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Età AUGUSTEA 105ac – 14dc, LA POESIA PASTORALE, VIRGILIO, POETA DELLA PAX AUGUSTEA (70ac - 19ac), L’Eneide 29a.C. – 19a.C.



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Età AUGUSTEA 105ac – 14dc

Vittorie di mario; morte cesare(44ac); pax augustea. Mario e silla rappr dei populares e dell’aristocrazia senatoria; pompeo e cesare, 10 anni guerre civili, 48ac batt di Farsalo vince cesare (cesare riesce in una ditt xk uomo carismatico e ben voluto anke in seguito alle guerre in gallia, quindi importante a roma); marco antonio e augusto x la successione a cesare (batt di azio 31ac, vince augusto).

Mario=homo novus=forza di roma=populares

Silla=senato, rappr aristocrazia=dittatura (prima di silla, la ditt si aveva sl in tempo di guerra e durava 6 mesi xk il capo nn prendesse troppo potere, ora diventa una forma d governo cn elenchi di nomi di gente perseguitata perché contro la ditt)



Augusto voleva stabilità interna x poi occuparsi successiv della politica estera (cattiva pol interna=debole pol estera=confini deboli=invasioni). Polit interna=buon governo, econom sviluppata, meno diff sociale, tutti ano tasse, fortificazione valori.

=roma caput mundi=senato (augusto era primus inter pares xk si elevava x capacità)(il principe di machiavelli); inserisce la burocrazia: lui è il princeps ma è circondato da funzionari presi tra gli equites e i liberti che avevano però interessi personali=politica clientelare

Principi del programma politico augusteo: arte, architettura, famiglia e religione.

I vari rappresentanti culturali del circolo mecenatico, voluto da augusto e in cui mecenate radunava i letterati più in vista del tempo, o avevano “identità di vedute” cn augusto, quindi la pensavano allo stesso modo, o accoglievano le sue idee (mecenate), si adeguavano quindi esprimendo i contenuti in modo autonomo.

Virgilio: id di vedute con il princeps, stesso obbiettivo di augusto, roma caput mundi (es. nell’eneide si ha la nascita di roma, un’opera x valorizzare la città)

Orazio: caro amico di mecenate, no id di vedute, ma credeva nella valorizzazione di roma: semplicità (oggetti, relazione..)+rapporti duraturi, amicizia: scrive odi e satire.

La poesia, protagonista del circolo di mecenate, determinerà l’età augustea in quanto c sn elementi rappresentativi come l’amicizia.

roma doveva diventare caput mundi.

Dopo l’età augustea, cn nerone, si avrà un’età argentea, in quanto nn si è completamente liberi, ma si deve seguire il volere, il piacere dell’imperatore: si va diminuendo, si degenera.


LA POESIA PASTORALE

Teocrito (modello greco) poeta siciliano della magna grecia:natura, vicende pastorali, molto semplici=poesia agreste, poesia amena (semplice), bucolica, idilliaca=poesia che si distacca dai problemi della vita quotidiana.

Il genere pastorale creato da teocrito è di carattere antiurbano, scritto però per un pubblico di cittadini. Virgilio fu il grande imitatore di teorico e riprese il genere pastorale,leggendo nell’opera del poeta siracusano il mondo rurale in cui era cresciuto. A sua volta Virgilio contribuì cn le Bucoliche a fissare un codice del gen pastorale che passerà snz mutazioni alla poesia rinascimentale e costituirà un filone importante della poesia e della cultura europea fino al settecento. (es. l’aminta di tasso)

La camna (arcadia) è vista come un locus amoenus, un luogo ameno all’interno della natura, un rifugio dalla vita quotidiana, un luogo tranquillo. Fuori da questo angulus infatti, c’è l’arroganza, il disordine,la corsa al potere, la guerra.

Il pastore, l’uomo civilizzato, vive a metà strada tra la natura e la civiltà, traendo il meglio di entrambe le patri: l’ordine raffinato dell’arte e la spontaneità della natura. Il mondo pastorale risulta infatti essere una preparazione per l’uomo xk porta a valorizzare i mos maiorum e l’humanitas in quanto nella natura ci si riappacifica cn se stessi diventando più disponibili verso gli altri, favorendo così la formazione di una società basata su valori e non su vizi.

