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SVETONIO



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SVETONIO


Svetonio è il principale esponente di un genere storiografico: la biografia.

Bisogna tener conto che tradizionalmente la biografia era considerato un genere minore rispetto alla storia; semmai poteva integrarla. Però bisognava anche considerare che nell’ultimo secolo e mezzo anche il meccanismo storico era cambiato. Essendo il potere concentrato nelle mani di uno solo, scrivere una biografia di un imperatore poteva significare comunque dare un riesame complessivo sia delle origini del regime imperiale, sia della sua evoluzione.

Del resto anche lo stesso Tacito nella biografia di Agricola pochi anni prima aveva trattato di problematiche che abbracciavano tutta la dinamica politica contemporanea.

Anche lo stesso Plutarco, nella letteratura greca, scrive le Vite Parallele con un intento più o meno simile: scrivere la storia attraverso le biografie delle ure totalizzanti della storia stessa.

Ma sia in Tacito sia in Plutarco, l’utilizzo della biografia (nel caso di Tacito della laudatio funebre) è un modo per trattare anche i grandi problemi politici dell’impero.



Svetonio nasce da una famiglia equestre e visse tra il 70 e il 122 d.C. Intraprese una brillante carriera come funzionario imperiale, che gli permise di accedere ai documenti d’archivio per le sue opere.



Dall’enciclopedia greca della Suda sappiamo che Svetonio scrisse anche opere di carattere antiquario su costumi e istituzioni, di carattere lessicografico, sui segni critici usati dai grammatici greci e latini, ecc.

Di queste conserviamo però solo pochi estratti.

Due sono le opere di Svetonio che possediamo: le Vite dei Cesari e il De viris illustribus.

Le Vite ci sono rimaste quasi integre, al contrario del De viris, della quale conserviamo solo la sezione De grammaticis et rhetoribus.

Il De viris illustribus era una raccolta di biografie di poeti, storici, oratori, filosofi e grammatici. Anche se ci è rimasto poco, possiamo notare che all’opera di Svetonio si attinsero notizie sulle vite di scrittori antichi.

Per esempio profili biografici apposti alle edizioni dei testi classici riprendevano quasi interamente Svetonio (è il caso di una vita di Terenzio). Le notizie su autori latini aggiunte da San Gerolamo alla sua traduzone del Chronicon di Eusebio derivano interamente da Svetonio.

Quindi anche se gran parte di quest’opera è andata perduta, possiamo presumere che molti altri autori ne abbiano fatto uso.

Ogni sezione del De viris illustribus doveva essere costruita come il De grammaticis: prima l’indice degli autori trattati, poi una breve introduzione allo sviluppo di quella branca delle lettere a Roma, poi la serie delle biografie molto brevi e schematiche e l’elenco delle opere.



Le Vite dei Cesari comprendono le biografie di tutti i 12 imperatori da Cesare a Domiziano, suddivise in 8 libri (Otone, Galba e Vitellio si trovano nel VII e Vespasiano Tito e Domiziano nell’VIII).

Secondo gli interessi propri del genere biografico, Svetonio si occupa di far conoscere il personaggio protagonista illustrandone non solo le azioni pubbliche, ma anche tutte le vicende, il carattere, l’aspetto.

Per così fare ritiene efficace procedere per species, ossia per categorie, secondo uno schema logico ben preciso:

Parte iniziale (famiglia, nascita, nome, educazione, carriera e vicende fino all’assunzione del potere), in          ordine cronologico

Parte descrittiva (tratti salienti della personalità e caratteristiche del suo regno per categorie) senza badare ----- ----- ------------- all’ordine cronologico.

Le categorie sono: guerre, vita pubblica, vita privata, prodigi relativi alla sua --persona e morte. A sua volte queste categorie erano divise in sottocategorie.


Si andava a creare quindi nella trattazione un vero e proprio schema rigido entro cui inquadrare le informazioni che Svetonio reperiva.

Le uniche sostanziali modificazioni dello schema ce l’abbiamo nel libro di Galba, Otone e Vitellio, ed era causato dalla sostanziale brevità del loro regno.

Al di là delle modificazioni occasionali della struttura, tutte le vite sono accomunate dalla centralità della ura dell’imperatore e dalla tendenza a caratterizzarla sua attraverso episodi storicamente rilevanti, sia attraverso futilità e pettegolezzi; questo porta Svetonio spesso ad operare alterazioni storiche, tanto che a volte effetti di grande portata appaiono prodotti da cause insignificanti.



Questa grande attenzione alle frasi celebri (come alea iacta est) o agli aneddoti piccanti era una caratteristica propria del genere biografico, che, essendo l’arte del ritratto, sicuramente non è estranea ad un certo gusto del racconto.

Quindi si nota, come proprio del genere, anche una certa propensione per il meraviglioso ed il romanzesco, che si rivela nella gran quantità di presagi e prodigi registrati.

Ci sono anche temi peculiari di Svetonio, corrispondenti agli interessi e alle conoscenze di un erudito e di un alto funzionario statale: la grande attenzione agli studia degli imperatori e una grande quantità di informazioni di carattere giuridico, amministrativo ed economico, con tanto di cifre e documentazioni precise.

Svetonio infatti, essendo funzionario imperiale, aveva diretto accesso agli archivi dell’impero e a documenti ufficiali. Ma oltre a queste fonti più impegnative Svetonio sicuramente si rifece ai libelli satirici e scandalistici, per ottenere informazioni sui pettegolezzi.

E queste due tipologie di fonti, che per natura sono a due livelli diversi, vengono entrambe utilizzate da Svetonio in maniera totalmente acritica. Quello di Svetonio è semplicemente un reperimento di notizie, catalogate in maniera anche molto scientifica, ma senza la volontà di operarne una sintesi organica.

Il risultato non può che essere una ura totalmente incoerente e frammentaria, un insieme di vizi e virtù accostate senza un filo conduttore.

Si è molto discusso su questo aspetto di Svetonio: potrebbe essere dovuto ad un’incapacità dell’autore.

Ma alcuni critici ritengono che questa sia una scelta deliberata: ritengono che a Svetonio non interessi operare un’analisi psicologica del personaggio.

A Svetonio, secondo loro, interessano essenzialmente i fatti, dati precisi da inquadrare e catalogare con fare di amministratore, come è testimoniato dal grande interesse per le iniziative giuridiche e amministrative ed economico – fiscali.

Tra l’altro bisogna considerare anche la questione “editoriale”, dei destinatari a cui Svetonio si rivolge.
Svetonio è un esponente del ceto equestre, un ceto sì emergente, ma che comunque aveva una cultura media e che non si era tanto dedicato per troppi secoli a coltivare l’otium.

Era dunque un ceto più pragmatico di quello aristocratico, e quindi anche per questo motivo era più adatto alle cariche tecnico – amministrative che erano richieste da uno Stato come quello della Roma Imperiale.

Svetonio scrive per questo pubblico, che quindi era meno sensibile al valore artistico dell’introspezione psicologica, ma che da un lato poteva comprendere queste nozioni tecniche e dall’altro poteva considerare gli aneddoti sulla vita privata degli imperatori motivo di svago.

Le Vite dei Cesari, dunque, non sono né una grande opera storiografica che analizza criticamente i meccanismi storici del potere (Tacito) né una sorta di psicoanalisi per comprendere la personalità dei grandi personaggi storici (Plutarco).

Questa è sostanzialmente un’opera di consumo, pensata per un pubblico in cerca di evasione, oltre che di ammaestramento, un pubblico più frettoloso ma non per questo meno incline ad apprezzare l’ornamento retorico.








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