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Caio Lucilio(180 a.C. circa-102 circa)



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Caio Lucilio(180 a.C. circa-l02 circa). Nacque a Sessa Aurunca,al confine fra Campania e Lazio, da una famiglia molto ricca e quasi certamente di rango equestre, che possedeva terreni nel Lazio, in Sicilia, nell’Italia meridionale, in Sardegna ed aveva a Roma un palazzo in cui era alloggiato il principe seleucide Demetrio. Entrò ben presto nella cerchia de Scipione Emiliano, proprietario di un latifondo vicino ale terre di Lucilio, e sotto il suo comando militò come eques in Sna. Da alcuni riferimenti che si trovano nelle sue satire si deduce che egli era legeto alle maggiori famiglie dell’aristocrazia: erano suoi amici, infatti, Gaio Lelio, Rutilio Rufo, Quinto Fabio Massimo, Manio Manilio, Gaio Sempronio Tutidano. Ricevette, come tutti i suoi pari, un’educazione raffinata e forse compì anche un viaggio d’istruzione in Grecia, secondo un costume che stava ormai diventando comune a Roma.

Sebbene ne avesse la possibilità, non intraprese la carriera politica e dedicò la sua vita esclusivamente agli studi e alla produzione letteraria. Ciò costituisce un elemento di novità e, in un certo senso, di rottura nei confronti di certi schemi di pensiero tradizionali: secondo la morale dell’epoca il buon cittadino, l’aristocratico esemplare, aveva come primo dovere la partecipazione alla vita politica e solo nei momenti di libertà poteva dedicarsi all’ otium, alla cultura, alla letteratura.




L’antichità conosceva ben 30 libri di satire luciliane di cui sono giunti a noi solo circa 1400 frammenti; si tratta per lo più di brevi versi isolati o di gruppi di pochi versi. È assai difficile, per questo motivo, ricostruire sia pure approssivamente l’insieme dell’opera: sembra che i libri 26-30, in settenari trocaici e senari giambici, siano i più antichi, seguiti dai libri 1-21, tutti in esametri, e dai libri 22-25, in distici elegiaci.

Nella satira introduttiva lucilio affermava che il genere satirico era l’unico che si confacesse al suo ideale  di vita :egli rinunziava alla vita politica attiva non per ritirarsi nella propria tranquillitas, ma per partecipare alle vicende del tempo attraverso l’attività letteraria.

Il fine politico complessivo della sua produzione è affermato con forza da Lucilio: egli dice che uno degli scopi della sua poesia è quello di indicare i misfatti degli avversari suoi e dei suoi amici e di smascherare la falsa onestà.

Tre sono le linee, lungo le quali si muove la politica luciliana: la difesa degli amici influenti, gli attacchi agli avversari presentati come personaggi abbietti e moralmente depravati, le considerazioni sulla “decadenza” dei tempi, che inducono il poeta a condannare tanto la luxuria della nobilitas quanto l’atteggiamento della plebe.

In campo filosofico le sue simpatie andavano forse all’Accdemia, assai vicina nei suoi precetti alla morale del circolo scipionico.



L’oggetto più frequente degli strali di Lucilio era il drammaturgo Accio, suo contemporaneo; più in generale rimprovera alla tragedia di portare sulla scena uomini nello stato di prostrazione più abietta, pur di suscitare compassione.

Ma i libri di satire luciliane contengono la più grande varietà di argomenti: il III descrive, sotto forma di lettera, il viaggio compiuto dal poeta in Sicilia, in parte per mare e in parte per terra; nel IV si narra un combattimento di gladiatori; nel V un pranzo di camna; nel XII è descritto un banchetto e si condanna il lusso, mentre nel XVI si trova la caricatura di uno scialacquatore.


La sua è una poesia d’ élite, com’è d’altra parte naturale per un intellettuale del circolo scipionico.Il carattere di novità della produzione luciliana è costituito dalla vastità degli argomenti trattati, tra cui alcuni divverranno canonici, come le caricature di tipi buffi o il racconto di viaggi e banchetti, e dalla presenza di invettive poplitiche. Queste ultime erano assenti nelle satire precedenti: Lucilio ne fa uso, sia perché glielo consente la posizione sociale, sia perché, vivendo in un’epoca di contrasti e di lotte violente, egli appartiene ad un gruppo, quello degli Scipioni, che è ogetto di critiche e di attacchi.







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