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UMBERTO SABA

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UMBERTO SABA.

Esperienze biografiche.

Nasce a Trieste il 9 marzo 1883 da famiglia assai modesta e in una situazione che lo segnerà per il futuro: la madre, un’ebrea fu abbandonata dal marito un “ariano”;

Saba cresce affidato più alle cure di una nutrice che a quelle della madre: in questa disunione e contrasto fra razze, egli collocherà le origini della sua “diversità” nel Canzoniere e nelle Prose;

La formazione culturale avviene fuori dall’ambito scolastico, degli studi ufficiali;



Vivere a Trieste significava avere lo svantaggio di un “ritardo”rispetto alla contemporaneità letteraria italiana ma avere anche il vantaggio di poter assimilare una cultura tedesca (Nietzsche, Freud e Heine);

Alle esperienze adolescenziali e infantili egli continuerà a ritornare in un ininterrotto impegno di scavo, di scoperta e di conoscenza della propria identità, delle radici delle proprie nevrosi e sofferenze;

Nel 1909 sposa Carolina Woelfler, che sarà una suggestiva presenza nel Canzoniere, di cui nel 1921 pubblica la prima edizione;

L’amicizia con Debenedetti e Montale lo confortano nelle frequenti crisi nervose che lo affliggono;

Nel 1929 si decide ad iniziare un trattamento psicanalitico a Trieste: nell’incessante ripiegamento interiore e nel bisogno di una conoscenza di sé cercata magari attraverso la diaristica, egli fu “psicanalitico prima della psicanalisi”à nel Canzoniere troviamo una serie di sintomi che precedono senza alcuna possibilità di dubbio la lettura di Freud, tanto che l’incontro della psicanalisi sembra l’esito premeditato di un piccolo racconto;

Da questo trattamento psicoanalitico ricava non la guarigione della sua nevrosi ma la consapevolezza che alla sua origine c’è un rapporto edipico rovesciato (per l’assenza del padre, è la madre ad essere stata introiettata dal bambino come autorità, norma, infallibilità);

Nel 1937 le leggi razziali lo costringono a spostarsi a Milano, Firenze, Roma;

Gli anni della II guerra mondiale e quelli immediatamente dopo sono per Saba assai pesanti per le difficoltà economiche e per la frequenza delle crisi; sono però anche gli anni del suo pieno riconoscimento;

Nel novembre del 1956 la moglie Lina muore dopo un declino straziante;

Nell’agosto del 1957 muore anche Saba.


I capisaldi della sua poetica.

La posizione di Saba nel panorama della poesia italiana del ‘900 è particolare ed è quasi impossibile inquadrarlo in una corrente;

La sua poesia è fondata sul rispetto delle forme metriche tradizionali e sull’adozione di un linguaggio di pregnante chiarezza, obiettivi questi in netto contrasto agli inizi del secolo con:

D’Annunzio: aveva portato a compimento al disarticolazione delle forme metriche tradizionali e si era creato un linguaggio poetico di preziosistica letterarietà;

futuristi: sperimentazioni e avventurose inquietudini;

ermetismo: di fronte alla macerazione solipsistica e alla rarefazione semantica della parola, scelta per la sue valenze musicali e analogiche, Saba continuava ad “essere uomo fra gli umani”, a sottolineare i suoi legami con una comunità nazionale e a preferire una poesia che nomina a una poesia che suggerisce;

