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SABATO di Ian McEwan



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SABATO di Ian McEwan


BIOGRAFIA AUTORE:

Una bella comnia: raffinatissimi e un po' signorini, con il naso all'insù e tanta cultura, i britannici segnalati da Granta negli anni Settanta hanno tenuto a galla il barcone del romanzo in tutta Europa. Tra questi, Martin Amis e Ian McEwan sono probabilmente i più dotati, quelli che avranno qualcosa da dire al giro di boa del millennio che fugge. Ian, adesso, ha cinquant'anni, e continua a essere un giovane autore, come se fosse uno dei Bambini nel tempo perduto in un romanzo di McEwan. Ian Macabre, lo chiamavano. The Cement Garden (1978) è un capolavoro della narrativa contemporanea, a metà tra Kafka e Il Signore delle Mosche. La sua gelida manina è andata piano piano umanizzandosi, fino agli ultimi Amsterdam (che ha ricevuto elogi e stroncature in entrambi i casi eccessivi) ed Enduring Love. Lontanissimo dalla congerie dei newbrit come Welsh, Hornby e Doyle, il buon Ian è uno scrittore che ha fatto i conti con la sua generazione, quella giunta a maturità negli Ottanta, ma anche con la generazione precedente, visto i precoci esordi, subito ad altissimo livello. McEwan si è aggiudicato tutti i premi possibili, a parte il Nobel (che forse prima o poi gli daranno): il più prestigioso tra i riconoscimenti è il Booker Prize.


TRAMA ROMANZZO:

Henry Perowne è un uomo colto e curioso, un medico della buona borghesia britannica che trascorre le giornate ad operare sui crani dalla mattina alla sera: asporta meningiomi, interviene su ematomi subdurali, rimuove astrocitomi. Ha una moglie avvocato e due li, Theo che fa il chitarrista blues e Daisy, giovane poetessa che vive a Parigi. E’ un sabato di febbraio del 2003. Dopo una settimana di lavoro massacrante, Henry si sveglia all’improvviso e si avvicina alla finestra; l’improvvisa visione di un aereo in fiamme che squarcia il cielo di Londra lo induce a nuove considerazioni e introduce una crepa nelle solide certezze mentali del neurochirurgo, sempre così portato a dare spiegazioni razionali ai fatti della vita personali e sociali. La tanto attesa giornata di sabato, finalmente libera dal lavoro e da trascorrere con la famiglia, diventa per Henry una strada in salita, irta di ostacoli. Henry incrocia per le vie di Londra un corteo pacifista contro la guerra di Blair in Iraq, si confronta duramente con la lia e con un collega anestesista su quei temi, rivestendo con Daisy la posizione del “falco” guerrafondaio e col medico quella di “colomba” pacifista. La sua visione del mondo, da medico fiducioso nel progresso dell’umanità, viene incrinata da un altro grave episodio: un banale incidente d’auto con una banda di balordi, guidata da un giovane molto malato, diviene una seria minaccia che, alla fine di quel sabato, rischierà di distruggere tutta la sua famiglia. Così, quel che doveva essere un sabato senza stress, dedicato a squash, tempo libero e famiglia, si trasforma in un incubo zeppo di ostacoli. Sullo sfondo di una Londra post undici settembre, Ian McEwan attraverso questa catena di eventi imprevedibili, vuole mostrare come sia fragile il nostro vivere quotidiano e, attraverso le metamorfosi del chirurgo Henry, rappresentare l’ansia dell’uomo contemporaneo di fronte a una società che è diventata “troppo” in tutto. Troppo piena di dolori, consumi, sollecitazioni ai quali l’individuo non sa dare risposta. Emerge così una nuova vulnerabilità umana, un’ incertezza insolita per la mente dell’uomo occidentale.











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