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CATULLO, CARMI SCELTI (31, 49)



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CATULLO, CARMI SCELTI (31, 49)







Carme 31, Ritorno a Sirmione, dalla Bitinia inospitale



Paene insularum, Sirmio, insularumque             giggggt

ocelle, quascumque in liquentibus stagnis         gggggs marique vasto fert uterque Neptunus, gggggt



quam te libenter quamque laetus invisus,          gggggs

vix mi ipse credens Thyniam atque Bithynos               5 gggggs

liquisse campos et videre te in tuto.                   gggggs

O quid solutis est beatius curis,             gggggs

cum mens onus reponit ac peregrino                 gggggs

labore fessi venimus larem ad nostrum            gggggt

desideratoque acquiescimus lecto!                              10 gggggs

Hoc est quod unum est pro laboribus tantis.      gggiggs

Salve, o venusta Sirmio, atque ero gaude.        gggggt

gaudete vosque, o Lydiae lacus undae:             gggggs

ridete quicquid est domi cachinnorum.              gggggs



ANALISI DEL CARME


Il carme è in metro trimetro iponatteo (i cosiddetti ‘scazonti’).

Metro trimetro ipponatteo: v -<. v - I v -< v - I v -<. v _ . Il trimetro giambico scazonte o iponatteo è un trimetro giambico che ammette la sostituzione della breve con una lunga nel primo e nel terzo piede. Nel sesto piede ha il caratteristico ‘zoppicamento’ del ritmo con la lunga. La cesura è semiquinaria, o semisettenaria con una dieresi tra la I e la II dipodia.


Nel 57 a.C. Catullo aveva seguito in Bitinia, nell'Asia Minore, il governatore Gaio Memmio: forse era stato indotto dalla promessa di guadagni, forse dal desiderio di allontanarsi da Roma per dimenticare Lesbia che dopo la morte del marito nel 59 era divenuta l'amante di Celio Rufo. Il poeta non amava l'avventura né in senso turistico né in senso politico. Il carme qui proposto consta di tre distinti movimenti: dopo l'esordio e il saluto a Sirmione (vv. 1-6), una pausa riflessiva svolge in forma di interrogazione retorica l'elogio della tranquil­lità domestica (vv. 7-l1), infine Catullo conclude con una nuovà apostrofe alla sua terra e con un invito alla gioia generale.


(1-6) Sirmio, ocelle paene insularum et insularum, quascumque fert in liquentibus stagnis ac vasto mari uterque Neptunus, quam libenter et quam laetus te inviso, vix credens mi ipse liquisse Thyniam atque campos Bithynos et videre te in tuto.


Traduzione:

O Sirmione, gemma delle penisole e delle isole, di tutte quelle che nei limpidi laghi e nel vasto mare l'uno e l'altro Nettuno sorreggono, quanto volentieri e con quanta gioia ti rivedo, a stento credendo a me stesso di aver lasciato la Tinia e le piane di Bitinia e di vederti stando al sicuro [sano e salvo].



Analisi sintattica:

Il periodo è introdotto dal nome dell’isola alla quale è dedicato il carme, Sirmio. La proposizione principale (te inviso) è preceduta dalla subordinata relativa (quascumque fert in liquentibus stagnis ac vasto mari uterque Neptunus) e seguita dalla coordinata alla principale (vix credens mi ipse) che regge le due subordinate oggettive infinitive (liquisse Thyniam atque campos Bithynos et videre te in tuto).


1. - Paene: questo avverbio è di uso raro accanto a un sostantivo, ma il nesso con insula ha dato luogo al composto italiano 'peniso­la'. Anche Cesare ne fa lo stesso uso. Qui Sirmione viene messa dal poeta al di sopra di tutte le penisole.

