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RECENSIONE Ultime lettere di Jacopo Ortis, di Ugo Foscolo

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RECENSIONE


Ultime lettere di Jacopo Ortis, di Ugo Foscolo, ed. tascabili Bompiani, Milano, 1993, pp.277, 13.500£.


La vicenda del romanzo, rimasta fondamentalmente immutata nelle varie edizioni, si può riassumere in breve. Jacopo Ortis, giovane veneziano di buona famiglia, studente ufficiale italiano dell'esercito napoleonico e patriota di ideali giacobini, è costretto a lasciare la città dopo che Venezia è stata ceduta all'Austria col trattato di Campoformio firmato da Napoleone e ratificato il 17 ottobre 1798, per scampare alle persecuzioni politiche e cerca rifugio in una sua proprietà di camna sui colli Euganei, dove conosce la famiglia del Signor T**, padre di Teresa, la divina fanciulla di cui s'innamora, pur sapendo che la ragazza è stata promessa sposa dal padre, contro la volontà della madre, al marchese Odoardo, un ricco possidente, dedito più agli affari che agli affetti familiari. Teresa ricambia il sentimento per Jacopo, ma nello stesso tempo non può opporsi alla volontà del padre, come già sua madre non ha potuto opporsi alla volontà del padre che l'aveva promessa sposa al Signor T**:



Il padre di Teresa viene a sapere dell'amore di Jacopo, dopo aver capito qualcosa attraverso lo strano contegno che il giovane teneva soprattutto con Odoardo durante le sue visite. Tornato a casa dopo due giorni si ammala. Il Signor T** va a trovarlo e cerca di persuaderlo ad allontanarsi dai Colli Euganei:

Così, senza un addio, Jacopo parte.
La seconda parte narra di Jacopo che cerca di distogliersi dall'amore per Teresa, viaggiando per l'Italia, si trasferisce prima a Firenze, dove visita i sepolcri dei grandi di Santa Croce, successivamente s'incontra a Milano con Parini, con il quale avrà diverse discussioni in ambito politico. Dopodiché si trasferisce per qualche tempo nella valle del Roja dove medita e fa riflessioni politiche sulla propria patria. Da qui si rimette in viaggio e si ferma a Ravenna dove visita la tomba di Dante. Esausto dei lunghi viaggi Jacopo decide di rientrare in Veneto va a casa del Signor T**, che in quel momento stava passeggiando con Odoardo preceduto da Teresa e Isabellina; vedendo Jacopo Teresa quasi sviene, reggendosi al braccio del padre; i saluti sono freddi e asciutti, solo Isabellina gli corre fra le braccia in un silenzio imbarazzato. È qui che scaturisce nel giovane Jacopo la decisione, già più volte meditata, di suicidarsi. Corre allora a Venezia a salutare per l'ultima volta la madre, gli eventi precipitano, finché Jacopo si toglie la vita con un colpo di pugnale nella notte del 25 marzo 1799.

La scena del suicidio è una delle scene più crude di tutto il racconto, Jacopo dopo essersi trafitto nella parte sinistra del petto con un pugnale, si lascerà morire in un dolore che durerà tutta la notte.

L'Ortis è un romanzo epistolare ed autobiografico, perché sostanzialmente Foscolo narra una parte della propria vita: più che narrare una vicenda, Foscolo indaga sulle proprie ansie di esiliato, medita sulla vita, sulla storia, sui valori e sui grandi ideali che agitano il suo tempo. I primi anni trascorsi lontano da Venezia, l'interruzione degli studi e il forzato distacco dagli amici, lo portano inevitabilmente a racchiudersi in se stesso e a restare isolato. Spesso lo vediamo, infatti, passeggiare da solo in un giorno tempestoso quando il suo cuore è straziato dall'amore irrealizzabile o in un giorno radioso quando la sua anima assapora soltanto la grande felicità dell'amore.
Un posto importante assume proprio il paesaggio, come proiezione dei sentimenti che agitano l'anima dei personaggi:
per Jacopo il paesaggio è esterno ed è fiorente, verde, luminoso, o scuro, o tempestoso a seconda dei sentimenti che prova in quel momento; spesso vediamo il personaggio passeggiare solitario, esprimendo quasi un senso di dominio sulla natura, nella quale può ritrovare e sfogare il suo senso di libertà; per Teresa invece non possiamo parlare di paesaggio vero e proprio quanto di spazio chiuso, una stanza o la casa del padre.

È in questo spazio che la ura della donna assume una caratteristica fondamentale della sua esistenza: quella di essere un elemento equilibratore di tutte le passioni che agita gli ospiti o gli abitanti della casa, nella dolcezza della casa possiamo ritrovare la dolcezza e la mitezza delle passioni della donna.
Le Ultime lettere di Jacopo Ortis  sono la trascrizione letteraria dei reali sentimenti del poeta.
Il romanzo epistolare in questione è uno dei romanzi che affronta più tematiche. In questo romanzo sono affrontate tematiche politiche, amorose ed essenziali. La tematica politica è affrontata proprio all'inizio del romanzo, con le prime lettere indirizzate all'amico Lorenzo, nelle quali Jacopo Ortis trasmette tutto il suo dolore e tutta la sua disperazione per la cessione da parte di Napoleone del Veneto all'Austria. Questa tematica è interrotta e poi ripresa quando si trasferisce a Milano dove incontra un'altra ura importante del romanzo: il Parini. Le considerazioni etico politiche del Parini possono essere assunte come la visione politica dello stesso Foscolo.
Il fallimento delle due passioni porta inevitabilmente al suicidio, provocato dal dolore intensamente provato e intensamente protratto fino al limite della rottura finale, ma questo elemento negativo è controbilanciato dalla speranza di un mondo in cui coloro che si amano possano riunirsi per sempre; non la morte come fine di tutto, ma come passaggio:

'È poco prezzo, o mio angelo, la morte per chi ha potuto udir che tu l'ami, e sentirsi scorrere in tutta l'anima la voluttà del tuo bacio, e piangere teco - io sto col piè nella fossa; eppure tu anche in questo frangente ritorni, come solevi, davanti a questi occhi che morendo si fissano in te, in te che sacra risplendi di tutta la tua bellezza - addio - fra poco saremo disgiunti dal nulla, o dalla incomprensibile eternità. Nel nulla? Sì. - Sì, sì; poiché sarò senza di te, io prego il sommo Iddio, se non ci riserba alcun luogo ov'io possa riunirmi teco per sempre, lo prego dalle viscere dell'anima mia, e in questa tremenda ora della morte, perché egli m'abbandoni soltanto nel nulla.' (p.183)

La morte intesa come annullamento totale è la via d'uscita forzata per l'Ortis dal calvario della propria tragedia.

I due passi sulla "Sepoltura lacrimata" riescono a mostrare la morte come una forma di sopravvivenza attraverso il legame con il mondo di vivi e il loro dolce ricordo del defunto e soprattutto nel suo lato più fisico, nel legame con la terra, che l'individuo senza patria ha sognato in vita per molto tempo, e che ora, quasi in una forma di patto naturale con la morte, lo risarcisce custodendo in eterno le proprie spoglie.

Addio, mi disse, o giovine sfortunato. Tu porterai dappertutto e sempre con te le tue generose passioni, a cui non potrai soddisfare giammai. Tu sarai sempre infelice (p.148): sono le parole di commiato che nel romanzo il Parini rivolge a Jacopo e che ben riassumono l'infelicità del giovane, infelicità che giungerà al culmine alla notizia del matrimonio di Teresa.






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