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illustra la poesia “Il gelsomino notturno” evidenziando temi e motivi della poesia pascoliana con continui e numerosi riferimenti al testo. Non riport

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Tema: illustra la poesia “Il gelsomino notturno” evidenziando temi e motivi della poesia pascoliana con continui e numerosi riferimenti al testo. Non riportare più di tre parole consecutive prese dall’analisi o da qualsiasi altro testo.


“Il gelsomino notturno” è una delle tante liriche che fa parte dei “Canti di Castelvecchio”composte da Pascoli.

I gelsomini notturni, detti anche “le belle di notte”, aprono i loro fiori al calar della sera quando il poeta rivolge il pensiero ai suoi morti. Anche le farfalle del crepuscolo iniziano il loro volo nelle ore della notte tra i viburni, mentre intorno tutto tace, dove insieme alla notte è calato il silenzio. Solo in una casa ancora si veglia, i rumori sommessi, che ne provengono, non turbano la pace notturna,  sembrano un bisbiglio di voci.

Dai calici aperti dei fiori di gelsomino si esala un profumo che  fa pensare all’odore di fragole rosse.

Mentre nella casa palpita ancora la vita e una luce splende nella sala mentre l’erba cresce sulle fosse dei morti.

Un’ape, che si è attardata nel volo, trova tutte occupate le cellette del suo alveare. La costellazione delle Pleiadi risplende nel cielo azzurro e il tremolio della sua luce richiama alla mente l’immagine di una piccola chioccia circondata dai suoi pulcini, intenti a pigolare.

Per tutta la notte si esala il profumo dei gelsomini che il vento porta via con sé. La luce accesa nella casa  sale su per la scala, brilla al primo piano e si spegne . E’ una chiara l’allusione agli sposi che si uniscono nell’oscurità. Al sopraggiungere dell’alba si chiudono i petali del gelsomino germoglia una nuova vita nel grembo della sposa, ora madre.



In questa poesia numerosi sono i temi, i quali caratterizzano tutta la poetica di Pascoli, il principale è l’amore e l’eros riferito alla giovane coppia e ne deriva un sentimento di esclusione del poeta, che di fronte al tema dell’eros, avverte al contempo turbamento e fascino, attrazione e repulsione, come dinanzi a una condizione a lui bloccata perché la morte a creato in lui la paura di perdere gli affetti che ama.

Un altro tema è il nido che rispecchia perfettamente l’idea pascoliana della famiglia. Egli ha un legame morboso e ossessivo nei confronti del suo nido ormai distrutto dalla morte del padre, della madre, dei due fratelli e della sorella.

Questo tipo di attaccamento alla famiglia non ha permesso all’autore di avere relazioni amorose poiché egli pensava che le due sorelle che gli erano rimaste avrebbero potuto soddisfare tutte le sue esigenze affettive; egli, infatti, era morbosamente legato alle sorelle, in modo talmente ossessivo che quando una delle due si sposò reagì con una crisi depressiva vedendolo come un tradimento personale.

Una delle poesie che rispecchia maggiormente questa sua visione della famiglia è “X agosto”, giorno in cui avvenne l’uccisione del padre e che portò alla frantumazione del nido. In quest’opera l’analogia tra la rondine ed il padre non riguarda solo la loro morte, avvenuta per entrambi il giorno di S. Lorenzo, ma anche nel fatto che sia la rondine sia il padre vengano violentemente esclusi dal nido.

I legami ossessivi nei confronti della famiglia proteggono il poeta dal mondo esterno, colmo di insidie e di cattiverie, escludendolo dalla vita sociale e spingendolo verso una fedeltà ossessiva nei confronti dei morti.

Quest’opera si apre con un ossimoro in cui i simboli di morte si rovesciano in simboli di vita come nel verso “nasce l’erba sopra le fosse”. È uno dei grandi esempi del simbolismo pascoliano. In essa vi è descritta una magica notte ricca di realtà, movimenti ed eventi, ma le sensazioni che essa sprigiona esaltano la sensualità, la contemplazione del fiorire della vita, il senso di solitudine ed il ricordo dei morti. Il ricorso al simbolismo è maggiormente evidente soprattutto in due punti: quando parla dell’ape tardiva e quando parla dell’aia del cielo su cui si muove la chioccia seguita dal suo pigolio di stelle. Nel primo caso, l’ape tardiva, esclusa dall’alveare che si aggira nella sua più totale solitudine, rappresenta il poeta: solo, chiuso nel suo nido familiare e destinato a non avere una sua famiglia dove poter essere un sereno e apato padre di famiglia. Nel secondo caso, invece, il cielo è l’aia su cui si muove la chioccia, le stelle sono i pulcini che la seguono pigolando, in questa frase c’è una sinestesia perché ci fa “vedere”e “sentire” le stelle silenziose che seguono la chioccia come dei pulcini pigolanti. Altrettanto visibile è la sinestesia riguardante il gelsomino che si schiude durante la notte e che al poeta evoca una sensazione olfattiva, quale l’odore inebriante di fragole rosse.



Pascoli vede la natura nella sua realtà e ne coglie i colori, i suoni, gli odori, nella sua poesia non c’è ragionamento perchè egli procede per immagini e analogie infatti già nel titolo e un analogia tra il gelsomino che sboccia è l’unione dei due sposi che darà origine ad una nuova vita,

La lirica si chiude con un ossimoro: “E’ l’alba”, il momento del risveglio, e “si chiudano i petali un poco gualciti. “Nell’urna molle e segreta”, che simbolicamente rappresenta il grembo della madre, si dischiude una nuova vita, si cova “non so che felicità nuova”.






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