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ORIENTAMENTI DELLA STORIOGRAFIA NELL'ETA' DI AUGUSTO

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ORIENTAMENTI DELLA STORIOGRAFIA NELL'ETA' DI AUGUSTO


TESTI


Velleio Patercolo (consenso)

Il rientro di Ottaviano in Italia nel 29


a.C.

Raccontare con quale entusiasmo Ottaviano sia stato accolto al suo rientro a Roma, richiederebbe un testo di storia apposito. Nulla potrebbero chiedere di più gli uomini agli Dei o gli Dei concere agli uomini, che non sia stato fatto da Augusto per lo stato, per il popolo romano e per il mondo. Restiuì forza alle leggi, autorità ai tribunali e maestà al senato e restaurata la primitiva e antica struttura dello stato; riprese il lavoro nei campi, e gli uomini furono sicuri nella persona e nei beni, furono rivisti gli elenchi dei senatori senza asprezza e ciascuno di essi venne chamato a collaborare per il miglioramento della città. Rifiutò con forza la dittatura. Unica cosa cui fu constretto contro la sua volontà di aumentare a 11 i consolati. Ciò che fece augusto, le guerre, la pacificazione e le opere, non lascerebbero riposo ad uno storico che volesse raccontarle.




Tiberio in guerra

Tiberio fu grande generale in guerra quanto principe in pace. L'unione del suo esercito con quello che lo ragguinse successivamente aveva costituito un esercito tanto grande che mai si era vista cosa simile. Nonostante i possibili vantaggi numerici, Tiberio tuttavia si rese conto che un esercito di tali dimensioni non avrebbe potuto essere bene organizzato e controllato e decise di allontanare le truppe che si erano aggiunte al suo esercito.  Tornato a Siscia all'inizio dell'inverno, organizzò l'esercito, e per tutta la durata della guerra in Germania e in Pannonia, egli fu sempre vicino ai suoi uomini e i suoi beni erano i beni di tutti e fu sempre di esempio a tutti.


Valerio Massimo (consenso)

Amore fraterno di Tiberio

Tiberio nutrì verso il fratello Druso un affetto profondo. Saputo che era gravemente malato in Germania, partì immediatamente e procedette a tappe forzate, con un solo comno in territorio nemico, abitato da un popolo barbaro che era stato da poco sottomesse. Gli furono scorta nel viaggio l'amore fraterno, gli dei che proteggono le piùalte virtù e Giove protettore dell'impero di Roma. Quando Druso seppe che ilfratello stava arrivando, sebbene moribondo e senza forze, diede ordine alle legioni di rendere onore al comandante supremo, fece costruire per lui una tenda vicino alla sua e reso onore al fratello, morì. Solo l'amore di Castore e Polluce può essere paragonato a questo.


Curzio Rufo (intrattenimento)

Il nodo di Gordio

Alessandro raccolse il suo esercito per affrontare Dario; nella Frigi, che stava attraversondo, vi era la città di Gordio, dal nome del padre del re Mida. Alessandro, dopo averla conquistata, entrò nel tempio di Giove dove era conservato il carro su cui aveva viaggiato il Re. Era un carro normale tranne che nel giogo che era legato con molti nodi di cui erano invisibili i capi, per cui era impossibile scioglierli. Egli sapeva che esisteva una profezia che diceva che chi avesse sciolto l'intreccio, sarebbe diventato signore dell'Asia. Alessandro voleva essere lui a realizzare la profezia e pensò a lungo, davanti al popolo, come risolvere l'intreccio. I suoi uomini temevano che un fallimento assumesse ilsignificato di un infausto presagio; allora Alessandro si scosse e disse "Non importa nulla in qual modi si sciolgono i nodi" e li tagliò con la spada. In tal modo o eluse o realizzò la predizione dell'oracolo.


Alessandro trascina i suoi

Alessandro si apprestava ad assediare la città dei Sudraci quando un indovino gli disse di non farlo perché la sua vita era in pericolo. Egli lo respinse dicendo che uno che si apprestava a fare cose tanto grandi non poteva essere fermato da un indovino impegolato nella superstizione. Ordinò quindi di avvicinare la scala e salì per primo; i suoi uomini ebbero un attimo di timore, ma quando videro che avevano lasciato solo il loro capo si precipitarono su per le scale con tanto impeto che molte di queste si spezzarono. Alessandro così rimase da solo e invece che accettare il consiglio dei suoi uomini che gli dicevano di saltare a tetrra che l'avrebbero preso, con un balzo superò il muro ed entrò nella città e cominciò a combattere appoggiao ad un albero i cui rami lo proteggevano in parte. Uccise molti nemici e tutti avevano paura di avvicinarsi e lo colpivano da lontano con i dardi. Il suo scudo era pesante per i dardi infissi e il suo elmo era rotto per le pietre ed Alessandro era tanto stanco che le gambe cominciarono a piegarsi; subito i nemici si fecero intorno ma egli ne uccise due e gli altri si ritirarono per la paura: Ma Alessandro non potè difendersi da una freccia di due cubiti lanciata da un indiano che lo colpì al fianco. Questi, credendo di averlo ucciso si lanciò su di lui per spogliarne il corpo; ma quando mise le mani su Alessandro, questi offeso da tale oltraggio, richiamò l'anima che lo abbandonava e colpì l'indiano con la spada uccidendolo.







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