In un articolo del 1912 “Quello che resta da fare ai poeti” ha fissato i canoni fondamentali della sua poetica;

dichiara che “ai poeti resta da fare la poesia onesta”;

polemizza contro ogni estetismo, contro la restaurazione del “letterato di professione”, cui la bellezza interessa più della verità, e contro il mito del poeta vate;

il poeta onesto deve non sforzare mai l’ispirazione, non tentare di farla apparire più vasta e trascendente di quanto per avvenuta essa sia;

bisogna tendere non al bello ma al “rispetto dell’anima propria” e lavorare con la scrupolosa onestà dei ricercatori del vero, perché il vero equivale a ritrovar se stessi e essere originali;

la sua poesia è ricerca del fondo della propria personalità, ricognizione e conoscenza dell’io;

celebrazione del quotidiano:non c’è aspetto della vita giornaliera nell’infinita varietà delle cose che non trovi posto nella poesia di Saba à il mondo di tutti e di tutti i giorni (anche il crepuscolarismo attuano questa scelta di realtà dimessa e usuale ma con una diversa angolazione: Gozzano col suo distacco ironico “prendeva le distanze” dalla materia umile, Saba aderisce sentimentalmente);



è presente il tema amoroso: anzitutto si estrinseca e realizza nella rappresentazione del rapporto con la moglie, ma dà luogo anche a ure di giovani donne vagheggianti con un’intensa carica erotica;

l’eros è inteso come forza vitale, come adesione alle pulsioni della “calda vita”, come celebrazione della vitalistica giovinezza;

la sua poesia col passare degli anni fa posto a temi che, se non del tutto assenti prima, ora incidono sempre più visibilmente: la tristezza, la malinconia o dolente consapevolezza del vivere, la meditazione sul declinare di giovinezze e di stagioni che diventa accorta saggezza delle maturità;

nella sua poesia rimane comunque una totale accettazione della vita, una costante coesistenza della giovanile voce del sogno e dell’accorta voce dell’esperienza: resta sempre l’amore per la vita, anche se ora è diventato “il doloroso amore della vita”;


Il Canzoniere:

va visto nel suo complesso come un’ininterrotta ricerca delle verità interiore;

la ricerca della propria identità non è mai definita ed è sottoposta a un’infinita serie di prospettive, collegate e condizionate dalla perenne mutevolezza dell’io;

ne deriva il frequente ritorno su temi già trattati, che di volta in volta si inseriscono in una nuova prospettiva, si illuminano di una nuova luce à stratificazione e pluralità di prospettiva;

è definito “Romanzo totale” finalizzato alla rappresentazione di un’esistenza, del divenire di un’esistenza

non è una rappresentazione diaristica: Saba mira a passare dal piano biografico-contingente a quello letterario-poetico, e quindi la rappresentazione di sé si risolve nella creazione di un personaggio letterario, creazione alla quale sono funzionali quegli spostamenti di prospettive;


La rima fiore/amore.

Saba scrive sonetti e adotta un linguaggio poetico nel quale c’è ampio posto per lessico e modalità di netto sapore ottocentesco e nel contempo per elementi del parlato;

Sceglie la parola non per il suo potenziale di risposte e sottili suggestioni ma per la pregnanza semantica, cioè per la sua concretezza, per la sua capacità di oggettiva definizione  della realtà da rappresentare;

La parola è quella domestica, la prima venuta senza meditazioni a riguardo: parole senza storiaà da ciò un sapore di antico che distingue inconfondibilmente la poesia di Saba nel contesto contemporaneo;

Assenza di complicazioni intellettualistiche e inibizioni;

La parola poetica tradizionale non gli serve come decoro né come esibizione, ma garantisce la possibilità di un dire comunitario, evidenzia la non-frantumazione del dicibile;

Resta fedele a un discorso non-frammentato anche quando in un certo qual modo accoglie le suggestioni della contemporanea poesia ermetica, che danno luogo a componimenti meno effusi, più concentrati e più compatti ma comunque dominati sempre da un lucido rigore compositivo, perseverando egli nella sua volontà di dichiarare più che di suggerire;

Vastità delle tematiche;


Le prose.

“Gli Ebrei”

“Ernesto”: rappresentazione dei turbamenti adolescenziali e dell’iniziazione dell’amore;

“Storia e cronistoria del Canzoniere”: ci fornisce preziose indicazioni sulla sua produzione poetica;

“Scorciatoie”: attua una riflessione sui più vari aspetti della realtà.







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