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PETRONIO

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PETRONIO


Vita e opere


Se non lo si considera come un cortigiano di Nerone, si sa ben poco della sua vita; al contrario, di lui si ha un ritratto perfetto nel libro XVI degli Annali e Tacito ci narra che fu costretto da Nerone stesso a suicidarsi.





Di Petronio abbiamo un lunghissimo frammento del Satyricon e probabilmente deriva da due grecismi che vogliono dire “Storie di satiri”. Ha forse scritto l’Anthologia palatina

La diffusione di Petronio fu frenata da pregiudizi morali.


Il Satyricon


Molte discussioni sono state aperte intorno al Satyricon: incertezze sull’autore, la data di composizione, il titolo ed il suo significato, la trama, l’estensione, il genere letterario e le motivazioni che hanno spinto l’autore a scrivere quest’opera.


Autore e datazione

Petronius Arbiter è l’autore del Satyricon. Ma chi è? Oggi si identifica questo personaggio con un cortigiano che, alla corte di Nerone, svolgeva il ruolo di elegantiae arbiter per il sovrano. Il Petronio di cui ci parla Tacito è un personaggio paradossale, raffinatissimo, che fu eccezionale anche nella morte: si tagliò le vene (per ordine di Nerone) e, rallentando la morte, banchettò parlando di poesia. Si trattava comunque di un uomo serio, che denunciò tutti i maltrattamenti verso i suoi servi. E queste caratteristiche sembrano proprie di colui che dovrebbe essere l’autore del Satyricon

Comunque tutti gli elementi concordano in una datazione non oltre il periodo neroniano (e guarda caso il nostro Petronio è vissuto proprio in quel periodo).

Il latino parlato dai personaggi minori è profondamente diverso da quello che i critici conoscono, più volgare, e questo ci aiuta a ricostruire la lingua popolare del tempo. Il contrasto tra la lingua parlata dal narratore e quella dei liberti è voluto.


La trama del romanzo

Il frammento che ci resta corrisponde alla Cena di Trimalcione, che deve aver attratto fortemente il censore, dato che si tratta dell’unica parte non tagliata.

Il riassunto di questa Cena è molto complesso e lungo quindi non l’ho letto.


Il genere letterario: menippea e romanzo

Pochi sono i romanzi antichi, due latini (il Satyricon di Petronio e le Metamorfosi di Apuleio) e numerosi greci.



I romanzi greci sono omogenei ed hanno dei tratti in comune, soprattutto il fatto che la trama sia quasi invariabile (innamorati che, per stare insieme, devono superare mille avversità), il tono quasi sempre serio, il paesaggio variabile, l’amore è pudico.

Nel romanzo di Petronio l’amore è visto in modo molto diverso: il partner preferito dal protagonista è maschile, il sesso è molto esplicito e provoca spesso situazioni comiche, come una parodia del romanzo greco. D’altronde in quel periodo si diffonde una letteratura novellistica spesso piccante e amorale (come i Milesiaka di Aristide, ripresi da Sisenna), di cui molte opere sono andata perdute, probabilmente apposta.

Ma il romanzo di Petronio è comunque il più complesso del genere, specialmente la trama, che si presenta come una numerosissima serie di scenette unite da richiami, come personaggi che ritornano molto più tardi della prima apparizione.

Anche la forma è molto complessa e comprende prosa e poesia. La funzione della poesia in questo caso è comica perché dovrebbe servire da commento, ma finisce sempre per non c’entrare niente con quello che succede.

Questa alternanza di prosa e poesia ci riconduce alla satira menippea (Varrone aveva intitolato le sue composizioni satiriche, molto varie per temi e forma, Satire Menippee: vi si alternavano toni seri e giocosi, situazioni volgari e non, il tutto ben composto – vedi anche l’Apokolokyntosis di Seneca). Comunque la satira menippea è più breve e rivolta contro un bersaglio esplicito.


Realismo e parodia

Dunque: il Satyricon deve la struttura e la trama alla narrativa, mentre la forma alla tradizione menippea; ma la sua originalità è unica.

Innanzitutto la forte carica realistica: nella narrazione i luoghi non sono visti astrattamente, ma si tratta di luoghi tipici. La mentalità e il linguaggio delle varie classi sociali sono riprodotti fedelmente, e questo potrebbe sembrare n tratto comune ad altre opere, ed invece è proprio nelle altre satire che si trova il contrasto. In queste infatti l’autore costruisce il personaggio attraverso un filtro morale, che anche senza commenti particolari rende chiara l’idea su quel personaggio. Petronio invece non dà alcuno strumento di giudizio, anche perché il narratore stesso si trova all’interno della vicenda. La visione dunque è reale e disincantata. Pochi sono i personaggi che si prodigano in prediche morali.

Dunque la vocazione satirica è incompleta, mentre vi è il predominio della vocazione parodica. I versi hanno funzione comica, abbiamo visto, e questo anche per l’ironia con cui guardano la vita e le sue delusioni: la parodia petroniana è un modo di vedere le cose in modo ambiguo.

In questo tipo di parodia sono molto frequenti i richiami alla grande letteratura in modo diverso dal solito (ad esempio un’ancella cita Virgilio per convincere la padrona a concedersi ad un corteggiatore). Numerose sono le illusioni all’Odissea, per la sua struttura tipo viaggio, e si è persino pensato che il Satyricon fosse una parodia della stessa Odissea.








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