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VIRGILIO



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VIRGILIO


Poeta latino nato presso Mantova nel 70 a.C. e morto a Brindisi nel 19 a.C. Di umili natali nel 55 si recò a Milano per studiare retorica e quindi a Roma dove sentì il vivo richiamo della poesia e della filosofia; si legò d'amicizia con Asinio Pollione e Cornelio Gallo. A Napoli alla scuola di Sirone si applicò allo studio della filosofia di Epicuro. A 25 anni tornò nella sua terra natale dove vide l'espropriazione dell'agro mantovano e la suddivisione delle terre ai veterani di Filippi: tra i poderi espropriati fu anche quello del poeta. Dalla biografia virgiliana si presume che Virgilio fu dapprima rimasto illeso dall'accaduto grazie agli interventi di Pollione, Alfemo Varo, Cornelio Gallo e Mecenate; successivamente però Asinio Pollione riuscì a far restituire a Virgilio gli averi perduti. Come risarcimento dell'espropriazione subita, Mecenate assicurò a Virgilio un podere in Campania. Nel 37 con Vario Rufo, Orazio e altri, Virgilio si recò a Brindisi per ristabilire la pace assai minacciata. A Mecenate, Virgilio dedica il poema in quattro libri e, le Georgiche, in cui è ricordato un perentorio (indiscusso) invito dello stesso Mecenate alla composizione: i biografi antichi hanno perciò parlato, ma senza fondamento, di una vera e propria imposizione del tema da parte del potente amico che avrebbe visto nell'opera un efficace strumento per l'attuazione del piano di riforma agricola imposta da Ottaviano. Le Georgiche la cui lenta composizione durò dal 37 al 31 anno vari modelli letterari. I quattro libri trattano delle colture dei cereali, degli alberi e delle viti, dell'allevamento del bestiame e dell'apicoltura. Nel primo libro all'argomento vero e proprio s'innesta il mito esiodeo, un poeta greco, con il rimpianto delle età dell'oro e con l'esaltazione del lavoro come riscatto.



Il secondo ha i suoi mutamenti altamente lirici nelle commosse lodi della primavera e in quelle dell'Italia.

Nel III la visione dei pascoli montani è turbata dal quadro della follia amorosa che rapisce uomini e animali. Allucinante inoltre la descrizione della peste che un tempo colpì tutte le specie animali.

Nel IV libro l'allevamento delle api è inteso come un lieve lavoro rispetto a quello duro dei campi e si accenna con sottili osservazioni alla vita operosa degli insetti.

All'elogio( complimento) di Cornelio Gallo con cui secondo Servio si chiudeva il poema, fu sostituita la favola di Aristeo nella quale Virgilio inserì il mito di Orfeo ed Euridice. Nel 29 a.C. ad Atella, Virgilio e Mecenate fecero conoscere l'opera ad Augusto, il quale indusse Virgilio a cantare in un poema eroico la storia della sua gens e delle sue imprese. Fu la sollecitazione alla nascita dell'Eneide un'opera in 12 libri. Secondo Donato, il poeta tracciò per iscritto la prosa e in un secondo tempo la mise in versi. Nel 22 lesse al principe e ai suoi familiari i libri secondo, quarto, quinto. Quanto ai modelli letterari si valse di Nevio e di Ennio risalendo tramite loro fino a Omero.



I primi sei libri dell'Eneide sono modellati sull'Odissea e gli altri sull'Iliade. Nel 19 a.C. Virgilio volle recarsi in Grecia e in Asia per verificare alcuni particolari del poema. Durante il viaggio di ritorno compiuto con Augusto reduce dall'oriente, ammalatosi gravemente morì a Brindisi e fu sepolto a Napoli. Augusto non rispettò le ultime volontà del poeta che aveva chiesto agli amici la distruzione dell'Eneide e ordinò a Vario e a Plozio Tucca di pubblicarla senza integrazioni e modifiche: il poema riscosse grandi consensi e apparendo l'opera più alta di tutta la latinità letteraria. La fortuna di Virgilio toccò la sua punta massima nel medioevo quando egli fu considerato mago, maestro di ogni sapienza e profeta del cristianesimo.






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