La natura è un luogo di protezione per chi, come il sapiens, vuole fare otium individuale ritirandosi nella natura. Questo tipo di otium sarà poi d’aiuto agli altri per raggiungere la felicità, non ha perciò un legame pratico. (lathe biosas = stare nascosto nella natura facendo otium)

Il pastore è un simbolo, un modello di esistenza (bios), che segue le filosofie ellenistiche, in particolare quella epicurea cn la ricerca della felicità. Il pastore infatti, pur assumendo valenze simboliche diverse e rappresentando l‘autore stesso, è sempre protagonista di un messaggio allegorico solitamente contrastante cn i nemici che abitano in città.

Il protagonista sceglie infatti il principio di piacere (epicureismo): l’eros viene soddisfatto attraverso l’amicizia o nella quiete dell’animo cn il canto (Idillio VII di Teocrito) oppure cn il coronamento matrimoniale dell’amore, la serena convivenza, ma anche cn la fine dell’amore snz traumi né conflitti.


VIRGILIO, POETA DELLA PAX AUGUSTEA (70ac - 19ac)

Non tutti i dati riguardanti la vita di Virgilio sn sicuri. La biografia più attendibile è la Vita Vergili di Elio Donato. La vita di Viriglio cmq, tutta concentrata sullo studio e sulla poesia, non fu movimentata né ricca di avvenimenti esterni.

Publio Virgilio Marone nacque, da una fam non illustre, ma agiata, ad Andes, non lontano da Mantova,nel territorio Longobardo, dove tutt’oggi si trovano le Virgiliane, una grandissima tenuta visitabile, il 15 ottobre del 70ac.

Viaggia nell’Italia settentrionale, poi a roma e Napoli per studio. A Napoli frequenterà anche il circolo epicureo di Sirone. Era poco versato per l’arte oratoria, prediligendo la filosofia.

Nasce lontano da roma, quindi in un luogo provinciale (come livio, patavinitas, padova) che gli conferisce valori semplici, basati sulla terra=natura molto semplice, molto meditativo. Otium sulle domande fondamentali dell’esistenza dovute ad un moneto di crisi morale politica e sociale quale era quello in cui allora si trovava roma.

Si sente solo, si isola, riflettendo, nella pianura padana. A Napoli invece trova un luogo molto diverso da Mantova, cn anche la presenza di un porto, luogo di scontro-confronto cn altre persone: possibilità di crescere come uomo e cultura e conoscenza di altri letterati dell’epoca tra cui Orazio, Lucio Vario . (l’amicizia viene unita attraverso un fedus, un patto inviolabile fra due persone anche dopo la morte). Egli finirà cn l’amare a tal punto Napoli da farsi seppellire a Pozzuoli, sulla via per Napoli.



Virgilio nn si dedicò mai alla vita politica, ma visse le tappe fondamentali di roma: nella sua giovinezza vide l’ascesa di Pompeo, poi la guerra civile tra cesare e Pompeo ed infine, a circa 40 anni, assisté al trionfo di Ottaviano.

Nella sua opera maggiormente autobiografica, le Bucoliche, si fa riferimento alla confisca delle terre nelle camne del mantovano che venivano poi distribuite come premio ai veterani che avevano combattuto fra loro. Il problema confisca, in quanto le terre formavano l’ager publicus romano, segnò Virgilio: dopo 10 anni di guerra, i veterani venivano liquidati, ma, in mancanza di denaro, venivano loro date le terre confiscate ai grandi proprietari terrieri cn i servi che vi lavoravano. Anche la fam di Virgilio dovette cedere delle terre e questo causò dei problemi finanziari alla famiglia, ulteriormente gravati dagli studi all’estero di Virgilio.

Dopo la pubblicazione delle Bucoliche (38ac), Virgilio entrò a far parte del circolo letterario di Mecenate con i suoi amici. Dedicò tutto il suo tempo alla poesia e alla filosofia: compose le Bucoliche tra il 42 e il 38ac; le Georgiche fra il 37 e il 30 circa e infine l’Eneide tra il 29 e il 19, anno in cui morì. La morte, a causa di una malattia, lo colse durante una visita in grecia nella quale si era recato per cercare materiale per una definitiva revisione (labor limae) dell’Eneide. Senza qst revisione, secondo Virgilio, l’opera sarebbe dovuta essere distrutta, ma Ottaviano Augusto ne volle la pubblicazione affidando la revisione all’amico di virg, Vario Rufo, che la lasciò praticamente intatta. L’Eneide, come le Georgiche, era un’opera encomiastica voluta da Augusto per promuovere la politica del princeps.

