua settoriale, quella parlata dalle classi urbane di buona educazione e cultura. Nelle sue commedie Terenzio si attiene piuttosto fedelmente alle linee degli intrecci menandrei, senza mai rinunciare ad approfondire gli interessi che più lo toccano. Sono scarse le parti puramente liriche, mentre molto contenuta è l’estensione dei Cantica (parti cantate o accomnate da musica) in rapporto ai Deverbia (parti recitate). Le sue commedie sono inoltre prive di Vis Comica intesa come capacità di destare il riso. Il principale avversario, che Terenzio cita indirettamente nei suoi prologhi, ci è noto come il poeta comico minore Luscio di Lanuvio che lo accusa di Contaminare Fabulas cioè di rovinare i suoi modelli greci creando delle inopportune mescolanze, ibridi di testi diversi; di utilizzare uno stile privo di vivacità e di non esser il vero autore dei testi ma che in verità lo siano i suoi potenti amici. Terenzio si difende, pur non smentendo le accuse, dicendo che la Contaminazio era già stata utilizzata da altri grandi scrittori di commedie come Plauto e Nevio; all’accusa di aver uno stile piatto risponde dicendo che quello è il suo modo di scrivere e che piaccia o meno al pubblico è irrilevante; per quanto riguarda l’ultima accusa dice di sentirsi solo onorato se le sue opere piacciono a tal punto da pensarle di uomini di più alto prestigio.








Lo sfondo storico


Fra la 2’ e la 3’ guerra Punica Roma conquista la Macedonia e le coste asiatiche venendo a contatto con le colonie greche (Troia) quindi con la cultura ellenistica (=cultura greca dopo Alessandro Magno). Il debutto teatrale di Terenzio è da collocare tre anni dopo la battaglia di Pidna nel 168 a.C. di cui Lucio Emilio Paolo n’è il protagonista, l’eroe che porta l’esercito romano alla definitiva vittoria sulla Macedonia e sancire l’egemonia di Roma sul Mediterraneo. Egli non era solo un semplice soldato bensì anche un uomo di cultura; infatti come bottino di guerra porta a Roma la biblioteca del re Perseo. Grazie a questa biblioteca inizia proprio un culto verso i libri greci e un collezionismo di questi testi. Da questa biblioteca attinsero persino i li di Lucio Emilio Paolo, in quanto egli desiderava che anche loro potessero avere un’educazione alla cultura greca. ½ era però chi si opponeva a tutto ciò e l’esponente principale era Catone, infatti egli aveva una posizione antiellenica e conservatrice. Il vincitore dell’ultima guerra Punica nel 146 a.C. fu uno dei li di Lucio Emilio Paolo: Publio Cornelio Scipione Emiliano. Egli come suo padre non era solo un soldato, ma anche un uomo di cultura; infatti formò il Circolo degli Scipioni .
















Il circolo degli Scipioni


Il Circolo degli Scipioni era un gruppo di letterati e di uomini politici che erano i protagonisti della vita letteraria e filosofica romana i quali si raccoglievano intorno a Scipione Emiliano. Questo circolo esistette fino ai Gracchi; gli esponenti principali furono: Terenzio, Polibio (storico greco), Ponezio (greco di Rodi), Gaio Lalio (oratore a cui Cicerone dedicherà il suo trattato sull’amicizia), Lucilio ( fondatore della satira romana da cui attingerà Orazio). Essi erano i principali responsabili di quel processo di modificazione delle idee tradizionali romane che, grazie ad una assimilazione del pensiero greco, produceva quasi una forma intellettuale greco-romana. Proprio dall’unione della civiltà latina con quella greca nasce l’Humanitas. Una concezione molto forte sull’Humanitas la da’ Ponezio ( filosofo greco) e la espone in diversi punti:


  • Esaltava i concetti di armonia e di misura ( Ponezio sosteneva che ciò che è giusto, è bene, è vero, sta nella misura e non nell’estremizzare)

  • Cercava di risolvere il conflitto tra le esigenze del singolo e quelle della comunità, cioè l’esaltazione di virtù individuali non è in contrasto con gli interessi collettivi, perché essere umani per Ponezio significava:
    1. operare per la formazione della giustizia;
    2. ciascuno degli uomini deve porsi a servizio della collettività e deve operare per il bene comune;
    3. essere umano significa essere cittadini

Di conseguenza il Civis diventa Homo non rinnegando i valori di Roma, ma perfezionandoli

anche a contatto con le altre culture (soprattutto quella greca) superando il razionalismo

gretto e ottuso di Catone.


Il termine Circolo degli Scipioni è essenzialmente un’invenzione degli studiosi moderni. Questo non significa che parlare di Circolo degli Scipioni non sia lecito o significativo, ma c’è tuttavia un pericolo di imprecisione: c’è il rischio di esagerare l’unicità degli interessi culturali ed intellettuali in quanto sembra esser derivata la tendenza a pensare il “circolo” come una specie in cui tutti i Romani letterati sarebbero stati membri. Oppure si suppone che il “circolo“ oltre ad essere un gruppo culturale, sia un gruppo politico ben definito. Comunque sia di ogni personalità eminente si può dire che abbia intorno a sé un circolo di amici e conoscenti, con cui condivide interessi di un tipo o di un altro, vero che tra le persone legate a Scipione vi erano alcuni che sono noti per gli interessi che portavano alla letteratura e al pensiero greco. Inoltre Scipione ha avuto anche alleati politici. Resta comunque aperta la questione se questi interessi fossero del Circolo di Scipione caratteristiche che lo distingueva dagli altri gruppi.

















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