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Scheda di lettura “L’amico ritrovato”, Fred Uhlman

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Scheda di lettura

“L’amico ritrovato”



NOME DELL’AUTORE: Fred Uhlman

TITOLO DEL LIBRO: “L’amico ritrovato”(Reunion)

CASA EDITRICE: Feltrinelli

ANNO DI PUBBLICAZIONE:


GENERE DEL LIBRO: È un’autobiografia, perché usando la storia di un semplice

ragazzo ebreo, descrive la sua storia. È quindi della vita di Fred Uhlman che leggiamo nel libro, non quella di Hans Schwarz, in un certo senso. Infatti la vita dello scrittore e quella del protagonista  si assomigliano molto nei loro momenti più importanti, soprattutto nell’emigrazione dalla Germania nazista a causa del nazismo stesso.




AMBIENTE: La maggior parte delle azioni narrate dal libro si svolgono a Stoccarda, in

Germania, in posti dove i due amici si incontrano, come la scuola fredda e inospitale che frequentano, il “Karl Alexander Gymnasium” o le loro case. Specialmente viene descritta la camera di Hans, arredata come lui stesso aveva deciso, con appese al muro alcune copie di stampe giapponesi e di quadri famosi. Negli scaffali c’erano dei libri di autori tedeschi e alcuni francesi, e in un angolo la vetrinetta con le sue collezioni di monete, coralli e i suoi denti di squalo. Invece la camera di Konradin non è descritta ampliamente, ma l’autore descrive abbastanza dettagliatamente la sua casa: appena entrati vi è una grande anticamera, da dove si procede salendo per una scala. Dopo aver attraversato un lungo corridoio, si raggiunge la camera. Alle pareti di tutta la casa erano appesi quadri e fotografie di ufficiali famosi. Alla fine invece l’ambiente si sposta in America, dove il protagonista si è ritirato per sfuggire alle persecuzioni razziste.


TEMPO: Le vicende si svolgono durante il periodo nazista, nel periodo tra il

1932 e il 1933, quindi in un periodo storico, che viene descritto nelle ine del libro mano a mano che il la vita dei protagonisti passa e le vicende politiche intorno a loro mutano sensibilmente.


SINTESI DEL RACCONTO: Il libro descrive la storia di due ragazzi tra cui, dopo essersi

conosciuti a scuola, nasce una solida amicizia. Anche le loro situazioni economiche erano totalmente diverse perché Hans era un ebreo lio di un medico molto bravo e stimato, mentre Konradin era un “Von”, un nobile appartenente ad una delle più antiche e famose famiglie tedesche. Il giovane ebreo fin dalla prima volta che lo vede entrare nella sua classe lo inquadra come un possibile amico, che potrebbe farlo uscire dall’isolamento in cui si trovava fino ad allora, e fa di tutto per mettersi in mostra e farsi notare. Dopo qualche giorno e nonostante le apparenti difficoltà i due trovano subito interessi comuni, come il collezionare monete antiche e in breve tempo diventano molto amici, tanto che Hans invita il comno anche a visitare la sua casa e a conoscere la sua famiglia. Konradin dopo qualche giorno fa lo stesso e lo invita a sua volta a visitare la sua enorme casa, ma solo in giorni caratterizzati dall’assenza dei genitori. Hans si rende conto di ciò, ma in un primo momento non ne tiene gran conto. Un giorno però va ad assistere ad un’opera teatrale alla quale presenziano anche l’amico e la sua famiglia. Konradin all’uscita lo vede ma non lo considera, dando una delusione molto forte ad Hans. Questo fatto indusse Hans a dubitare dell’amicizia e a chiedere spiegazioni all’amico che gli spiega che la sua famiglia era fortemente nazista e non tollerava per niente gli ebrei. Lui nonostante tutto non lo emarginava pur essendo a conoscenza della sua religione. Ma questa fu solo una delle difficoltà che portarono alla rottura dell'amicizia. Infatti, con l’affermarsi del nazismo Hans iniziò a essere emarginato anche a scuola, e la sua famiglia viene trattata con inferiorità da parte degli altri, anche se suo padre era stato un ufficiale tedesco decorato con la Croce di Ferro durante la Grande Guerra. Così i suoi genitori decisero che per lui sarebbe stato meglio se per un breve periodo si fosse trasferito a New York da dei cugini del padre, fino a quando la tempesta nazista non si fosse placata. Dovette accettare, seppur controvoglia, e si trasferì. In America si laureò in legge e fece carriera come avvocato. Intanto i suoi genitori, rimasti a Stoccarda, morirono a causa di una fuga di gas nella loro casa. In realtà, non volendo lasciare la loro terra e capendo i pericoli che il nazismo avrebbe procurato loro, il padre lasciò intenzionalmente il gas aperto. Un giorno il vecchio liceo di Hans gli spedì una lettera per la raccolta di fondi per la ristrutturazione dell’edificio e per la costruzione di un monumento in onore degli studenti caduti nella guerra. Allegata a questa vi era l'elenco degli allievi della scuola morti. Dopo un po’ di indecisione Hans decise di controllare chi della sua classe era caduto e scoprì che moltissimi dei suoi comni erano morti. Tra di questi, per ultimo, dopo essere stato indeciso se cercare o no fino all’ultimo istante, controllò sotto la “H” e vide che il suo caro amico Konradin von Hohenfels era stato ucciso perché appartenente a un complotto contro Hitler.


