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SCAPIGLIATI, VERISMO (1880)

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SCAPIGLIATI

La scapigliatura nasce dal titolo di un libro scritto da cletto arrighi. Questo autore utilizza il termine scapigliature per descrivere in realtà un altro termine “boeme”.

La boeme era un insieme di artisti di vario genere che condividevano una vita alternativa, non borghese, persone che frequentavano circoli e quartieri poveri, sotto certi aspetti simili ai simbolisti.

La scapigliatura nasce nel 1970, è un movimento letterario che influenzò numerosi letterati. (Inizialmente gli scapigliati erano gli zingari che vivevano nei ghetti più poveri.)

Anche gli scapigliati hanno un loro centro: milano, città molto vivace sotto il punto di vista economico e sociale.

I loro temi principali erano: una critica violenta e radicale all’affarismo, al materialismo borghese che si manifesta in una sfida alle convenzioni sociali. Erano molto individualisti, il loro punto in comune però, oltre alla sfida alle convinzioni sociali, era una fortissima volontà di rinnovamento, si distaccano infatti dalle tradizioni, dall’idea soprattutto che la poesia dovesse essere prettamente romantica e dovesse contenere insegnamenti pedagogici, rinnovandone i contenuti e le forme.

In oltre vi è l’idea di sconvolgere il lettore quindi si prediligono i temi come: malattia, follia.. che sfociano in una vera e propria passione per il macabro.



Molti di loro abusavano di alcune sostanze come alcool e droghe e per questo morivano prematuramente. Dal punto di vista politico erano estremamente di sinistra.

Alcuni di loro furono anche pittori, musicisti, artisti e alcuni anche giornalisti.Molti scrivono fiabe ispirate ad edgar allan poe dando origine al filone fantastico che si affianca a quello del reale.

Gli scapigliati uniscono aspetti tipici dei simbolisti e alcuni dei naturalisti come per esempio l’attenzione molto forte che dedicavano al sociale, le descrizioni della vita dei proletari urbani e del loro degrado(vera e propria attenzione al realismo sociale e psicologico)

Ai simbolisti somigliano per: l’anticonformismo;la critica sociale;individualismo soggettivismo,l’innovazione tematica e linguistica.

Ai naturalisti per: la critica sociale, l’anticonformismo, il realismo.

i principali sono:

-emilio Praga (poesia)

-Arrigo boito( musicista, poeta, scrittore)

-Camillo Boito(musicista)

-Giovanni Camerana(poeta, pittore)

-Carlo Rossi(scrisse romanzi)

-Igino Ugo Tarchetti

-Cletto Arrighi


VERISMO(1880)

Gli autori veristi descrivono la realtà storica, i grandi cambiamenti del secolo, i problemi di carattere economico(diffuso impoverimento, la miseria e le grosse differenze fra nord e sud)

Si chiama verismo poiché gli artisti si pongono l’obiettivo di descrivere il vero, la realtà vera non il mondo fantastico.

Il verismo quindi impone il realismo:

-sociale(descrizione della realtà sociale)

-psicologico(descrizione degli stati d’animo, pensieri..)

come il naturalismo fu influenzato dallo scientismo positivista, ovvero la letteratura doveva studiare la realtà attraverso un metodo scientifico, quindi in modo assolutamente oggettivo.

Da un lato quindi è caratterizzato dal positivismo, dall’altro invece dall’impersonalità dell’arte, la quale doveva necessariamente mancare di commenti soggettivi.

La situazione italiana però in questo periodo era molto diversa da quella francese, infatti i veristi si trovano dinnanzi ad alcuni ostacoli:

l’itali principalmente non era unita, si parla infatti di un regionalismo della letteratura italiana ed essi non potevano non tenerne conto soprattutto per la lingua(è evidente che i siciliani non potevano parlare fiorentino)

per ovviare a questo problema essi fecero una mescolanza di dialetti.

Una seconda peculiarità che li differenzia dai naturalisti era il fatto che in italia permanevano alcune usanze tragiche e la gravissima situazione economica, per questi motivi gli artisti italiani erano pessimisti, non credevano in un miglioramento, provavano una profonda delusione.

Dal punto di vista politico erano reazionari, di sinistra anche se lo stesso verga si avvicina a posizioni di destra.



NATURALISMO

VERISMO

Realismo:

-psicologico

-sociale

realismo

Scientismo positivista

Scientismo positivista

Impersonalità dell’arte

Impersonalità dell’arte

Fiducia nel progresso e nel ruolo dello scrittore

Sfiducia nel progresso

Attenzione al contenuto

Regionalismo sia nelle scelte linguistiche sia nelle tematiche

Unità di lungua e temi



Attenzione alla forma



I PRINCIPALI VERISTI E LE LORO OPERE

)CAPUANA siciliano,viene definito il corrispondete di zolà.

scrisse una serie di saggi  a alcuni romanzi importanti: “giacinta” e “il marchese di rocca verdina”(=il protagonista è innamorato di una contadina, la fa sposare con il proprio fattore a patto che il loro amore fosse solamente platonico,per nascondere la loro relazione. In lui cresce però una forte gelosia e lo uccide, al suo posto però vengono condannati due contadini innocenti e il marchese sviluppa un grosso senso di colpa e finirà per impazzire. Solo sul punto di morte confesserà il suo crimine.questo romanzo fu uno dei primi documenti degli scritti veristi).

