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LUCANO

LUCANO


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LUCANO


Vita e opere


Nacque in Sna nel 39 d.C., nipote di Seneca. La sua formazione avviene a Roma. Entra nella corte di Nerone ed è per un po’ di tempo suo intimo amico (scrive addirittura delle laudes di Nerone). Ma l’amicizia si spezza (forse per gelosia da parte di Nerone o per lo spirito repubblicano di Lucano). Quindi, incavolatissimo, Lucano aderisce alla congiura di Pisone, ma come tutti gli altri riceverà l’ordine di suicidarsi. Muore a meno di 26 anni.




Il suo poema principale è il Bellum civile o Pharsalia, in 10 libri. Ci restano solo i titoli di numerose opere di vario genere.


Una storia versificata?


Lucano è un poeta molto versatile, per la varietà di opere che ci ha lasciato, ma che comunque mantiene

sempre una totale adesione ai gusti neroniani. Ma non nella Pharsalia, in cui esplicitamente (anche se non era stata scritta con questo intento) critica il regime imperiale.


Riassunto:

Si comincia con un elogio di Nerone, con la spiegazione delle cause della guerra tra Pompeo e Cesare, e con la descrizione del passaggio di quest’ultimo sul Rubicone. Mentre la popolazione è spaventata e discute riguardo allo schieramento da prendere, Pompeo fugge sotto


le pressioni di Cesare, che riesce ad entrare a Roma. Ripresosi, Pompeo scatena una terribile battaglia contro Cesare a Marsiglia assediata. Un pompeiano consulta l’oracolo di Delfi, ma il responso è ambiguo. Cesare arriva in Epiro. Nel frattempo il lio di Pompeo interroga una maga che rianima (negromanzia) un soldato caduto in battaglia, il quale gli predice la sua rovina, della sua famiglia, e della politica di Roma. Quindi Pompeo, venuto a sapere della predizione, sconsiglia la guerra ma non è ascoltato:


Cesare vince in Tessaglia e Pompeo fugge in Egitto, dopo aver suggerito di ritentare a scongere Cesare con nuovi alleati. Ma in Egitto Pompeo trova la morte e un’umilissima sepoltura (la sua testa viene addirittura offerta a Cesare – che la rifiuta - arrivato in Egitto). Intanto Catone ha assunto il comando dell’esercito repubblicano e attraversa tutto il deserto senza consultare alcun oracolo, perché sa che non servirebbe a nulla. Cesare banchetta con Cleopatra nei pressi della tomba di Alessandro Magno, mentre gli Alessandrini tentano una sollevazione contro di lui.

Il poema si interrompe bruscamente qui.


La critica antica ha censurato molto il poema di Lucano, per l’abuso di sentenza che trasformano l’opera quasi in un’orazione, per la rinuncia agli interventi delle divinità e per l’andamento “Annalistico” tipico di un’opera storica.

La verità dei fatti è stata naturalmente deformata per fini ideologici, a volte solo sottolineando con più forza certi eventi, altre volte inventandolo di sana pianta (predizione della rovina della politica di Roma e di Pompeo).


Lucano e Virgilio: la distruzione dei miti augustei


Attraverso queste critiche è possibile confrontare la Pharsalia all’Eneide di Virgilio come un’ “anti-Eneide”, mentre Lucano diventa un “anti-Virgilio”.

Il poema epico, nelle mani di Lucano, cambia le sue caratteristiche: da monumento per la gloria dello stato e dell’esercito, diventa la denuncia della perdita della moralità e del potere dell’ingiustizia. Tutto ciò avviene come attraverso ad un capovolgimento delle affermazioni dell’Eneide, in un tono di indignazione verso Virgilio che viene accusato di aver ingannato i lettori coprendo con un velo mistico la fine della libertà e la trasformazione in tirannide. Lucano sembra avere come obiettivo proprio lo smascherare questo inganno e lo fa attraverso una narrazione “vera”: non vengono più rielaborati racconti mistici e l’intervento della divinità è messo da una parte.

Ma Lucano non si rivolge a Virgilio solo per criticarlo: in fondo è la stessa persona che nelle Georgiche appare sconcertata dall’orrore delle guerre civili e che confida nella bontà del destino.