- paeninsularumque . insularumque: sono genitivi partitivi, dipendenti da ocelle del verso seguente ‘fra le penisole e le isole’. Sirmione è, infatti, una penisola, ma, unita com’è alla terra ferma solo per una stretta lingua di terra, può far pensare anche a un’isola. L’espressione “delle penisole e delle isole” allude alla conformazione geografica di Sirmione, che sorge su una pe­nisola collegata alla costa meri­dionale del lago di Garda da un istmo tanto sottile da dare l'idea di un'isola.

2.- ocelle: il vezzeggiativo (lett. “piccolo occhio”, “pupilla”, ‘gemma’, è una metafora) esprime spesso in Catullo un valore affet­tivo: qui attribuisce a Sirmione un tratto di umana simpatia ed esprime la gioia del ritorno; noi diremmo piuttosto ‘gemma’. O anche ‘essa spicchia come l’occhio nel corpo umano’. Carducci nell’ode barbara dedicata a Sirmione (Libro I: Ecco: la verde Sirmio nel lucido lago sorride,  fiore de le penisole. Il sol la guarda e vezzeggia: somiglia d'intorno il Benaco una gran tazza argentea, cui placido olivo per gli orli nitidi corre misto a l'eterno lauro. Questa raggiante coppa Italia madre protende, alte le braccia, a i superi; ed essi da i cieli cadere vi lasciano Sirmio, gemma de le penisole. )

- quascumque: pronome indefinito che regge l'indicativo

- in liquentibus stagnis: in laghi placidamente liquenti.

- stagna, stilare; indica le acque che muovono lente e tranquille in opposizione al mare vastum. L’attributo liquentia = fluida, accentuando il carattere della scorrevolezza, esclude si tratti di acque di palude.

3. - Uterque Neptunus: il Nettuno marino e il Nettuno lacustre. Alcuni intendono anche Nettuno occidentale o Nettuno orientale, dall’uno all’altro polo, quindi, la metafora significa tutte le acque nel loro complesso. Ad ogni modo va osservata la solennità rituale e la vastità dell’enumerazione.

- uterque: pron. e aggett. indefinito; al singolare i sostantivi vanno .nelio stesso caso, invece i pronomi in genitivo

- Nettuno è metonimia per indicare le acque; l'affermazione “l'uno e l'altro” (uterque) sem· bra voler comprendere nell'im­magine sia le acque di lago sia quelle di mare, oppure indicare i due tratti di acqua che lambisco­no i fianchi della penisola.

- fert: da fero, verbo anomalo, col significato di ‘regge’, ‘sopporta’; il verbo è giustificato dalla metonimia Neptunus (=aequor), che porta, sostiene, quasi enormi navi, le isole. Nettuno è signore dei mari, dei laghi e delle acque in genere che scorrono sulla superficie terrestre (come ricorda anche Ovidio nelle Metamorfosi (l,276).

4. - inviso: inviso, is, invisi, invisum, ere; tr

- libenter quamque laetus: con qual piacere e con quale gioia, i due termini hanno quasi lo stesso significato eppure l’uno accanto all’altro aquistano un’efficacia particolare e ci rendono il desiderio ardente, frammisto ad una gioia esultante, del poeta che a stento crede ai suoi occhi nel rivedere, dopo tanti travagli, la sua tranquilla Sirmione.

5. Thyniam Bithynos: la Tinia era la regione di nord-ovest della Bitinia, abitata da popolazione di­versa ma politicamente compresa nella Bitinia stessa. La coppia allitte­rante Thyniam atque Bithynos non ha intento in­formativo ma espressivo in quanto carica di enfasi la connotazione geografica accentuando l'estraneità della regione. In Bitinia (nell'Asia Minore nordoc­cidentale) Catullo si era recato nel 57 al seguito del governatore Memmio.



- mi: mihi.

- vix mi ipse credens: ‘credendo a malapena a me stesso’; mi è forma contratta di mihi; da credens dipendono gli infiniti liquisse e videre.