TEMI PRINCIPALI Argomento centrale del racconto è infatti una forte amicizia fra due



ragazzi: Hans, ebreo tedesco, e Konradin, nobile quando nella loro vita si frappone l'antisemitismo provocato dalla proanda nazista. La loro amicizia nasce da stima e passioni comuni spesso legate alla filosofia e all’amata Germania. Hans si sente prima tedesco e poi ebreo, così come suo padre, e sono entrambi fieri di entrambe le cose ma l’odio non guarda in faccia nessuno. Non è solo il diffondersi di questo odio, anche nella scuola, a ferire Hans: ancor più fastidioso è il fatto che il suo amico lo debba evitare per via della simpatia tra i suoi genitori e il dittatore tedesco. Ecco che quindi questo valore fra i due sembra mancare: Hans si trasferisce in America da alcuni zii, addolorato per il fatto di dover perdere un comno perché un intero popolo crede a delle assurde tesi di superiorità dettate da un partito politico. Dopo trent’anni Hans 'ritroverà' il suo amico, senza grande dolore, nel suo studio, per mezzo di una lettera. Il suo nome era scritto sotto la “H” nell’ elenco dei suoi vecchi comni di classe morti nella guerra anni prima, un amico che non aveva mai dimenticato.







PERSONAGGI I protagonisti principali sono Hans Schwarz e Konradin von Hohenfels.

Il primo, uno studente sedicenne ebreo che frequenta il liceo “Karl Alexander Gymnasium” di Stoccarda, è timido e vuole avere un vero amico. Inizialmente si trova solo nella classe, senza avere nessuno con cui trascorrere il tempo. Con l’arrivo di Konradin invece trova il comno che aveva cercato perché assieme possono parlare dei loro segreti, di argomenti che riguardano la vita di ogni giorno, dalle monete antiche che entrambi collezionano all’esistenza di Dio. Konradin, coetaneo di Hans e suo unico amico, lio di importanti aristocratici, è una persona raffinata, elegante e timida, che si trova a suo agio nella solitudine. Ci sono anche i genitori di Hans; il padre è uno stimato medico di origini ebraiche, orgoglioso del fatto di essere tedesco, convinto che il nazismo sia una malattia passeggera. Oltre che per la sua bravura nella medicina, era un ottimo ufficiale e ricevette la Croce di Ferro. Sua madre invece veniva da Norimberga. I genitori di Hans vengono approvati dall’autore e sono parte dei personaggi direttamente secondari. I genitori di Konradin, invece, sono nobili e duramente nazisti. La madre era una donna che odiava gli ebrei ed evitava qualsiasi contatto con loro. L’unico desiderio di suo padre invece, era quello di far diventare ancora più grande il nome della sua dinastia, quella degli Hohenfels, perché per lui non era importante quanto le persone gli stavano intorno. L’autore li mette sotto una cattiva luce, non approva il loro comportamento razzista e sono una sorta di antagonisti dei due amici. Tra gli antagonisti di Hans c’è anche il nuovo professore di storia della classe, Pompetzki; è un personaggio che con la sua politica filonazista e non tollerante è come la proverbiale “goccia che fa traboccare il vaso”. I personaggi secondari del racconto sono i comni di scuola, la famiglia Bauer (i vicini di casa del protagonista).

NOTE PERSONALI E GIUDIZIO SUL LIBRO: Un libro che unisce sentimenti provati da

tutti, come l'amicizia, l'affetto, la nostalgia, a uno dei periodi più drammatici della storia del secolo scorso, cioè guerra e razzismo, citando così le sensazioni proprie ai protagonisti. Una riflessione, colta dal punto di vista di uno scrittore, che descrive, oltretutto, il dolore per il dover abbandonare la propria amata patria a causa della politica di essa. E' attinente l'aver scelto di cominciare la narrazione dall’incontro, fra due ragazzi diversi dal punto di vista sociale e religioso, ma uguali negli interessi e nelle idee, relazione che apparentemente sembra impossibile, ma che in fondo riesce e si sviluppa rimanendo viva dopo la fine della guerra per decenni anche senza contatti.