Per Lucano, invece, ogni illusione deve essere abbandonata.




L’elogio di Nerone e l’evoluzione della poetica lucana


Questo pessimismo di Lucano sembra evolversi lungo il poema. Sembra che all’inizio abbia sperato anch’egli nell’ascesa al trono di Nerone, ma poi abbia cominciato a delinearsi la polemica anti-virgiliana, cominciando a parlare apertamente degli orrori delle guerre civili e non utilizzandole come sottofondo come fa Virgilio nell’Eneide. Nell’elogio iniziale si leggono una serie di motivi ripresi da Virgilio riguardo alla glorificazione di Augusto. A quei tempi era abbastanza diffuso l’uso di confrontare Nerone ad Augusto, proprio perché anche Nerone era asceso al trono nel momento in cui infuriava il conflitto civile, e si sperava che, come Augusto, l’avrebbe placato. Lucano, comunque, crede più nel nuovo Augusto che nel primo e con l’elogio sembra dire a Virgilio che ha sbagliato principe.

Ma nel resto dell’opera Nerone non viene più nominato e questa si tratta dell’ultima speranza nella provvidenza di Lucano. Il resto del poema è perciò molto pessimistico.


Lucano e l’anti-mito di Roma


Il pessimismo di Lucano approda nell’ “anti-mito” di Roma, contrapposto naturalmente a quello virgiliano. Come l’Eneide, la Pharsalia ruota attorno a delle profezie che però non predicono il futuro glorioso di Roma, ma la sua decadenza. L’episodio più importante di questo genere è la negromanzia: con questo flash nel mondo dell’oltretomba Lucano vuole riprendere la discesa agli inferi di Enea, collocando addirittura l’episodio nel VI libro come Virgilio.


I personaggi del poema


Il protagonista non è uno come nell’Eneide, ma tre: Cesare, Pompeo e Catone.

Cesare è grande, malefico e rappresenta l’avversa fortuna che si scatena come furor su Roma. Si nota l’ammirazione che Lucano nutre per il suo personaggio, che in fondo rappresenta tutte quelle forze irrazionali sconfitte  nell’Eneide. Cesare è violento, irascibile, impaziente e, per rendere meglio l’idea, Lucano lo spoglia anche di una sua vera qualità: la clemenza verso i vinti.

Pompeo è invece un personaggio passivo, artificio studiato apposta per limitarne le responsabilità: deve essere solo la brama di potere di Cesare a rovinare Roma e si deve capire bene!! Pompeo diventa un Enea dalla fortuna avversa, una ura tragica che è l’unica a seguire uno sviluppo psicologico. Da alte posizioni di potere, Pompeo comincia a perdere autorità e ciò lo porta a chiudersi sempre più nella sfera privata e famigliare, cogliendo la malvagità dei fati.

Questa consapevolezza è invece per Catone nota dall’ inizio del poema. Nella sua ura risiede la crisi dello stoicismo che credeva che la storia seguisse un disegno predestinato dalla divinità. Di fronte ad un destino quale la rovina di Roma, Catone non aderisce più volontariamente a questo disegno divino, matura la convinzione che la giustizia non sia più da ricercare negli dei, ma nella coscienza.

Gli altri sono personaggi minori, il cui carattere è deciso dallo schieramento: mentre i pompeiani sono coraggiosi e giusti, l’esercito di Cesare è formato da uomini assetati di sangue e di prede.

La moglie di Pompeo, Cornelia, è il ritratto della fedeltà e dell’amore al marito.


Lo stile


Il ritmo narrativo è incalzante, ardente, concitato. l’Io del poeta è praticamente onnipresente per giudicare ogni fatto. E’ uno stile senza misura e che non rispetta la metrica, seguendo così la passione e non la moda del tempo. E poi il genere epico antico non era più adeguato ai tempi, perché lo sviluppo degli eventi ha tradito il mondo ideale dei miti e degli dei.

La struttura retorica è necessaria: si tratta del racconto di un’ideologia e per non farlo scadere solo in un messaggio disperato, Lucano è costretto a ricorrere a questi schematismi.








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