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ULTIME LETTERE DI JACOPO ORTIS di UGO FOSCOLO

ULTIME LETTERE DI JACOPO ORTIS di UGO FOSCOLO
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ULTIME LETTERE DI JACOPO ORTIS di UGO FOSCOLO


Trama

Jacopo Ortis(la maschera di Foscolo) è un giovane rivoluzionario. Dopo il trattato di Campo Formio abbandona la sua terra natia, Venezia, e si rifugia sui Colli Euganei da dove, per tenersi in contatto, scrive delle lettere per il suo amico Lorenzo. Durante questo soggiorno fa da precettore ad Isabella e si innamora di Teresa, entrambi lie del suo amico “signor T.” Teresa però è destinata a sposare Odoardo, un giovane ricco che deve salvare la situazione economica della famiglia che sta per sposare. Jacopo dopo un primo periodo decide di allontanarsi dai Colli Euganei per andare a studiare a Padova. Ci prova ma non riesce a stare lontano da Teresa e cosi torna ai Colli Euganei. Odoardo è assente e lui passa sempre più tempo con Teresa, finchè una sera si baciano ai piedi di un tronco. I due si amano ma lei non potrà mai essere sua, è destinata a sposare Odoardo e deve farlo per la sua famiglia. La passione per Teresa e la lontananza dalla sua patria lo fanno ammalare e Lorenzo gli consiglia di andarsene. Il “signor T.” lo va a trovare e gli confessa che loro saranno sempre amici ma Teresa è destinata ad un altro, questo matrimonio deve essere fatto, gia questa sua ostinazione gli ha fatto perdere la propria moglie(che se ne è andata per non vedere la propria lia soffrire per questo matrimonio obbligato). Jacopo se ne va ed inizia un periodo di vagabondaggio per l’Italia; ovunque è infelice: non ha una propria patria. Tutte le sue lettere sono piene di riflessioni sulla realtà e sulla sua società. Vorrebbe togliersi la vita ma spera ancora di tornare a Venezia e inoltre non vuole dare un cosi grande dispiacere alla propria madre, che continua a mandare soldi e passaporti. Arriva la notizia che Teresa si è sposata e Jacopo decreta il suo suicidio: vuole morire ora perché sa che Teresa lo ama e finchè lei lo amerà lui non sarà scordato. Iniziano i preparativi per il suo suicidio: si accomiata dalla madre, dall’amico dall’amico ““signor T.””, dalla piccola Isabella e da Teresa, si chiude nella sua stanza e si uccide con un coltello. Lascia una lettera di istruzioni a Lorenzo e una lettere per Teresa ma non riuscirà mai a scrivere la lettera d’addio per la madre.




Personaggi

I due personaggi principali del libro sono Jacopo, il protagonista e Teresa. Sono gli infelici ma virtuosi. Jacopo è il tipico ragazzo con ideali politici e pieno di passione, che vorrebbe essere un rivoluzionario ma non riesce ad avere i mezzi e si rende quindi conto che la sua infelicità potrà avere fine solo con la morte.

Teresa, come Jacopo, ha tutte le virtù e la passione, ma la sua condizione di donna non la rende libera di comportarsi come vorrebbe; c’è una denuncia sulla condizione della donna (Jacopo dice al ““signor T.”” di non scordarsi che ha ancora un’altra lia e in un certo senso lo raccomanda di non fare lo stesso sbaglio che ha fatto con Teresa con Isabella.) Il personaggio di Teresa è ispirato a Teresa Pickler, moglie di V.Monti.

Altri personaggi sono Lorenzo, l’amico fidato di Jacopo, e Michele, il servitore fidato. Essi hanno entrambi il ruolo di aiutanti del protagonista. Sono coloro che, in un certo senso, si occupano delle lettere: le portano al destinatario(Michele a Lorenzo ma anche Lorenzo a Teresa o la madre stessa di Jacopo), le raccolgono e si occupano della pubblicazione.

Il ““signor T.”” è un personaggio ambiguo: è l’amico impotente: ama sua moglie e sua lia, si considera e stima Jacopo suo amico ma, nonostante ciò, preferisce perseverare nel suo piano per dare una continuità alla famiglia. È un personaggio avverso a Jacopo ma allo stesso tempo non può essere considerato negativo perché tutto quello che fa è per adempiere al dovere di assicurare alla sua famiglia i mezzi necessari al sostentamento.

Infine c’è Odoardo, l’antagonista. È un uomo mediocre ma è ricco quindi è promesso a Teresa. Inizialmente si comporta più come un amico nei confronti di Jacopo, ma nella seconda parte del romanzo gli diventa chiaramente avverso, domandagli spesso notizie sul giorno della partenza.

Tutti gli altri personaggi possono essere divisi in due: ci sono quelli positivi,infelici ma virtuosi come i protagonisti( tra i quali per esempio troviamo il Parini) e poi ci sono i ricchi e benpensanti che pensano con le leggi e non con il cuore.


Stile e linguaggio

Il romanzo di Ugo Foscolo è chiaramente un romanzo epistolare. Le lettere, tutte indirizzate all’amico Lorenzo, sono completate da brevi chiarimenti di Lorenzo che raccoglie e riorganizza tutte le lettere e i frammenti ritrovati dopo il suicidio.

La narrazione è caratterizzata da ritmo narrativo forte, cosa che lo METTE in un filone preromanticista.

