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LA CONGIURA DI CATILINA (di Gaio Crispo Sallustio)

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LA CONGIURA DI CATILINA (di Gaio Crispo Sallustio)


Gaio Crispo Sallustio afferma che le doti dell'uomo risiedono sia nell'animo sia nel corpo, ma che le prime siano migliori delle seconde. Infatti, la nobiltà d'animo sarà sempre ricordata, mentre la ricchezza e la bellezza sono presto dimenticate. Prima delle conquiste d'Asiatici e Greci i re esercitavano sia le doti dell'animo che quelle del corpo, ma, da allora, assunsero sempre più importanza la cupidigia e la ricchezza.

Sallustio ammette di avere avuto una vita politica molto turbolenta e che, solo al termine di questa, Ha iniziato a scrivere la congiura di Catilina poiché aveva rappresentato la maggior minaccia di sempre per lo Stato romano.

In principio, quando Roma fu fondata, non esistevano cupidigia, ricchezza e vizi d'ogni genere. Dopo che i Romani ebbero conquistato molti territori iniziò ad esserci l'avidità, ma fu Silla che, quando assunse il potere, portò il popolo a conoscere e sperimentare tutti i mali portandolo alla criminalità. Lucio Sergio Catilina nacque da una famiglia nobile, ma fu sempre portato al lusso ed alla cupidigia. Non fu quindi per lui difficile, in un clima così corrotto farsi circondare dai peggiori delinquenti; sopratutti corrompeva i giovani.. Certo d'avere moli amici, con i veterani di Silla che rimpiangevano le ruberie commesse e promettevano la guerra civile e con l'esercito lontano, Catilina progettò di impadronirsi della repubblica. Già in precedenza Catilina era stato coinvolto in una congiura che, però, fallì prima perché trapelò e, successivamente, una volta rimandata, poiché il segnale d'attacco fu dato troppo presto.



Nel 64 a.C. Catilina decise di attuare il suo piano e, per questo, convocò tutti i complici in casa dove li incitò a combattere per la libertà. Inoltre promise loro l'abolizione di debiti, magistrature, sacerdozi e saccheggi. Parte del gruppo era anche un certo Q.Curio il quale aveva una relazione con Fulvia, che denunciò la congiura quando l'amante perse i suoi favori. Questo fu uno dei motivi che promosse il consolato di Marco Tullio Cicerone, prima poco accettato poiché uomo nuovo. Catilina, allora, associò alla congiura anche le donne e la plebe, ma l'attentato contro i consoli, in campo Marzio, fallì anche a causa della scaltrezza di Cicerone.

M. Manlio fu inviato a Fiesole con l'esercito, mentre Catilina tentò di assassinare Cicerone, il quale sfuggì all'attentato e presentò il grave pericolo, in cui Roma incorreva, al senato. A causa della gravità della situazione furono consegnati pieni poteri ai consoli. Intanto Catilina tentò, in Senato, di difendersi dalle accuse mosse contro di lui, ma non vi riuscì e raggiunse l'esercito a Fiesole. M. Manlio scrisse una lettera a Q. Marcio che gli consigliò di presentarsi nell'Urbe come supplice, ma questi e Catilina marciarono contro la città che li dichiarò suoi nemici.

La plebe si stava sollevando agli ordini dei congiurati che presero contatto anche gli Allobrogi promettendo loro la libertà. Una volta alleati Lentulo consegnò loro delle lettere firmate, ma questi furono catturati dagli uomini di Cicerone e la congiura fu smascherata. La plebe cambiò, in questo momento, posizione e si schierò a fianco del console, mentre L. Tarquinio fu catturato e rivelò come i congiurati volessero appiccare incendi, distruggere le classi alte e marciare su Roma. Inoltre aggiunse di essere stato mandato da Crasso a Catilina nel tentativo di fargli mantenere i suoi propositi.. Intanto in Senato si discuteva sul destino dei congiurati catturati. Caio Giulio Cesare ammise, nel suo discorso, che colpe così gravi avrebbero meritato una punizione eccezionale, ma che in questo modo, qualcuno poco saggio, avrebbe potuto attuarla anche con degli innocenti. Siccome questo fatto increscioso era già accaduto in passato, Cesare proponeva di limitarsi alla legge. Di parere opposto ere Catone, il quale riteneva si dovesse ricorrere ad una punizione esemplare, pari a quella dei criminali colti in flagrante: niente processo. Catone fu ascoltato e la sua proposta approvata ed attuata.

Giustiziati i suoi amici Catilina incitò l'esercito a non perdersi d'animo ed a combattere per gli ideali che aveva sempre sostenuto. La battaglia ebbe inizio ed i congiurati persero, ma morirono tutti combattendo, come il loro generale e promotore della rivolta. 


























































































































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