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Saggio breve - La vera povertà è l’indifferenza

Saggio breve - La vera povertà è l’indifferenza
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Saggio breve


Titolo: La vera povertà è l’indifferenza

Destinazione: giornalino scolastico



L’epoca nella quale viviamo viene spesso definita “era del benessere”. E tale affermazione può anche essere ritenuta vera, se si confrontano i modi di vita di oggi con quelli del passato.

Ma se è vero che viviamo in un’epoca di grande evoluzione sociale, di estensione del benessere a più ampi strati della popolazione o almeno della possibilità di soddisfare i bisogni elementari, sorge spontanea una domanda: perché non tutti appartengono alla cosiddetta società del benessere?

Un numero considerevole di persone si trova in una condizione di emarginazione, di inferiorità rispetto alla comunità organizzata, escluso da una vita dignitosa e serena, privo del lavoro necessario alla sua sicurezza materiale.

La ricchezza e la povertà sono i due volti della nostra realtà sociale e coloro che non hanno paura di vedere, che non si nascondono dietro la maschera dell’indifferenza ne sono consapevoli. Servizi televisivi, indagini statistiche, riviste, quotidiani sono sempre più spesso indirizzati verso questo argomento.



I poveri di oggi sono comunemente chiamati barboni, senzatetto, senza-identità, ma non fa differenza utilizzare l’uno o l’altro termine:loro muoiono ugualmente, anzi “muoiono come mosche” come afferma La Licata in un articolo de “La Stampa” del 16/01/2000.

E così mentre tutti, durante la notte di Capodanno del 2000 si apprestavano a festeggiare l’arrivo del nuovo millennio tra fuochi di artificio e concerti, accanto al “killer dei computer”, il millennium bug, a causa del quale i cibernetici avevano gettato un grido di allarme, colpiva tacitamente anche il “killer dei barboni” ovvero il freddo, la fame e gli stenti.

Si sono spenti così nove senzatetto sulle panchine ghiacciate dalla tramontana, tra cartoni i suduci o sotto le spoglie pensiline della città, magari sognando il tipico pasto del cenone o più semplicemente un misero giaciglio su cui esalare l’ultimo respiro.

Dallo stesso articolo poc’anzi citato emerge che i senzatetto in Italia oscillano tra i 150 e i 220mila.

Ma qual è il volto del barbone del terzo millennio?

Sempre più spesso egli è un giovane la cui età media si aggira attorno ai venticinque anni, in un caso su tre è affetto da malattie infettive, in uno su quattro da disturbi dell’apparato digerente, in uno su dieci da problemi circolatori; rifiutato dal proprio nucleo familiare, incapace di trovare un lavoro, alcolizzato, tossicodipendente, malato di mente, ex-carcerato, sceglie la strada.

Secondo alcuni dati trasmessi da un articola de “La Stampa” del 19/01/2000, la città più ospitale è Bologna, il cui numero di posti letto messi a disposizione supera quello dei senzatetto; a Napoli, Torino e Roma il numero di questi ultimi è triplo se non quintuplo rispetto all’altro; infine emerge che la situazione più critica è quella di Milano, in quanto a far fronte ai tremila barboni sono messi a disposizione solo centoventi posti letto.



Come sostenuto precedentemente, l’altra realtà sociale è quella della ricchezza ed interessa in particolar modo l’Italia settentrionale.

Da un articolo de “La Stampa” del 21/01/2000 prendiamo atto che parallelamente all’incalzare del numero dei barboni, in Piemonte le famiglie spendono di più e risparmiano di meno; si registra una straordinaria impennata di consumi per l’alta tecnologia, ad esempio sono aumentate del 105% le vendite di scanner, del 61% di stampanti, del 37% di fotocamere digitali e di moto di grossa cilindrata.

Nel periodo natalizio del 2000 in televisione veniva frequentemente trasmesso uno spot della Caritas che esordiva con la seguente affermazione: “Quest’anno saranno milioni i poveri che non riceveranno regali e per questo non moriranno di tristezza. Moriranno e basta”.

Appare chiaro che l’obiettivo principale è quello di trovare soluzioni che permettano almeno di scongiurare la morte dei barboni, ad esempio creando una fitta rete di centri di assistenza ed avviando progetti di reintegrazione sociale tali da consentire all’indigente di provvedere ai propri bisogni elementari.

Inoltre è necessario promuovere camne di sensibilizzazione nei confronti dei meno abbienti, in quanto con l’intolleranza e con la noncuranza verso costoro si viola il loro diritto alla vita; d’altronde, come potremmo permettere ciò? Significherebbe rinnegare tre secoli di storia, di lotte e di conquiste come la dichiarazione dei diritti umani.

Infine è lecito domandarsi se la vera povertà sia propria di chi dispone di scarsi mezzi o di chi guarda al mondo con indifferenza.






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