Le varie riedizioni del libro fanno si che il libro risulti stratificato e con molti sbalzi di tono.


Livello narrativo

Il libro, essendo composto da lettere, presenta un punto di vista interno, che coincide con Jacopo Ortis; questo personaggio a sua volta è una maschera dell’autore, Foscolo.

Tutto il libro è ambientato principalmente sui Colli Euganei, ma anche a Padova, Ferrara, Bologna, Firenze, Milano, Genova, Venezia, etc. La storia si svolge in un arco di tempo di due anni: dal 1797 al 1799, quando si uccide.


Autore

Niccolò Ugo Foscolo nasce a Zante, una delle isole veneziane , il 6 febbraio del 1778, primo di quattro fratelli. La famiglia si trasferisce a Spalato, dove inizia il seminario dal quale è espulso, come confesserà al Monti, per aver picchiato due maestri. La giovinezza spensierata termina nel 1788, quando muore il padre. La madre si trasferisce a Venezia e Ugo viene mandato da una zia a Zacinto, dove inizia ad ammirare la bellezza della natura e del paesaggio.

Nel 1792 si trasferisce anche lui a Venezia, dove sotto il maestro A. Dalmistro apprende l’amore per la poesia. In questo periodo conosce i classici greci e latini, la filosofia settecentesca e la letteratura. Matura in questo periodo un interesse sul mistero della vita oltre la morte. Compone le prime poesie ispirandosi a Parini, Alfieri e Monti. Arrivano i primi successi e le donne lo ammirano. Una di queste è Isabella Teotochi Albrizzi, una donna colta ed affascinante, della quale frequenta il salotto letterario. È la prima di una lunga serie. Oltre che dall’amore si lascia appassionare dalle idee rivoluzionarie, diventa cosi un sospettato per il governo di Venezia ed è costretto a lasciarla per rifugiarsi sui Colli Euganei. Qui inizia un primo romanzo: Laura,lettere, che costituisce la prima bozza del futuro Ultime lettere di Jacopo Ortis. Nello stesso periodo termina la prima tragedia: il Tieste, dove si riconosce lo stampo alfieriano. La tragedia viene molto apprezzata, soprattutto da giovani patrioti come lui. Il suo temperamento caldo però non riesce ad assere sfogato solo con la scrittura: si interessa ai capovolgimenti politici e, trasferitosi a Bologna, scrive Ode a Bonaparte liberatore. In questo primo periodo Napoleone sembra una speranza per la liberazione dell’Italia, Foscolo stesso si arruola nell’esercito come tenente ma ben presto, nel 1797, il trattato di Campoformio, con il quale Napoleone cede Venezia all’Austria, gli fa mutare idea e si trasferisce a Milano. Qui conosce Parini e frequenta V.Monti, innamorandosi della moglie Teresa Pickler. Inizia un susseguirsi di vicende politiche e militari, per le quali cambia spesso città. A Bologna, nel 1800, compone l’ode A Luigia Pallavicini caduta da cavallo, dedicata ad un’amica nobildonna. A Firenza si innamora di Isabella Roncioni, che però è promessa ad un altro e cosi si trasferisce a Milano dove inizia una relazione con Antonietta Fagnani Arese, alla quale dedica l’ode All’amica risanata. Nel 1803 pubblica Ultime lettere di Jacopo Ortis, le Odi e il Commento alla Chioma di Berenice, opera di stampo classicista.



Nel 1804 si trasferisce in Francia, dove conosce l'inglese Fanny Emerytt e dalla quale avrà una lia: Floriana. Di questa lia verrà a conoscenza solo più tardi. Nel 1807, di nuovo a Milano, pubblica Dei Sepolcri, traendo ispirazione da un’editto francese per il quale i cadaveri dovevano essere seppelliti fuori città. Nel 1805 ottiene la cattedra di eloquenza a Pavia ma Napoleone, sospettoso, lo destituisce. Nel 1811 pubblica un’altra tragedia: l’Aiace, impregnata di allusioni contro Napoleone. Passa un altro periodo di “cambiamenti amorosi”( Maddalena Bignami, Cornelia Martinetti, Quirina Mocenni Magiotti) e nel 1811 si rifugia nella villa di Bellosguardo, dove la pace gli da modo di scrivere le Grazie, ultimo capolavoro, e la Ricciarda, terza tragedia.

Nel 1813 Napoleone viene sconfitto a Lipsia e un anno dopo abdica, la Lombardia diventa Austriaca. Foscolo dovrebbe giurare fedeltà agli austriaci ma preferisce abbandonare l’Italia. Va in Inghilterra, dove scopre dell’esistenza della lia. Qui viene accolto bene( grazie alla fama dei Sepolcri) ma la sua personalità singolare, i suoi scatti d’ira e i suoi gesti impulsivi in un certo modo turbano la composta società inglese. Con l’eredità della lia (avuta dal nonno materno) costruisce una villa dove vive fino al 1823, quando è costretto a venderla per debiti. Scrive alcune critiche come quelle su Dante ed è costretto a dare lezioni private per vivere. Inizia a vagare sotto falso nome per sfuggire ai creditori.

Sente l’avvicinarsi della morte e vorrebbe tornare nella terra natia ma è troppo tardi: muore di sera,il 10 settembre 1827, sotto lo sguardo della lia devota. Solo nel 1871 le sue spoglie saranno traslate in Italia, a Santa Croce in Firenze, assieme ai suo modelli ispiratori.






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