Le Bucoliche, opera giovanile e maggiormente autobiografica di Virgilio, è un’opera dell’otium epicureo in cui l’Arcadia è, come in Teocrito, il luogo della poesia pastorale che assume però l‘allegoria del sommo bene epicureo. Le Bucoliche, formate da 10 carmi chiamati Egloghe (carmi scelti), erano una cosa nuova a roma, anke se non mancavano carmi singoli di argomento pastorale. In Virgilio i protagonisti diventavano spesso una proiezione dei sentimenti e dei pensieri dell’autore; il motivo centrale è il canto, spesso sottoforma di gara, in cui si incentrano i temi dell’amore e della natura.

L’Egloga più significativa è la 4° in cui viene profetizzata la nascita di un puer e l’avvento dell’età dell’oro. È possibile l’intenzione di identificare il puer cn Cristo. In una lettura cristologica dell’Eneide, infatti, si può ritenere Virgilio anticipatore del messaggio cristiano, in quanto cn Roma si ha la creazione del centro cristiano.

L’operazione di Virgilio è esemplare del modo in cui un autore latino ne imita uno greco attraverso l’aemulatio, cioè riprendendo il modello originale di Teocrito in qst caso ed apportandoci delle variazioni: prendo dal modello iniziale, introduco nuovi aspetti, ma non mi allontano troppo dal mio modello.

Nelle Bucoliche ritroviamo un accentuato ellenismo che rende raffinato l’eloquio dell’opera: il poeta infatti, facendo una regressione, diventa pastore (come Dante nell’Inferno); egli vuole esprimere un messaggio importante rivolto a tutti pur con parole più semplici.

Già nell’antichità si erano suddivise le tre opere di Virgilio attribuendo alle Egloghe il genus tenue, alle Georgiche il genus medium e all’Eneide il genus grande. Segni di tale tenutati erano l’uso degli agg come dulcis, gracilis, humilis..; la frequenza dei diminutivi; l’uso della variatio di gusto alessandrino.

Alla poesia delle Bucoliche si riallacciano l’etica dell’otium, l’dea di un’arte raffinata e colta, l’imitazione dei classici greci e l’idea di poesia come elemento di consolazione della vita.

1 bucolica canto amebeo (due pers che si risp a vicenda) fra due pastori Titiro che, grazie all’appoggio di un potente può tenersi le sue terre, e Melibeo che al contrario deve abbandonare tutti i suoi averi. Le Bucoliche rispecchiano la situazione politica ancora prima di Augusto, al termine della guerra civile, momento della confisca delle terre date poi ai veterani, coloro che avevano combattuto x almeno 10 anni. Anche Virgilio rischia di essere privato delle sue terre ma, grazie ad un personaggio altolocato, le mantiene; la sua gratitudine sta nelle parole di Titiro.

L’ambiente agreste vuole come personaggi i pastori; le due anime di Titiro (piccolo imprenditore e pastore) rappresentano cmq una componente della natura che dà pace: la nat è scenario del sentimento umano e della storia del tempo, solo nella nat l’uomo può esprimere i propri sentimenti in quanto nulla nasconde i veri problemi dell’uomo.

Confronto Arcadia del’700 con la poesia pastorale di Virgilio: Arcadia, regione del Peloponneso vista come un’oasi felice che mi distacca delle problematiche quotidiane. Tasso scrive invece di un luogo idealizzato dove fa da sfondo la natura e in cui si concentrano le caratteristiche dei vari personaggi (dramma della controriforma e dell’inquisizione).

Virgilio, scrivendo dopo la guerra civile, trova una società in crisi, fortemente divisa in classi dalla situazione economica.

Fine ‘700: fine guerra dei 30 anni, fine dominio snolo=crisi economica, sociale, politica.

Visione che vuole dare sollievo ad una realtà negativa_Arcadia è ciò che si desidera.

