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REALTA’ SOCIALE E PESSIMISMO NEL VERGA (critica di G. Trombatore)

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REALTA’ SOCIALE E PESSIMISMO NEL VERGA (critica di G. Trombatore)


Spunti e motivi sociali nelle opere del Verga sono stati sempre un po’ avvertiti dai critici. Lo stesso autore riconosceva, consapevole, il significato sociale di esse, evidente nella prefazione di Dal tuo al mio. Esso non derivava, secondo lui, dalle sue personali opinioni o intenzioni, ma scaturiva spontaneamente dalla rappresentazione schietta e oggettiva della vita qual è.

Innanzitutto un’opera d’arte riflette sempre un tipo di vita umana socialmente organizzata. Ma gli aspetti e le forme di codesto organismo, un artista può desumerli e accettarli passivamente, come puri dati di natura, dedicandosi invece esclusivamente a dipingere la vita che per entro si svolge. Ma la socialità dell’arte comincia solo quando l’artista si propone consapevolmente la rappresentazione di qualche problema sociale. In questo senso si è potuto dire che gran parte della letteratura narrativa dell’ ‘800, soprattutto in Francia, fu letteratura sociale. I temi più comunemente trattati erano quelli della donna, dell’amore, del matrimonio nell’ordinamento sociale della borghesia; in secondo luogo venivano affrontati i problemi della famiglia, della religione, della patria, ma ancor più di rado era il problema delle istituzioni politiche.

Volendo circoscrivere rigorosamente il campo dell’arte sociale, bisognerebbe intendere per tale non già quella che rappresenta le istituzioni, i costumi, i sentimenti di un’unica classe sociale, ma quella che assume gli attriti, i conflitti, gli urti, la difficile convivenza delle classi sociali fra loro.



La conversione del Verga fu senza dubbio il fenomeno letterario più notevole del nostro secondo ‘800.  Nessuno degli scrittori a lui contemporanei ebbe un concetto così severo dell’arte. Infatti quest’ultima è per lui un fatto della coscienza, prima ancora che del sentimento e della fantasia,. Con la società in cui viveva e che aveva preso a dipingere nei suoi romanzi, egli non era mai stato in relazioni pacifiche, ma, al contrario, quando ad un certo punto si accorse che la sua polemica, per quanto sincera e generosa, non aveva presa nella vita reale, ebbe acuto e pungente il senso che quel mondo di lusso o di scapigliatura era un aspetto effimero e falsato della vita e che la vita reale bisognava cercarla altrove. Fu questo il disagio morale che lo condusse alla conversione, la quale non si sarebbe attuata e sarebbe rimasta nel suo stato vago e generico di crisi se tre elementi non fossero concorsi a determinarla: un elemento filosofico (la teoria dell’evoluzione), un elemento politico-sociale ( le inchieste e i dibattiti sulla questione meridionale) ed un elemento letterario ( la teoria e gli esempi del naturalismo francese). Tutti insieme lo spingevano verso una stessa direzione, tutti insieme cooperavano alla sua nuova visione del mondo, giacché dall’evoluzionismo egli non trasse l’elemento ottimistico, cioè la glorificazione del progresso umano, ma solo il senso drammatico della lotta.

Nacque così il suo verismo, e fin dalla sua prima manifestazione il bozzetto Nedda si impostò saldamente la sua nuova visione, il suo nuovo giudizio sul mondo e sulla vita. Fu un ripudio aperto e radiale della vita elegante e salottiera e fu una condanna morale dal cui quel mondo fittizio non potè mai più riaversi nell’animo di Verga. La rivoluzione letteraria da lui promossa consistette nell’insurrezione degli umili, nel diritto di cittadinanza accordato nell’arte ai poveri diavoli, ai cosiddetti bruti, di cui si svelavano ora le pene, le angosce, il cuore dolorante. Quest’ultimi si accontentavano solo di vivere, godevano le loro gioie effimere e fugaci, pativano le loro durevoli sofferenze. Ne è esempio I Malavoglia, in cui vi è la rappresentazione diretta delle ineguaglianze sociali, vengono descritti i rancori, le pene, le miserie, le speranze, le lacrime di un intero villaggio di pescatori. Sono tutti povera gente sempre pericolante sull’orlo della sventura e della fame. È la visione di un mondo triste e desolato, in cui gli uomini si dibattono vanamente, condannati, come sembrano, senza speranza di redenzione. Sembra un mondo piccolo e rinchiuso in se stesso, eppure la sua tragedia è nella relazione implicita, in cui è posto, con un mondo grande che occulto sovrasta: il mondo delle sfere sociali più alte, delle leggi e dello stato. Mutati i costumi e mutate le situazioni, la gente dei Malavoglia è la stessa nelle altre opere dell’autore. Una misera umanità di diseredati e di afflitti, di umiliati e di offesi, senza aurora di riscatto. Se qualcuno riesce ad impadronirsi del gioco delle leggi economiche e a salire al rango dei dominatori, anche quella è vittoria effimera, che si risolve in una più tragica sconfitta. 



In ogni modo, se risaliamo all’origine dell’arte veristica del Nostro, ci imbattiamo in una contraddizione interna. Coloro che, ignari delle opinioni personali dello scrittore, o pensavano o sospettavano che egli fosse un simpatizzante del socialismo, non avevano in fondo tutti i torti. È innegabile che, nel suo significato umano, quest’arte si risolva in una difesa di derelitti ed in un atto di accusa contro le cause di tanta miseria. Si pensi ad esempio alla satira della giustizia, che è uno dei motivi più ricorrenti; di quell’ingiustizia in cui il Verga non vede l’applicazione di una legge di equità universale, ma un misero ed ottuso meccanismo, organizzato spesso a difesa degli interessi della classe dominante. Da uno scrittore così ricco di offesa pietà per gli umili e per gli oppressi, così animato da rancore per i prepotenti, da disprezzo per il mondo fittizio degli uomini e delle donne di lusso, ci si aspetterebbe un approfondimento delle sue preferenze sentimentali e delle sue convinzioni morali, una loro chiarificazione e certificazione. Ma questo non avvenne,  per il particolar aspetto della proanda socialista di quei tempi, i suoi più accesi miti polemici, l’esaltazione della lotta di classe, tutte cose che ferivano il suo animo ma che lo allontanavano inesorabilmente dal socialismo come movimento di idee.







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