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VOLERE QUELLO CHE VUOLE DIO

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VOLERE QUELLO CHE VUOLE DIO LETTERA 96


E ti adiri dentro di te tanto e non capisci che in queste cose non c'è niente di male se non questa sola cosa: il fatto che ti indigni e ti lamenti? Se me lo chiedi io ritengo che niente ci sia per l'uomo di misero se non il fatto che egli ritenga che nella natura ci sia qualcosa di misero. Non sopporterò me stesso il giorno in cui non potrò sopportare qualcosa. Sto male in salute: fa parte del destino. Gli schiavi stanno male, mi angoscia l'usura, la casa crepita, perdite, ferite, fatiche, paure ci vengono incontro: suole accadere. E' poco questo: doveva avvenire. Queste cose vengono decise, non capitano.

Se mi vuoi sentire, ti rivelo i miei sentimenti più intimi nel modo più chiaro. In tutte le cose che mi sembrano avverse e contrarie così mi sono disposto. Non obbedisco a Dio ma sono consenziente, non lo seguo perché sia necessario, ma di buon animo. Quindi niente mi capiterà mai che io accolga triste: che io accolga con volto corrucciato: nessun tributo herò controvoglia. Infatti tutto quello verso il quale piangiamo (che noi temiamo) sono tributi alla vita, o mio Lucilio non devi sperare né devi chiedere di essere esente da questi.



Ti fa soffrire il dolore alla vescica, ti è arrivata una lettera poco piacevole? Ci sono continue sventure? Dirò di più, temi per la vita? E che tu non sapevi di augurarti queste cose quando ti auguravi la vecchiaia? Tutte queste cose sono in una lunga vita come una lunga strada, il fango, la polvere, la pioggia.

Ma io volevo vivere e tuttavia essere privo da questi inconvenienti. Un discorso così da effemminato non si addice ad un uomo vero. Bada come tu possa accogliere questo mio augurio. Io faccio ciò di cuore, non solo di buon animo, che gli dei e le dee facciano in modo che la fortuna non ti faccia vivere insieme alle delizie.

Domandati se qualche dio ti desse la possibilità si scegliere di vivere in un mercato o in un accampamento. E vivere, Lucilio, combattendo. E questi, che si danno da fare, vanno su e giù per luoghi faticosi e difficili, affrontano le più pericolose spedizioni, sono quelli che si distinguono al campo; quelli mentre che si affaticano, questi altri che si abbandonano mollemente ad un ozio disgustoso sono "tortorelle", sicuri perché tutti li disprezzano.




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