4 bucolica caratteri meno bucolici, ma presenta cmq l’invocazione alle Sicelides Musae (poesia)(muse siciliane) e una parte finale cn riferimento a Pan (natura), dio dell’Arcadia. (panismo=l’uomo si fa tutt’uno cn la natura). In questa egloga si parla di un peur; si nominano le Parche (Atropo, Cloto, Lachesi) che annunciano il ritorno dell’aurea gens, dicendo anche ke l’umanità sarebbe sottoposta ad un ciclo continuo che vede il travagliare della stirpe umana nel passaggio dall’una all’altra: d’oro, d’argento, di bronzo, degli eroi, di ferro. Forse Virgilio trovò qst riferimento anke negli Oracula Sibillina (le sibille annunciano che qlcs avverrà, ma nn si sa in che forma: anticipano il programma politico di Augusto.

In qst clima di attesa causato dalla volontà di Antonio e Cleopatra di formare un regno orientale distaccato da Roma e da qll di Augusto di mantenere Roma unita (accordo di Brindisi), Virgilio interpreta la nascita del puer come l’inizio di una nuova era. L’importanza di qst egloga è il vedere come Virgilio senta la necessità di tranquillità e serenità, non di un’altra guerra.



Le Georgiche poema didascalico, poesia che insegna, che propone un contenuto (didascalia: parte scritta che accomna un’immagine per spiegarla in sintesi); mezzo per comunicare il programma politico di Augusto. Origini greche per arrivare alla romanità con l’opera emblematica di Lucrezio, “de rerum natura”, con lo scopo di trovare la felicità nella natura.

Sebbene l’argomento specifico sia l’agricoltura come nel “de agri cultura” di Catone, le Georgiche con la loro forte tensione etica, confluiscono in esse anche l’esperienza lucreziana. Catone metteva in luce i consigli pratici per l’agricoltura, ma anche le caratteristiche del vir bonus (dicendi peritus) che era l’agricoltore che doveva incarnare le virtù dell’umanità, cioè rappresentava la formazione per il futuro cittadino romano (no filosofia); visione oggettiva.

Le Georgiche invece sono composte dalla filosofia lucreziana unita al pensiero catoniano, cioè la forza ma anche la visione dell’uomo rivolta alle sue intenzioni. Lucrezio, epicureista, crede nella ricerca della felicità nella natura, cioè in un ambiente esterno ma anche interno all’uomo.

Virgilio vede gli elementi necessari alla felicità dell’uomo nella vita rustica, ovvero una natura più organizzata che fa da filtro tra la vita sociale e quella agricola in quanto l’uomo è inserito in un contesto naturale: in città non potrebbe mettere in luce le proprie capacità. Il discorso virgiliano, legato alla politica augustea, tende alla restaurazione del mos maiorum, dei cui valori era depositario l’agricola con il suo paziente labor e la vita a contatto con la natura.

Lucrezio aveva operato un processo di umanizzazione della natura, dicendo quindi che uomo e animale erano simili da un legame creato dal fatto che gli animali potevano spiegare alcuni dei vizi umani. Questa idea fu appoggiata da Virgilio che la riprese e massimizzò dando ad elementi naturali e animali degli accenti umani. Virgilio infatti, per quel che può, asseconda la trasformazione della natura in cultura degli uomini, cioè dice che la natura deve indicare un percorso utile all’uomo (prodesse civibus).

Le Georgiche sono divise in quattro libri:

1 dedica a Mecenate; struttura come un’opera epica: protasi, dedica, invocazione; religione antropomorfa (legata all’uomo) e legata alla natura (es. volo di uccelli come presagio; es. morte di Cristo accomnata da buio e terremoto; es. per Danta la creazione del mondo è avvenuta in primavera)

2 agricoltura; olivo e vite perché a Roma erano la produzione predominante e prima perché l’olivo è un albero mitologico che indicava pace e vita e che indica fecondità, quindi positività, progresso, continuità dell’uomo; vita campestre vista come un luogo distaccato dalle passioni quotidiane.

