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“Vita di Galileo” Bertold Brecht



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“ Vita di Galileo ”


Bertold Brecht



A tutti è noto che Galileo Galilei è il padre della scienza moderna, colui che per primo ha utilizzato il metodo sperimentale e ancora di più lo scienziato che ha iniziato ad osservare, munito di umiltà e cannocchiale, l’universo.

E lo scopo di questo libro è quello di ricordarci ciò.


Il ritratto descritto da Brecht è dunque quello di un uomo che non ha principi di autorità, al contrario di Aristotele, bensì di un individuo pieno di vitalità la quale vede pian piano sgretolarsi davanti all’evidenza delle sue osservazioni, un uomo che capisce di essere sulla via della verità e con l’entusiasmo proprio dei bambini, si lancia alla scoperta di teorie rivoluzionarie.


Tale libro è una drammatizzazione in quindici scene della vita di questo grande scienziato a partire dall’invenzione del cannocchiale per finire in vecchiaia al periodo dell’esilio, sì perchè Galileo abiura e di fronte a tutti i suoi sostenitori appare come un vile: la ritrattazione delle sue discusse teorie è considerata come una sconfitta della verità di fronte all’autorità della chiesa e di Aristotele.

Nel testo è messo molto in risalto il forte carattere di questo personaggio che non si è mai sentito nella condizione di abbandonare le sue ricerche, neanche durante l’epidemia di peste che invase Firenze.

Avvincenti lezioni di fisica e di astronomia al discepolo Andrea, occupano gran parte del libro e rendono lo stesso lettore partecipe degli studi come se fosse egli in persona a sbirciare nel cannocchiale, a esultare nel momento in cui si riesce a verificare l’esattezza delle ipotesi scientifiche, ossia viene quasi tramutato in una sorta di scienziato medievale, calato in una realtà che vede imposti i limiti dettati dal tribunale dell’ Inquisizione e da un’inesistente mentalità aperta al nuovo.




E’ proprio qui che ha inizio una vera e propria battaglia di idee tra coloro che tengono fede alle erronee parole della Bibbia e chi se ne distacca prestando credito solo a ciò che vede con i propri occhi.


Ciò su cui il libro si sofferma maggiormente è il significato profondo della difficile decisione a cui Galileo si trova innanzi: morire al rogo riconoscendo la propria dottrina, ovvero sacrificarsi come un eroe per il trionfo della verità, prendendo per esempio il caso di Giordano Bruno o restare in vita, seppur in esilio, rinnegando le proprie scoperte, ma avendo l’opportunità di continuare gli studi di nascosto anche se il rischio è quello di apparire un codardo dinnanzi ai suoi sostenitori ?

Ovviamente egli opta per la seconda opportunità e vecchio, debilitato e cieco, continua a mantenere vivi i rapporti con gli scienziati di tutta Europa; sotto l’occhio vigile dell’ Inquisizione, riprende e porta a termine il capolavoro su cui si fonderanno poi le basi della dinamica moderna.


Consigliata solo per il fatto che il protagonista è l’illustre Galileo Galilei, la cui miglior dimostrazione della sua lungimiranza è stata data dai recenti “mea culpa” della Chiesa, è sicuramente da apprezzare questa opera che, inserendosi perfettamente in questo odierno scenario cui la scienza riveste una posizione di rilevante importanza, si offre come omaggio a Galileo e a tutti coloro la cui vita è stata, è o sarà un’incessante lotta per il rispetto dei propri ideali.










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