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“The Merry Wives of Windsor”

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The Merry Wives of Windsor


Il 31 gennaio alcune classi dell’ Istituto Tecnico Blaise Pascal hanno assistito allo spettacolo in lingua inglese The Merry Wives of Windsor” presso il Teatro San Prospero di Reggio Emilia. La rappresentazione è tratta dall’omonima commedia shakespiriana accuratamente ridotta e adattata da Elena Scialla che, con la consulenza linguistica dei professori Margaret Baker e Angelo Gandolfi, ha prodotto un testo per la compagnia teatrale “Le Cariatidi”. Il regista Marco Perna ha poi provveduto a realizzare concretamente questo spettacolo, dirigendo tutte le fasi della produzione artistica.


“The Merry Wives of Windsor” racconta le vicende di Falstaff, arrampicatore sociale che, per rimediare alla sua misera condizione finanziaria, cerca di conquistare due signore facoltose, Mrs. e and Mrs. Ford. Queste ben presto si rendono del suo duplice inganno e così, seppur non interessate a lui poiché sposate, decidono di vendicarsi con scherzi e beffe. Falstaff, interpretato da Angelo Gandolfi, verrà prima buttato dentro una cesta per la biancheria, poi travestito da donna e bastonato da Mr.Ford (che crede che Falstaff sia l’amante della moglie). Infine, con l’ aiuto dei propri mariti, le allegre comari spaventeranno il farabutto con magiche apparizioni di fate nella notte, smascherandolo davanti a tutti.


La scenografia è semplice e immediata: nel palcoscenico è presente una piccola struttura che rappresenta la “piattaforma dei guitti”, ovvero una sorta di impalcatura che veniva allestita nelle piazze dell’ epoca rinascimentale. Qui i guitti, gli “attori di strada”, mettevano in scena le loro opere per tutti i cittadini, che talvolta li deridevano per le scarse capacità dimostrate nella recitazione. La scelta di questa scenografia vuole sottolineare il “teatro nel teatro” tanto voluto da Shakespeare: un teatro che non è più qualcosa di inafferrabile per la gente comune, ma che diventa accessibile per qualsiasi individuo che voglia sentirsi per un momento l’eroe di una vicenda. Un teatro che si mette a confronto con la realtà quotidiana e che non è più linea separatrice tra la “corte”  e il popolo, ma elemento che mette questi in comune, dove ognuno, come in un sogno, può essere per qualche minuto il protagonista di una storia frutto della propria fantasia.

Gli abiti di scena riprendono la moda cinquecentesca, richiamando lo stile londinese. Il giorno e la notte sono rappresentati tramite l’utilizzo delle luci, molto importanti peraltro anche per i cambi di scena: le tende si chiudono e nel teatro cala il buio per alcuni minuti. Poco dopo inizia così la scena successiva con i buffi dialoghi shakespiriani che vengono semplicemente tagliati da Elena Scialla, mantenendo di conseguenza le battute originali. Gli attori si destreggiano bene con esse dando un’interpretazione il più coerente possibile coi personaggi immaginati dal drammaturgo britannico, sfoggiando un’inglese maccheronico che diventa molto divertente nella commedia.


Da ricordare che l’intera rappresentazione è in lingua originale, è che pertanto necessaria una lettura anticipata del testo dell’opera, poiché alcuni detti londinesi possono risultare di difficile comprensione anche per le persone più portate nella lingua anglosassone. Questo può diventare un ostacolo per i ragazzi che, anche se adeguatamente preparati in classe per la visione dello spettacolo, possono trovarsi in difficoltà di fronte a questo tipo di riproduzione. Ad ogni modo vedere la messa in scena può sicuramente aiutare ad interpretare il testo che, grazie ai movimenti e alle espressioni degli attori, risulta essere più semplice, permettendo un maggiore coinvolgimento da parte del pubblico.










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