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DA di Seneca

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DA            di Seneca


VITA ATTIVA E VITA CONTEMPLATIVA

Dunque io vivo secondo natura se do tutto me stesso ad essa, se di quella sono ammiratore e cultore. La natura invece vuole che io faccia l’una o l’altra cosa, sia che agisca sia che mi dedichi alla contemplazione: faccio l’una e l’altra cosa poiché neppure la contemplazione è senza azione.

Ma è importante sapere se tu ti sei avvicinato a quella per piacere non chiedendo a quella null’altro che una contemplazione assidua senza risultato; è infatti dolce e ha le sue attrattive. Contro ciò io ti rispondo: è ugualmente importante sapere con quale animo conduci la vita politica, se sei sempre agitato e non ti prendi mai alcun momento per guardare dalle cose umane alle cose divine. Come il cercare obbiettivi senza alcun amore della virtù e senza alcuna cura dell’ingegno e come il compiere azioni fini a se stesse è pochissimo probabile ( infatti queste cose devono essere mescolate e intrecciate tra loro ) così è un bene languido e debole, la virtù proiettata nel ritiro senza azione, che non mostra mai ciò che ha imparato. Chi nega che quella debba collaudare i suoi progressi nel lavoro e non pensare che sia da fare tanto qualcosa ma anche talvolta esercitare la mano e portare al vero quelle cose che sono pensate? Che se non è un impedimento per lo stesso sapiente, se non manca chi agisce ma manca il da farsi, forse che gli permetterai di rimanere con se stesso? Con quale animo si isola il saggio nell’ozio? Per sapere che compirà anche allora quelle azioni che giovano ai posteri. Noi certamente siamo coloro che dicono che sia Zenone sia Crisippo hanno fatto cose migliori che se avessero comandato un esercito, che se avessero ricoperto cariche e che se avessero fatto leggi; che non per una città ma per tutto il genere umano le hanno fatte. Che c’è dunque, per quale cosa non dovrebbe convenire ad un uomo onesto un tale ozio per il quale gli consenta di dirigere le generazioni future e non parlare presso pochi ma presso tutti gli uomini di tutte le genti, quelli che sono e quelli che saranno? Infine ti chiedo se sia Cleante, sia Crisippo, sia Zenone vissero secondo i loro precetti. Senza dubbio risponderai così: che quelli sono vissuti nel modo in cui avevano detto che si deve vivere: e nessuno di quelli governò uno stato. Tu dici:






DA      di Seneca


SOVRANI ILLUMINATI E ANIMALI DI RAZZA

Come dicevo, la clemenza è quindi a tutti gli uomini secondo la loro natura, ma soprattutto è adatta a coloro che comandano, quanto più ha presso quelli da conservare, quanto più appare in materia importante. Infatti quanto poco è dannosa la crudeltà privata, la crudeltà dei capi è guerra. Benché ci sia la concordia tra le virtù tra loro e nessuna sia migliore di un’altra. Tuttavia una virtù è più adatta ad alcune persone. La grandezza d’animo si addice a qualsiasi uomo, anche a quello al di sotto del quale non c’è niente. Che cosa c’è di più grande o di più coraggioso che respingere la cattiva sorte? Tuttavia questa magnanimità ha uno spazio più grande nella buona sorte ed è visibile su un piedistallo meglio che a terra. La clemenza in qualunque casa giunga renderà questa felice e tranquilla ma in una reggia quanto più è rara tanto più è ammirevole. Che cosa c’è di più ammirevole che colui, di cui nulla si oppone all’ira, alla cui severa sentenza concordano quelli stessi che muoiono, colui che nessuno sarà sul punto di interrompere, anzi neppure sarà sul punto di pregare se da troppo in escandescenza, fa violenza a se stesso e usa il suo potere in modo migliore e più pacifico pensando proprio questa cosa: “ Tutti possono uccidere andando contro la legge, nessuno può salvare tranne me! ”

A una grande sorte si addice un animo grande che se non si innalza verso quello e sta più in alto trascina giù a terra anche lei. È proprio di un grande animo essere calmo e tranquillo e guardare dall’alto con disprezzo le offese e le ingiurie: è proprio di una donna infuriarsi nell’ira; è proprio delle belve non nobili mordere e tormentare le vittime abbattute. Gli elefanti e i leoni passano oltre le fiere che hanno abbattuto, l’accanimento è proprio di un animale non di razza.




A tutti gli uomini, dativo di pertinenza

Da conservare, sottointeso

Tra loro, ripetizione

Altera, secondo termine di paragone, ablativo

Si addice, decet + accusativo

Più grande, ativo di maior

Varie domande retoriche

Quanto più - tanto più, correlativo

È, sottointeso

Cuius – quidam, incidentale

Manum inicere aliquid, mettere le mani addosso a qualcuno

Tutti, nemo nun

Frase tra virgolette, punto di orgoglio
















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