- espressione da intendere nel senso che la gioia del ritorno basta da sola a compensare il poeta delle fatiche del viaggio, non che sia l'unico compenso di tante fatiche: come dimostra il finale, quello del poeta è un canto di gioia più che un lamento sull'amara esperienza del viaggio.

6. liquisse: arcaismo per reliquisse. Sott. me. Linquo, is, liqui, (lictum), linquere, tr.

- campos: il termine campus viene utilizzato qui anche per le regioni montuose, come la Bitinia; nota linguistica: il termine, da cui deriva l’italiano ‘campo’, non indica in genere il campo, ma di solito la ‘pianura’, un luogo pianeggiante contrapposto a mons, collis (e quindi assume talvolta anche il significato di ‘tratto di mare’). Invece a ‘campo’ corrisponde propriamente in latino ager, agri (m), termine che si ritrova in italiano in tante parole, come ‘agricoltura’, ‘agricoltore’, ‘agricolo’, ecc.

- in tuto: in piena sicurezza; sano e salvo. Nella mente del poeta si riaffacciano i passati pericoli del viaggio e con un senso di sollievo egli pregusta la gioia di sentirsi al sicuro tra l’affetto dei suoi.


(7-l0) O quid est beatius solutis curis, cum mens reponit onus, ac fessi labore peregrino venimus, ad nostrum larem et acquiescimus desiderato lecto.


Traduzione:

O cosa c’è di meglio, liberati dagli affanni, quando la mente depone il peso, e stanchi del viaggio in terra straniera, siamo giunti alla nostra casa, e troviamo riposo nel letto desiderato.


Analisi sintattica:

Il periodo è composto da una proposizione principale introdotta dal pronome quid (O quid est beatius ( . ) ac fessi labore peregrino venimus), che regge la subordinata temporale introdotta dalla congiunzione con l’indicativo cum  (cum mens reponit onus) e l’ablativo assoluto con valore temporale (solutis curis); segue una proposizione coordinata alla principale dalla congiunzione et (acquiescimus desiderato lecto).


7. quid . est beatius: ‘che cosa c’è di più dolce’;

- solutis curis: è da intendersi come ablati­vo di paragone dipendente dal ativo beatius: lett. “degli affanni sciolti”, cioè “della liberazione dagli affanni”, ‘che l’essersi liberati dalle preoccupazioni’, letteralmente: delle disciolte preoccupazioni’; solutis è part. perf. passivo di solvo. Nell’aggettivo prevale ancora il senso verbale. La frase equivale a quid beatius est quam curis solvi. Curis: fastidi, preoccupazioni.

- solutis: solvo, is, solvi, soliitum, ere, tr.

8. mens onus reponit: ‘l’animo depone il fardello’, delle preoccupazioni appunto.

- onus reponit: quasi si trattasse di grave fardello;

- peregrino labore fessi: stanchi delle fatiche (di viaggiare) in terre straniere; ablativo di causa retto da fessi, dalla fatica sostenuta in terra straniera.

- cum: temporale.

9. larem ad nostrum: il termine “dare” è anche in italiano una metonimia per indicare la casa: i Lari era­no infatti le divinità del po­dere rustico, poi associate al focolare e alla casa. L'a­nastrofe della preposizio­ne ad e la collocazione di peregrino e nostrum in fine di verso danno rilievo all'espressione. La gioia del ritorno è qui sottolineata dalla parola ‘lar’; i Lares proteggono la casa e la famiglia; qui lar per metonimia indica il focolare protetto dai Lari. È opposto a peregrino labore (chiasmo).

- labore: ablativo di causa efficiente.

- venimus: venio, is, veni, ventum, ire; intr

10. acquiescimus= troviamo riposo, acquiesco, is, acquievi, acquietum, acquiescere; intr.

- desiderato lecto: è sott. in; ablativo; ‘nel sospirato letto’, desiderato è part.perf.passivo di desidero, che significa ‘rimpiango’,’sospiro’, piè che ‘bramo’.