In oltre scrisse una raccolta di novelle e una di fiabe pubblicate in italia da Saverio.

)FEDERICO DE ROBERTO era un artista campano che visse con Verga e Capuana per qualche tempo a Milano per poi seguirli quando si trasferirono in Sicilia.

Famoso per il suo scritto “ i Vice ”, storia di una nobile casata siciliana descritta nel corso del tempo.

)MATILDE DE SERAO donna moderna, scrittrice e giornalista, lasciò il marito che gli impedì di vedere i propri li.

Nel corso della sua vita scrisse due romanzi: “il ventre di Napoli” e il “paese della cuccagna”(=tratta il tipico gioco di Napoli)

)EMILIO DE MARCHI scrisse un romanzo intitolato “Demetrio pianelli” che racconta di un impiegato onesto milanese che non riesce a difendere le proprie idee. Si innamora della cognata dopo la morte di suo fratello e la aiuterà quando qualche suo collega le provoca disturbo.

In questo romanzo vi sono elementi romantici e manzoniani.

)VERGA, nasce a Catania nel 1840, era una persona schiva, riservata, tutto ciò infatti che si conosce della sua vita è stato raccontato dai suoi contemporanei intellettuali.

Nasce da una famiglia della media borghesia, dalla quale però non ricevette una preparazione classica.

Il suo precettore : Antonio Abate fu per lui molto influente, egli era un patriottico e nei suoi primi romanzi verga riporta infatti un’impronta patriottica.

Quando crebbe si arruolò nell’esercito, nella spedizione dei mille(per i veristi ebbe una notevole importanza la politica)

Dopo aver vissuto a Firenze nel 1872 si trasferì a milano, luogo molto vivace per la cultura, questa città esercitò in lui emozioni ambivalenti: da un lato ne fu affascinato, dall’altro scoprì in lei alcuni lati negativi come la superficialità che lo portarono a percepire nostalgia del suo luogo d’origine.

Dal 66 al 75 egli scrisse alcuni romanzi descrivendo la vita dell’alta borghesia e temi passionali che segnarono per lui un grande successo. Questi furono: “una peccatrice”;”il celeberrimo”;”eva”, “eros” e “tigre reale”.

L’unica eccezione di quegli anni fu la stesura di una novella “nedda” che descriveva la vita di una raccoglitrice di olive siciliana.

Durante la sua vita verga legge moltissimo, viene a contatto con gli autori positivisti e naturalisti, perfino scapigliati; successivamente a queste letture decide di cambiare i contenuti dei propri testi e progetta un ciclo di romanzi.

Secondo lui il progresso non è solo qualcosa che portà positività, ma è una specie di inondazione che travolge le persone e le lascia su una riva.

La vita per lui è cartatterizzata da una continua lotta per la sopravvivenza che si conclude con vincitori e vinti, nei suoi scritti lui si vuole occupare dei vinti(cioè chi subisce il progresso) poiché sostiene che ci vince oggi perde domani.(la vittoria infatti è un concetto effimero, precario)

Esaminando i vinti nelle varie classi sociali scrisse alcuni romanzi:

-“i malavoglia” pubblicato nel 1880 racconta di una famiglia di pescatori umilissimi.

-“mastro don Gesualdo” racconta di un contadino arricchito che rinnegando le proprie origini sposa una marchesa solo per salire nel suo ruolo sociale. Ella non lo ama, il loro è soltanto un matrimonio d’interesse e egli per sposarla perderà l’unica donna che lo abbia mai amato veramente, la quale però è una contadina.

-la “duchessa di leyra nei quali verga avrebbe dovuto esaminare

-l’”onorevole scipioni gli aspetti economici negativi della classe

-“l’uomo di lusso” alto-borghese.

In oltre scrisse delle novelle raccolte in due antologie: “vita dei campi” e “novelle rusticane”.

I suoi romanzi e le sue novelle però provocano uno sconcerto tra la gente, questo insuccesso lo amareggio moltissimo.

Solamente una novella “cavalleria rusticana” fu ripresa da un suo contemporaneo che scrisse l’omonima opera lirica,che ebbe moltissimo successo.

Verga però lo accusò di plagio e gli fece causa. Vinse questa vittoria dalla quale guadagnò molti soldi ma rimase ugualmente amareggiato.

Nel 1893 torna a Catania dove si isola. Politicamente si spostò verso destra, appoggiando crispi e la politica coloniale italiana.

Qui scrisse altre novelle e un’opera teatrale “dal tuo al mio”e una novella che darà il nome alla raccolta “de candeloro”.

Muore nel 1922.






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