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Sallustio, estratto dal Bellum Iugurthinum



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Sallustio, estratto dal Bellum Iugurthinum


Del resto, fra le altre attività intellettuali, di particolare utilità è la rievocazione delle imprese passate. E penso di non dovermi soffermare (praetereundum è un gerundivo) sulla sua (cuius è nesso relativo) importanza (de virtute è c. d’argomento), dato che già molti ne hanno parlato (dixere = dixerunt, arcaismo), affinché (ne introduce una finale) nessuno (quis è pronome indefinito) creda (existumet = existimet, arcaismo) che proprio io mi metta ad esaltare la mia fatica attraverso lodi (laudando è ablativo strumentale del gerundio), per vanità. Eppure non mancheranno (fore = futurum esse), credo, coloro (qui . imponant, ii sottointeso) che chiameranno ozio (inertiae è genitivo oggettivo) un’occupazione tanto nobile e importante, dal momento che ho deciso (quia decrevi) di vivere lontano dalla politica; certamente a queste persone sembrano (videtur è costruito personalmente) attività estremamente importanti rivolgere saluti alla plebe e ingraziarsela con banchetti. Ma se costoro (Qui è nesso relativo) considereranno (si introduce una sub. condiz.) in quali tempi (quibus, quales e quae introducono delle interr. indir.) ho raggiunto le cariche, quali uomini non riuscirono ad ottenerle e che razza di gente mise poi piede in Senato, certamente riconosceranno che ho cambiato il mio modo di pensare a ragion veduta più che (quam ha valore ativo) per viltà e che questo mio ozio gioverà (venturum è l’infinito futuro di un’oggettiva, esse sottointeso) alla repubblica più dell’affaccendarsi (come sopra) di altri. Infatti io ho sentito spesso dire (audivi dicere . solitos [esse]) che Quinto Massimo, Publio Scipione e altri eminenti personaggi della nostra città, osservando (cum ha valore temporal-causale) i ritratti degli antenati, erano soliti entusiasmarsi parecchio nel loro animo per la virtù. Certo né quella cera né quelle fattezze celavano in sé tanta forza (vim è accusativo di vis, roboris), ma era il ricordo delle antiche gesta che teneva desta tale fiamma nel cuore di quegli egregi uomini e non permetteva che si spegnesse prima che il loro valore avesse eguagliato la fama e la gloria dei loro antenati. Ma al contrario, chi c’è fra tutti che gareggi con i suoi antenati non per ricchezza e lusso, ma per onestà e operosità? Anche gli “uomini nuovi”, che prima erano soliti superare i nobili in virtù, ormai si aprono la strada alle cariche militari e civili più con intrighi e con aperte rapine che con mezzi onesti: quasi che la pretura, il consolato e tutte le altre cariche di questo tipo siano nobili ed eccellenti di per sé e non vengano invece giudicate secondo i meriti di coloro che le ricoprono.





Testo originale:

Ceterum ex aliis negotiis, quae ingenio exercentur, in primis magno usui est memoria rerum gestarum. Cuius de virtute quia multi dixere, praetereundum puto, simul ne per insolentiam quis existimet memet studium meum laudando extollere. Atque ego credo fore qui, quia decrevi procul a re publica aetatem agere, tanto tamque utili labori meo nomen inertiae imponant, certe quibus maxima industria videtur salutare plebem et conviviis gratiam quaerere. Qui si reputauerint, et quibus ego temporibus magistratus adeptus sum [et] quales viri idem assequi nequiverint et postea quae genera hominum in senatum pervenerint, profecto existimabunt me magis merito quam ignavia iudicium animi mei mutavisse maiusque commodum ex otio meo quam ex aliorum negotiis rei publicae venturum. Nam saepe ego audivi Q. Maximum, P. Scipionem, praeterea civitatis nostrae praeclaros viros solitos ita dicere, cum maiorum imagines intuerentur, vehementissime sibi animum ad virtutem accendi. Scilicet non ceram illam neque uram tantam vim in sese habere, sed memoria rerum gestarum eam flammam egregiis viris in pectore crescere neque prius sedari, quam virtus eorum famam atque gloriam adaequauerit. At contra quis est omnium his moribus, quin divitiis et sumptibus, non probitate neque industria cum maioribus suis contendat? Etiam homines novi, qui antea per virtutem soliti erant nobilitatem antevenire, furtim et per latrocinia potius quam bonis artibus ad imperia et honores nituntur; proinde quasi praetura et consulatus atque alia omnia huiusce modi per se ipsa clara et magnifica sint ac non perinde habeantur, ut eorum qui ea sustinent virtus est.









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