(11-l4) Hoc est quod unum est pro tantis laboribus. Salve, o venusta Sirmio, atque ero gaude; gaudente vos quoque, o Lydiae undae lacus: ridete quidquid cahinnorum est domi.


Traduzione:

Questa cosa sola mi compensa di tante fatiche. Salve, graziosa Sirmione, e gioisci del padrone e anche voi gioite, onde lidie del lago, e ridete con tutte le risate che avete!


Analisi sintattica:

Seguono due periodi. Il primo formato dalla proposizione principale (Hoc est pro tantis laboribus)  e dalla subordinata relativa (quod unum est). Il secondo periodo è formato da una principale (Salve, o venusta Sirmio, atque ero gaude) e da due coordinate alla principale separate da un punto e virgola (gaudente vos quoque, o Lydiae undae lacus; ridete), la seconda delle quali regge una proposizione subordinata relativa (quidquid cahinnorum est domi).


11. hoc . tantis: espressione ridondante da intendere: sì questo è l’unico compenso di tanti affanni.

- quod unum est: la sola ricompensa; questo è il solo compenso di tanti affanni.

- pro [laboribus]: regge l'ablat. ed ha molti significati: per, a favore di, dinanzi, in luogo di, ecc.



12. Salve: saluto, che è esplosione di gioia che erompe dal petto del poeta. Tutta Sirmione con tutto il suo mare pare sua al poeta ed essa deve gioire per la sua presenza.

- venusta: l'aggettivo, molto caro a Catullo, è di solito usato in riferimento a persone per esprimere una nota di garbata genti­lezza; ‘deliziosa’.

- ero gaude: anche se non tutta Sirmione, ma solo una villa fosse sua, il poeta rivolge la mente alla regione intera e alle acque stesse del lago che chiama partecipi della sua gioia; ero (da erus), ablativo retto da gaude, ‘del tuo signore’.

- gaude: imperat.; gaudeo, es, gavisus (a, um) sum, gau­dere; intr. e tr.

13. Lydiae lacus undae: l'aggettivo Lydiae è accor­dato con undae per enal­lage, ma si intende riferito al lago di Garda, detto “li­dio”, cioè “etrusco”, per­ché la regione, prima del­l'invasione gallica, era stata abitata dagli Etruschi, che secondo Erodoto pro­venivano dalla Lidia. È Livio nel libro 5 che riporta questa testimonianza: verso il VI secolo sotto il comando di Tirreno, lio del re Ati, i Lidi, dei quali gli Etruschi sarebbero discendenti, sbarcarono nella terra degli Umbri. Catullo, chiamando lidie le onde del lago, non faceva vano sfoggio di erudizione più di Virgilio che nell’Eneide (2, 781) ricordava il Lydius Thybris.

- gaudete vosque (vos quoque): o Lydiae lacus undae: Lydiae lacus undae, per ipallage, è al posto di undae Lydii lacus. Le onde sono dette appunto lidie perché dalla Lidia, secondo la tradizione, provenivano gli Etruschi, i quali, nel tempo della loro maggiore potenza, avevano esteso il loro dominio sino al Garda.

- vosque: etiam vos

- lacus: è genitivo della IV declinazione, (abl. e dat. plur. in ubus).

