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L'assalto notturno dei Galli a Roma



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L'assalto notturno dei Galli a Roma


Ab Urbe condita, V, 47

Mentre a Veio si discutevano questi fatti, nel frattempo la rocca romana ed il Campidoglio furono in grande pericolo. Infatti i Galli, sia che avessero notato tracce del passaggio di un uomo dove il messaggero era giunto da Veio, sia che si fossero accorti di una roccia adatta alla scalata presso il tempio di Carmenta, durante la notte molto chiara, dopo aver mandato avanti un uomo che, senza armi, tentasse al via, consegnando poi loro le armi dove ci fosse qualche difficoltà, gli uni con gli altri, spingendosi e sollevandosi a vicenda e trascinandosi l'uno con l'altro, come il luogo richiedeva, in tanto silenzio raggiunsero di soppiatto la cima che ingannarono non solo le sentinelle, ma non svegliarono neppure i cani, che pure sono animali che si svegliano facilmente per i rumori notturni. 


Testo originale

XLVII. Dum haec Veiis agebantur, interim arx Romae moduliumque in ingenti periculo fuit. Namque Galli, seu uestigio notato humano qua nuntius a Veiis peruenerat seu sua sponte animaduerso ad Carmentis saxo adscensu aequo, nocte sublustri cum primo inermem qui temptaret uiam praemisissent, tradentes indc arma ubi quid iniqui esset, alterni innixi subleuantesque in uicem et trahentes alii alios, prout postularet locus, tanto silentio in summum euasere ut non custodes solum fallerent, sed ne canes quidem, sollicitum animal ad nocturnos strepitus, excitarent










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