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LYCIDAS



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LYCIDAS

Dove ti conducono i piedi, o Meri?Forse in città dove ti conduce la via?MOERIS O Licida, da vivi siamo giunti a tal punto che uno straniero,divenuto possessore del nostro campiello,cosa che mai ci saremmo aspettati,dicesse”questi sono miei,migrate antichi coloni.Ora vinti,tristi,poiché la sorte sconvolge ogni cosa,noi gli mandiamo questi capretti che gli vadano di traverso LYCIDAS eppure avevo udito con certezza ,la dove i colli cominciano a degradare e a farsi più bassi con dolce pendio,fino al fiume e ai vecchi faggi,ormai cime spezzate,che il vostro Menalca aveva conservato tutto per merito dei suoi versi MOERIS avevi udito e questa era la diceria;ma tanto valore hanno,o licida,i nostri versi in mezzo alle armi di marte,quanto dicono di valere le colombe Caonie quando sopraggiunge l’aquila.che se prima una sinistra cornacchia non mi avesse sollecitato da una cava elce a troncare in qualsiasi modo nuovi litigi,ora ne questo tuo Meri ne lo stesso Menalca vivrebbe LYCIDAS ahime, può mai commettere qualcuno una così grande colpa?Ahime, i tuoi conforti rapiti a noi insieme a te,Menalca!Chi avrebbe cosparso la terra di erbe fiorenti o avrebbe circondato le fonti di ombra verdeggiante?O quei versi che io ho raccolto di nascosto ultimamente, quando tu ti recavi da Amarillide,la nostra dolcezza?O titiro, finchè non ritorno,breve è la via,pascola le mie caprette e dopo averle fatte pascolare conducile a bere,o titiro, e nel mentre le conduci bada a non imbatterti nel caprone,quello ferisce col corno MOERIS questi,che cantava in onore di Varo,il tuo nome,-purchè Mantova ci rimanga,Mantova,ahime troppo vicina alla sventurata Cremona!-i cigni canori l innalzeranno in alto fino alle stelleLYCIDAS così i tuoi sciami possano evitare i tassi cirnei,così le mucche,pasciute di citiso,possano gonfiare le poppe;comincia se hai qualcosa.Anche me le pieridi fecero poeta e anch’io ho dei versi e anche me i pastori chiamano vate ma io non presto loro fede: infatti non mi sembra ancora di cantare versi degni ne di Vario ne di Cinna, ma di starnazzare come un’oca in mezzo a cigni canori MOERIS proprio ciò io faccio ed in silenzio vado pensando tra me e me se mai riesca a ricordare ne è certo un canto disprezzabile.Vieni qua o Galatea;infatti che piacere cè a stare nelle onde?Qui è primavera purpurea,qui intorno ai fiumi la terra sparge fiori variopinti,qui un bianco pioppo incombe sulla grotta e le viti flessuose intessono ombre;vieni qua, e lascia che i flutti folli colpiscano le spiaggie LYCIDAS E che? Quei versi che ti avevo udito cantare da solo nella notte chiara?ricordo il ritmo,se tenessi a mente le parole MOERIS o Dafni,perché guardi il sorgere antico degli astri?ecco si è fatto avanti l astro di cesare dioneo sotto il quale i ampi possono godere di messi e sotto il quale l uva sui colli assolati può prendere colore.Innesta i peri, o Dafni, i frutti li raccoglieranno i nipoti.Ogni cosa si porta via l età,anchela memoria:spsso mi ricodo che,quando ero fanciullo cantando quasi coprivo il sole,ore,invece tanti canti l ho dimenticati;ormai anche la stessa voce è fuggita da Meri;i lupi per primi videro Meri.Ma tuttavia spesso Menalca ti riferirà questi versi LYCIDAS Adducendo pretesti tu tiri per le lunghe il nostro desiderio.E adesso per te tace tutta la distesa spianata e,guarda,tutti i soffi del ventoso murmure sono caduti;di qui noi siamo a metà strada, e infatti comincia ad apparire il sepolcro di Biancore.Qui dove gli agricoltori potano le fitte fronde,qui o Meri,cantiamo.Qui deponi i capretti giungeremo lo stesso in città.O se abbiamo timore che la notte prima raccolga la pioggia,sia pur cantando,andiamo;purchè andiamo cantando, io ti alleggerirò di questo fardello MOERIS Smetti di dire altro,ragazzo,e facciamo ciò che ora preme di fare;canteremo meglio allora quando verrà lui stesso









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