14. quicquid cachin­norum: l'espressione può essere intesa come un ac­cusativo dell'oggetto inter­no di ridete, e in tal caso il soggetto è undae e domi è una modalità linguistica colloquiale per dire “a di­sposizione”, “a portata di mano”: l'assimilazione del rumore dell'onda allo scro­scio della risata non è estraneo alla tradizione poetica. Intendendo inve­ce quicquid cachinno­rum come soggetto, il poeta si rivolgerebbe a tut­te le risate che stanno dentro casa, invitandole a manifestare in modo sono­ro la loro gioia per il ritorno del padrone: una trova­ta surreale che non stone­rebbe nella chiusa epi­grammatica. La parola onomatopeica cachinnus esprime allusivamente il fragore della risata. Può essere interpretato anche come ridete cachinni quotquot domi estis con la costruzione del neutro del pronome con un gen. partitivo. Il poeta avrebbe prima rivolta la parola a Sirmione, poi al lago e da ultimo alla villetta. Altri intendono: ridete quicquid est domi cachinnorum in cui la proposizione relativa terrebbe luogo di un oggetto interno quasi fosse ridete omnes risus quos possidetis. Ma quell’est domi pare poco adatto alle onde del lago. Né il fatto che a gaudete si correlativo ridete implica che undae sottinteso si il soggetto di tale verbo.

- cachinnus: voce onomatopeica, è propriamente il ‘riso fragoroso’, cachinnorum è genitivo partitivo retto da quidquid; domi è propriamente locativo (‘in casa’).

- quidquid: pronome raddoppiato che vuole l’indicativo.



TRADUZIONE


Sirmio, ocelle paene insularum et insularum, quascumque [L1] 

O Sirmione, gemma delle penisole e delle isole, le quali


fert in liquentibus [L2] stagnis ac vasto   mari uterque (I) Neptunus, (2)

sorreggono nei limpidi laghi e nel vasto mare l’uno e l’altro Nettuno,


quam libenter [L3] et quam laetus te inviso[L4] 

quanto volentieri e quanto lieto ti rivedo,


vix credens mi ipse liquisse [L5] Thyniam atque campos Bithynos et videre te in tuto.

a stento credendo a me stesso di aver lasciato la Tinia e le piane della Bitinia e di vedere te stesso sano e salvo.


O quid est beatius solutis curis, cum mens reponit [L6] onus,

O, cosa c’è di meglio, liberati dagli affanni, quando la mente ripone il peso,  


ac fessi labore peregrino venimus ad nostrum larem [L7] et



e stanchi per la fatica del viaggio giungiamo nella nostra casa e


acquiescimus desiderato lecto.

ci riposiamo nel letto desiderato.


Hoc est quod unum est pro tantis laboribus.

Questa sola cosa mi compensa di tante fatiche.


Salve, o venusta Sirmio, atque ero [L8] gaude[L9] 

Salve, o graziosa Sirmione, gioisci per il tuo padrone


Gaudete vos quoque, o Lydiae undae lacus; ridete [L10] quidquid [L11]  Cachinnorum [L12] est domi[L13] 

Gioite anche voi, onde lidie del lago; ridete con quante delle risa è in voi.








 [L1]Accusativo plurare femminile del pronome quicumque, quaecumque, quodcumque.

 [L2]Part. Pres. di liqueo,es, liqui, ere, 2, intr: essere liquido, essere limpido.

 [L3]Libenter: avv. Volentieri, con piacere

 [L4]I p. sing. Da inviso, is, visi, visum, ere, 3: andare a vedere.

 [L5]Infinito passato, aver lasciato, da linquo,is, iqui, lictum, ere, tr.

 [L6]Repono, is, reposui, repositum, ere, 3 tr.

 [L7]Lar, aris, m, focolare domestico, casa privata.

 [L8]Erus, i, m: padrone, signore


 [L9]Imperativo; gaudeo, es, gavisus (a, um) sum, guadere, intr. e tr.: gioire, fare festa.

 [L10]Rideo, es, risi, risum, ere, 2 intr: ridere

 [L11]Pronome raddoppiato che vuole l’indicativo.

 [L12]Cachinnus, i, m: scoppio di risa.

 [L13]Domus, us, f. (locativo in i, dat. in ui, acc. in um, abl. in o): domi: stato in luogo, caso locativo come i nomi di città e piccole isole della 1 e 2 decl., sing. e humus e rus (rus, ruris, n : camna, podere).







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