BIOGRAFIA DELL’AUTORE: Fred Uhlman é nato nel 1901 a Stoccarda, capitale del

Wurttemberg, nella Germania sud-occidentale. Qui frequentò a Stoccarda un liceo classico di gloriose tradizioni, e in seguito, dopo la prima guerra mondiale, si laureò in legge. Non era uno scrittore di professione, ma faceva l'avvocato e certe volte si immedesimava pittore. Ha lasciato pochi esperimenti letterari, fra i quali solo L'amico ritrovato era stato da lui destinato alla pubblicazione. Ma non poté esercitare a lungo in patria la professione di avvocato che aveva intrapreso. Fu costretto ad interromperla nel 1933, quando in Germania iniziò la dittatura nazista di Adolf Hitler. Uhlman era un ebreo democratico ed il regime nazista negava ogni diritto di esprimersi sia ai non ariani sia agli oppositori. Agli ebrei veniva anche negato il diritto di esistere e di vivere. Quindi Uhlman lasciò la Germania nel 1933 e non vi fece più ritorno. Trascorse l'ultima parte della sua vita in Inghilterra, a Londra, dove morì a ottantaquattro anni nel 1985.
Sotto i suoi occhi, erano trascorsi gli anni di scuola, la nascita del nazismo e il suo affermarsi, l’esilio in Francia e in Sna, l’arrivo in Inghilterra e l’internamento durante la guerra, tutte cose che influenzarono la sua narrativa.
Ha scritto anche un’autobiografia intitolata “Storia di un uomo”, ed altri testi come: “Storia di un uomo” (1960), “Un'anima non vile” (1979), “Niente resurrezioni, per favore (1979)”. Leggendo la sua autobiografia si capisce che ha ispirato “L'amico ritrovato” ai luoghi e all'ambiente della sua adolescenza.


LO STILE: Il modo di raccontare è molto facile e avvincente, può essere capito da

chiunque ed è comunque molto interessante. I fatti sono molto scorrevoli e trasmettono benissimo l’aridità del regime hitleriano e le situazioni psicologiche dei personaggi con una buona analisi. Ma soprattutto fa capire come il nazismo separò i due ragazzi e fece rompere una grande amicizia. Ma la vera amicizia che li legava era talmente forte che è riuscita a sopravvivere e a guerra finita, anche se solo spiritualmente, si ricongiungono. I difetti però sono state le frequenti, troppo frequenti espressioni in latino e tedesco, molte delle quali non sono neanche tradotte. È però un libro molto bello, piccolo al punto giusto e non troppo noioso, escluse le parti in cui l’autore sta a descrivere Konradin e la sua famiglia o quello che Hans fa per diventare suo amico.


PAGINE SCELTE: I passi che ho trovato più significativi sono soprattutto nella parte

finale del libro, dopo che i due amici ritornano dalle vacanze e trovano la loro scuola e soprattutto i loro comni molto cambiati, abbagliati dall’ideologia nazista. Uno di questi pezzi è nel modulo 16, dove Hans si picchia con un comno di classe che lo ha insultato dicendogli di tornare in Palestina e il professore di storia non sgrida questo ragazzo, ma anzi prende le sue difese, dicendo che l’esclamazione di tornare in Palestina non era un offesa o un insulto, ma “un buon consiglio, un consiglio d’amico”. Inoltre lo stesso insegnante subito dopo si rivolge a Bollacher, il comno, dicendogli che “Presto tutti i nostri problemi saranno risolti”. Sempre nella parte finale ho trovato interessante come nel libro vengano descritte le conseguenze che le teorie del nazismo. Infatti nel modulo dopo, il numero 17, quando Hans parte per l’America riceve due lettere: una da parte di Konradin, e l’altra da parte dei comni che avevano scritto una poesia (Piccolo Yid – vogliamo dirti addio/ che tu raggiunga l’inferno dei senzadio/ Piccolo Yid – ma dove te ne andrai?/ Nel paese da cui non si torna giammai?/ Piccolo Yid – non farti più vedere/ Se vuoi crepare con le ossa intere.), le cui parole rimasero nella mente di Hans anche trent’anni dopo. Mi è piaciuta anche la conclusione, nella quale si scopre che Konradin non era completamente accecato dal nazismo, nonostante le dichiarazioni della lettera spedita ad Hans il giorno della partenza (“La nostra scelta è tra Stalin e Hitler e, tra i due, preferisco Hitler. La sua personalità, la sincerità del suo intento, mi ha colpito come non avrei mai creduto possibile”), ma anzi si accorge delle atrocità che la dittatura stava commettendo e sacrifica la propria vita per rimediare, come si legge dall’elenco dei caduti della sua classe (“Von Hohenefels, Konradin, implicato nel complotto per uccidere Hitler. Giustiziato”).






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