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SI alla procreazione assistita, ma pensiamo anche all’ADOZIONE

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SI alla procreazione assistita, 
ma pensiamo anche all’ADOZIONE









Procreazione assistita da anni e in tutti i paesi questo argomento è oggetto di dibattiti e polemiche tra ideologie laiche e religiose con risultati completamente diversi in ogni paese.

Solo da poco tempo l’Italia ha approvato una legge sull’argomento. In passato il vuoto legislativo ha provocato non pochi problemi, tra cui quello di decidere ora cosa fare dei trentamila embrioni congelati e conservati nelle varie strutture senza la possibilità di poterli dare in adozione, cosa che la recente normativa vieta e che forse sarebbe la cosa più logica da fare, forse l’unica soluzione per impedire che vangano uccisi.

Il Italia la legge consente l’uso della fecondazione assistita soltanto a coppie formate da maggiorenni e di sesso opposto, sposate o conviventi in età fertile e in vita. Viene così vietata la fecondazione post-mortem, cioè la possibilità di concepire un bambino usando spermatozoi (ovviamente conservati) di persone già decedute.



Sono contro l’inseminazione post-mortem anche Austria, Francia e Germania mentre la Gran Bretagna è favorevole.

Inoltre, in tutti i paesi, i conviventi hanno gli stessi diritti delle coppie sposate tranne in Germania dove non è consentita loro l’inseminazione artificiale. Però è assurda una distinzione di questo tipo: anche una coppia sposata si può separare col divorzio e il fatto che due persone convivano soltanto non sta assolutamente a significare che la coppia sia meno stabile o semplicemente meno felice di una coppia sposata.

In Gran Bretagna, California e altri stati americani è consentito l’affitto dell’utero, cioè impiantare l’embrione concepito dai gameti della coppia nell’utero di un’altra donna. Ma poi, che senso avrebbe, moralmente e materialmente, per una donna far impiantare un embrione di un’altra coppia nel proprio corpo, far crescere un bambino dentro di sé per nove mesi, sostenere il dolore e la fatica del parto e poi prendere questo bambino e darlo ad altre persone? E se poi la donna cambiasse idea e lo volesse tenere, con che coraggio lo si porta via dalle sue braccia? Ma soprattutto che conseguenze psicologiche avrebbe questo su di lei? Fortunatamente in Italia questo è vietato e si rischia anche la reclusione.

Parlando invece di inseminazione eterologa (quando un gamete viene donato da una persona esterna alla coppia) solo l’Italia ha una legge restrittiva ed è infatti l’unico stato a vietarla senza eccezioni. L’Austria e la Sa non lo permettono soltanto a donne sole, la Francia lo concede solo se l’inseminazione omologa (all’interno della coppia) è stata un insuccesso e la Norvegia lo permette se l’uomo è sterile o affetto da malattie ereditarie. Sono tutte restrizioni abbastanza logiche, per dare al bambino la possibilità di nascere sano o comunque di dare a una coppia la felicità di avere un lio proprio. Ma è giusto, nel caso dell’Austria e della Sa, dare al bambino una vita in mancanza di una ura paterna fin dalla nascita?

Nella normativa italiana si è trovato anche un accodo con l’etica cattolica infatti all’embrione, considerato già essere umano dalla Chiesa, sono assicurati i suoi diritti. Di conseguenza sono anche vietate le sperimentazioni e i li nati con la fecondazione assistita acquistano lo stato di li legittimi o riconosciuti.



L’Italia, come la maggior parte degli stati, vieta anche la clonazione e non si possono produrre e impiantare nell’utero più di tre embrioni o comunque non più di quelli strettamente necessari e, se non possono essere trasferiti nell’utero, possono anche essere congelati. Ma poi questi che fine faranno se già ci sono problemi con i trenta mila embrioni a cui il governo deve trovare una soluzione?

La normativa poi mette le basi dal punto di vista della salute ponendo regole e requisiti che dovranno avere le strutture autorizzate ad effettuare interventi di questo tipo e di questa delicatezza. La legge stabilisce poi una serie di sanzioni e punizioni piuttosto rigide per i medici che violano la normativa.

È giusto dare la possibilità di procreare a una coppia che, per motivi di salute e impossibilità materiale, non può avere li in modo naturale. Però se non è possibile avere un lio all’interno della coppia (quindi senza fecondazione omologa), è meglio pensare di adottare un bambino! Non ha senso ricorrere a metodi come la fecondazione eterologa o l’utero in affitto, col risultato di avere un lio che non lo è poi effettivamente in tutto e per tutto, quando c’è la possibilità di aiutare bambini che sono senza genitori e che hanno bisogno di una famiglia e di affetto più di chiunque altro.









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