3 allevamento; Lucrezio parla della peste di Atene, Virgilio di quella nel Norico (peste di Boccaccio riportata da studi greci, peste del Manzoni con visione religiosa, lucreziana e meteorologica (la pioggia che lava via la peste)). Nella peste che provocò una grande moria di animali, l’uomo è coinvolto in quanto legato a loro. Si parla infatti di animali utili nel lavoro e nella produzione di cibo come buoi e cavalli e capre e pecore: l’uomo è impegnato ad avere esiti positivi per soddisfare le necessità e per continuare la vita: labor.

4 api, insetto laborioso, immagine dell’impegno del civis romanos. Struttura gerarchica dei ruoli specifici che si portano avanti con impegno: si svolge il proprio ruolo nel migliore dei modi per una buona società non toccata da vizi come il denaro. Gli equites e i liberti, infatti, instaureranno una politica clientelare con lo scopo di arricchirsi a scapito della res publica, mentre Augusto vuole migliorare la situazione di Roma, non del singolo. (equites e liberti si sono arricchiti soprattutto dopo la morte di Augusto, come viene narrato nel “Satirico” di Petronio: l’importanza sta nel comportamento.

La parte finale del quarto libro è costituita da un esilio, cioè un racconto molto delicato su una storia d’amore, su un avvenimento poetico che si distacca dalle api in questo caso. Si tratta del mito di Aristeo con un’ulteriore digressione quale è la favola tra Orfeo e Euridice.

L’Eneide 29a.C. – 19a.C.

Poema mirante ad esaltare la ura di Ottaviano e le sue imprese, è un poema epico.

Poema storico= narrare in poesia un evento che aveva reso grande Roma, in questo caso.

Poema epico= mito, eroe Enea che corrisponde ad Augusto, fonda Roma che viene così glorificata: identità di Roma con lo stesso Augusto in quanto sono entrambi protagonisti indivisibili. Il fine ultimo era di trovare l’opera caratterizzante del programma augusteo, celebrando la grandezza di Roma e la virus del popolo romano su cui essa si fondava.

Il primo poema epico romano fu la traduzione dell’Odissea di Omero da parte di Livio Andronico nel III sec a.C.; successivamente Nevio compone un poema di argomento storico, il Bellum Poenicum; infine Ennio codifica il linguaggio e la struttura del poema epico scegliendo come metro il verso omerico dell’esametro per i suoi Annales.

Il primo verso metrico era il saturnio, diviso in cola (le nostre sillabe), molto ritmato e più duro rispetto all’esametro. Quest’ultimo è diviso in piedi che si suddividono in dattilo e spondèo.

Con Sallustio Roma aveva perso i boni mores, abbandonandosi ai vizi, alla divisione in classi sociali e al potere personale. Il princeps invece voleva ricostruire i valori del mos maiorum , formando un modello di società rinnovata eticamente e politicamente, in un ritorno alle origini della res publica basata su valori e non su vizi. Virgilio, con l’Eneide, seguì particolarmente l’intento di Augusto.



La scelta di un’opera epica permise a Virgilio di evidenziare l’eternità di Roma, in quanto l’inizio è stato pensato dagli dèi e la fine non deve esserci, celebrando la dinastia di Augusto ponendo Enea come fondatore. Attraverso l’epica, Virgilio potè collegarsi al poema di Omero attraverso l’aemulatio. (l’emulazione verrà sempre usata, soprattutto nel 1500 assieme all’imitazione).

L’Eneide è divisa in due parti: i primi sei libri, i viaggi, ispirati all’Odissea e gli ultimi sei, le guerre di Enea contro le popo del Lazio, all’Iliade.

Nel poema sono anche presenti le esperienze dei poeti epigrammatici, Catullo in particolare. Si tratta di coloro che scrivono epigrammi, ovvero poesie costituite da pochi versi (es distico); si parla di epigramma dattilico per l’abbondanza di dattili.

L’Eneide si può quindi considerare il riassunto di tutta l’esperienza precedente, con forme drammatiche e liriche. Viene però inserito un elemento di novità, ovvero un secondo punto di vista. Prima il genere letterario era caratterizzato dall’oggettività, in quanto si presentavano le gesta eroiche da un solo punto di vista, mentre Virgilio interviene nella narrazione, in cui il personaggio vive le azioni secondo un’ottica che non coincide obbligatoriamente con quella dell’autore. (grande opera=grande autore).

