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PLINIO IL GIOVANE



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PLINIO IL GIOVANE


Vita e opere


Nacque a Como intorno al 61 a.C. e alla morte di suo padre venne adottato dallo zio Plinio (da cui prese il nome). A Roma Quintiliano gli insegnò la retorica, quindi iniziò la carriera forense e il cursus honorum , fino a diventare ministro del tesoro. Sostenne con Tacito nel 100 l’accusa contro Mario Prisco, proconsole d’Asia.

Durante la sua vita furono imperatori Domiziano, Nerva e Traiano. Morì nel 113.


Scrisse il Panegyricus, una versione ampliata del discorso di ringraziamento fatto a Traiano in occasione della nomina a console; una raccolta di Epistulae in 10 libri.


Plinio e Traiano


Il termine Panegyricus indicava i discorsi tenuti nelle solennità panelleniche, e poi l’encomio del sovrano che raccomandava il senato la n9omina


dei magistrati.

Plinio esaltà le qualità di Traiano che ha reintrodotto la libertà di parola e di pensiero e attraverso cui si rinnoverà la collaborazione fra imperatore e senato, spezzata con la tirannide di Domiziano. Traiano è un modello per i principi futuri, basato sull’intesa politica, l’integrazione culturale.

Attraverso quesrti elogi, comunque, Plinio sembra voler educare il principe (temeva infatti che si potesse un giorno ritornare alla tirannide), quasi esercitare una forma di potere su di lui.

Il rapporto epistolare tra Plinio e Traiano ci dice che il primo era un funzionario scrupoloso e leale, che doveva informare Traiano di tutti i problemi di Roma. Questi è spesso infastidito per le domande continue di Plinio anche su questioni poco importanti. Riguardo ai cristiani, Traiano fu molto tollerante e disse a Plinio di non intervenire in caso di denuncie anonime e di lasciar perdere se il denunciato mostrava di non essere più cristiano.




Plinio e la società del suo tempo


Lo stesso Plinio ci comunica di non aver fatto caso alla posizione delle lettere nelle Epistulae: le lettere non seguono alcun ordine, sono dispiste a caso, forse per evitare al noia al lettore.

Ogni lettera affronta un tema diverso molto ben curato stilisticamente, e questo è il dato più distintivo dall’epistolario ciceroniano che, per la fretta, univa vari argomenti e accennava brevissimamente ad ognuno.

Da Cicerone Plinio prende le frasi limpide, l’armonia del periodo, . ma scrive frasi più lunghe (non ama infatti la brevitas dell’amico Tacito).

Si tratta praticamente di saggi brevi sulla vita mondana, intellettuale e civile, in cui si rivolge all’interlocutore con estrema cerimoniosità fino a diventare stucchevole. Quando descrive un paesaggip, un personaggio, un costume, . ha sempre una frase gentile o positiva per qualunque cosa.

Frequentava molto le sale delle declamazioni, dove non mancava di lodare entusiasticamente tutti i comni che ascolta e se stesso.

Non è preoccupato della crisi della cultura, anche se avverte lo scarso interessamento degli ascoltatori, ormai poco numerosi.. Amava letture leggere e di intrattenimento, e i suoi rapporti sociali erano sepsso vuoti, ricchi solo di cerimoniosità.

Sicuramente si trovava in una posizione privilegiata (ricco, importante politicamente, stimato letterato) per osservare la sua epoca, e infatti nelle Epistulae compaiono personaggi come Tacito, Traiano, Svetonio, narrazioni di avvenimenti importanitssimi, tragici e non, e il nome di molti autori ci è noto solo grazie alle Epistulae di Plinio.








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