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SAGGIO

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SAGGIO


Boccadoro, dopo essersi allontanato dal convento, inizierà a viaggiare per cercare la sua strada, una sua metà. Inizierà così un percorso di formazione, di crescita personale, e farà una serie di nuove esperienze che lo cambieranno, lo faranno maturare e gli daranno nuove visioni del mondo.

Durante i suoi molti viaggi, Boccadoro avrà l’opportunità di conoscere numerose donne, con le quali avrà rapporti diversi. Con la maggior parte delle donne Boccadoro, infatti, avrà solo rapporti di sesso: con lisa, la zingara, con Agnese e con molte altre contadine che incontrerà durante i suoi lunghi viaggi. Da questi rapporti capisce che queste donne non cercano in lui un marito con cui passare la loro vita, ma lo vedono solo come amante con cui passare una notte d’amore e niente di più. Le donne preferivano, infatti, tornare a casa dai propri mariti e venire picchiate che passare una vita d’amore con lui, anche se una vita vagabonda. Nessuna donna, infatti, l’aveva mai pregato di rimanere, tanto che Boccadoro si domanda se fosse nella sua natura che le donne lo desiderassero e lo trovassero bello, ma che non desiderassero alcuna comunanza con lui oltre che al sesso. Questo è ciò che Boccadoro capisce già dalla prima notte d’amore con lisa. Con alcune donne, invece Boccadoro non avrà rapporti di solo sesso, bensì di vero amore imparerà a conoscerle a fondo, a capirle, a soddisfarle con un solo gesto, con un solo sguardo. Un rapporto d’amore che Boccadoro avrà e quello con Lidia, la lia del cavaliere.



Boccadoro trova poi una nuova strada, una nuova meta: dopo aver notato una statua in un convento egli si prege l’obiettivo di diventare anche lui scultore per rappresentare tutte le immagini e le ure che durante i suoi viaggi aveva visto. Capisce poi, dopo due anni passato come scultore, che neanche quella era la sua strada. Egli capisce, infatti, che non riesce a vivere sempre nello stesso luogo, ”lui voleva vivere, girovagare, sentire l’estate e l’inverno guardare il mondo, sperimentare la sua bellezza e il suo orrore”.

Durante i suoi viaggi Boccadoro va molte volte vicino alla morte. La prima volta che egli si sente vicino alla fine è quando Vittore lo stava soffocando, Boccadoro sentiva il terrore della morte. Dal terrore per la sua morte era poi passato al terrore per la morte del comno, che lui era riuscito ad uccidere, che gli pesava affannosa sull’anima. Si sentiva in colpa ma nello stesso tempo compiaciuto per esser riuscito a difendere la sua vita. Durante il periodo della peste invece Boccadoro vaga per città e villaggi senza meta: osservando il mondo morente e avvelenato, gli pareva che non esistettero più gioia, innocenza e amore sulla terra, osservava con disgusto come i capri espiatori erano individuati nei più deboli o negli ebrei. Ma Boccadoro non teme la morte che già una volta aveva affrontato quando Vittore aveva tentato di ucciderlo, ma quella era una morte che si poteva combattere, da cui ci si poteva difendere. Ma con la morte causata dalla peste non si poteva lottare, bisognava arrendersi e Boccadoro l’aveva fatto da un pezzo. Non gli importava più nulla della vita, non aveva paura perché non aveva nulla da perdere.



Tutta questa morte fa perdere qualcosa a Boccadoro: la fiducia in Dio. Egli si sente abbandonato dal Signore in cui fin dai tempi del convento crede, si sente dimenticato e si domanda perché nel mondo ci sia tutto questo male, perché anche lui stesso sia diventato così inutile.

Dopo essere ritornato al convento di Mariabronn Boccadoro ha un’officina tutta sua e ricomincia a lavorare e a scolpire. Ma dopo qualche anno comincia a sentirsi come maestro Nicola, diligente e abile, ma non più libero, non più giovane, aveva perso la cosa a lui più cara, la libertà. Per ritrovarla Boccadoro intraprende allora un nuovo viaggio, nel quale cerca una sua amante che però lo rifiuta. Boccadoro capisce allora quanto la sua bellezza e giovinezza gli fossero state fondamentali per conquistare le donne tanto amate, e capisce che l’amore avuto nella sua vita non era stato altro che un amore superficiale.







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