Nonostante la pluralità dei punti di vista, l’Eneide non appare frammentata in quanto il filo conduttore rimane la storia di Roma e del suo fondatore. Enea non combatte per dimostrare la propria grandezza o qll di Roma o Grecia, ma per la pace, non per gloria personale. Egli non deve per forza essere immortale e glorioso, ma ha anche i suoi lati deboli.

In tutta l’opera è racchiuso il sogno della pace che però si scontra con la realtà della guerra, in un ritrovo del clima bucolico che rende necessario l’impegno (labor) per raggiungere la pace.

Augusto si impegna per mantenere i suoi territori e per il rafforzamento dei valori; l’unico motivo di lotta è il mantenimento di questi valori.

La lingua e lo stile usato sono elevati; si fa riferimento (allusione) ad altri autori come Omero, Ennio, Lucrezio e Catullo.

Virgilio utilizza il vocabolario comune, attribuendo alle parole vari significati a seconda del contesto (polisemia).

Vengono usati l’enjambement, l’anafora, l’alliterazione, l’intreccio e il chiasmo.

Primo libro dopo l’invocazione alla Musa, Virgilio comincia spiegando il motivo dell’odio e l’accanimento di Giunone contro il pius Enea. La dea voleva che Cartine dominasse il mondo, fatto che i fati avevano invece destinato alla stirpe di Enea. Durante tutto il racconto i vari avvenimenti sono gestiti dagli dei (antropomorfi = che agiscono come gli uomini).

Arrivato a Cartagine, Enea incontra Venere che, come cacciatrice, gli parla della regina Didone: il fratello Pigmalione le aveva ucciso il marito Sicheo per impossessarsi delle sue ricchezze e per qst era fuggita da Tiro in Fenicia arrivando in Africa fondando Cartagine. Quando l’eroe arriva alla sua corte reso più bello dalla madre, Venere fa entrare in gioco Cupido con le sembianze di Ascanio, lio di Enea, e fa innamorare la regina. Didone però aveva giurato sulla tomba del marito di rimanergli fedele = fedus inviolabile. Elle però si innamora di Enea che però supererà l’incantesimo continuando il suo viaggio e la sua missione. Didone non può sopportare la separazione e si uccide: era la passione ad unirli.

Enea era partito da Troia bruciata, dal Mediterraneo orientale a qll occidentale, fino alle coste del Lazio. Nel suo viaggio egli perde diversi comni, tra cui Antenore, che va a fondare Padova. Un altro muore nel golfo di Policastro, dando il nome la luogo in prov di Salerno (confini Basilicata).

Secondo libro vicissitudini di Troia = Greci contro Troiani.

Quarto libro passione tra Enea e Didone. La regina, ormai presa dall’amore per l’eroe troiano, parla con la sorella che la esorta e seguire i suoi sentimenti pensando anche ai vantaggi che potrebbe trarne, ovvero di avere una discendenza ed arricchire la storia di Cartagine. Giunone intanto, avendo capito l’intento di Venere, sta al gioco e fa in modo che i due si sposino. La dea dell’amore però sapeva benissimo che Enea non si sarebbe fermato a lungo, mentre Giunone voleva tenerlo lontano dall’Italia. (le divinità giocano con la vita degli uomini). Le nozze si compiono in una grotta mentre nel bosco infuria la tempesta: ella crede sia un vero matrimonio, ma in realtà è un sacrilegio che si percepisce anche dagli agenti atmosferici = inizio della fine di Didone stessa.

Successivamente Enea viene rimproverato da Giove per mezzo di Mercurio d’aver dimenticato i suoi doveri e lo incita a ripartire. L’eroe non esita ad obbedire e prepara in segreto la partenza, cercando di spiegare in un secondo momento alla moglie che non dipende da lui, ma dal fato. Didone non vuole capire e mentre Enea parte, pensa al suicidio. All’alba, vedendo la flotta ormai lontana, invoca gli dei che puniscano Enea e lancia la maledizione che tra i Cartaginesi e il popolo di Enea ci sia odio eterno (guerre puniche con la completa distruzione di Cartagine nella terza guerra punica). Infine elle si uccide con la spada che le aveva regalato Enea.


Protasi e invocazione 585

L’illusione di Didone 597

La maledizione di Didone 602

La maledizione di Didone prima della morte 610









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