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Virgilio

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Virgilio

Vita


Virgilio fu un autore romano che visse tra il 70 a.c. e il 19 a.c. , in un drammatico periodo per Roma. A quei tempi vi fu la guerra civile tra cesare e pompeo e la guerra tra antonio e ottaviano.

Poiché egli non amava parlare di se nelle sue opere, non sono molte le notizie autobiografiche.

Elio donato nel 4° sec. a.c. compose una biografia di Virgilio ove lo descrisse alto, robusto, di modi rudi, di origini contadine, timido e con animo sensibile.

Per queste sue peculiarità era soprannominato verginella.

Nelle bucoliche egli descrisse la vita ideale come tranquilla e senza ambizioni politiche. Odiava le guerre e le ingiustizie. Nella stessa opera è evidente un riferimento ad Ottaviano e ad Antonio, i quali fecero espropriare delle terre di sua proprietà per congedare i veterani di Filippi. La famiglia di Virgilio fu marginalmente colpita ma solo per intercessione di un politico. L’evento scosse molto il poeta.



Per la stesura dell’Eneide egli si recò nei luoghi dove ambientò i fatti ma nel suo viaggio di ritorno, dopo aver incontrato Augusto, morì a brindisi. Mancava la revisione dell’opera.

Egli dettò una celebre frase da scrivere sulla sua tomba:

“Mantua me genuit, Calabri me rapuere tenet nunc Parthenope; Cecini pascua rura duces” : Mantova mi generò, mi portò via la terra di Calabria; ora è Napoli ad avermi; il mio canto lo dedicai ai pascoli, ai campi, ai condottieri.


Opere



Le bucoliche

( Da bukòlos: pastore)

L’opera è divisa in egloghe ed è composta da monologhi e dialoghi tra pastori.

È ambientata principalmente nei boschi o comunque in luoghi che hanno come sfondo la natura.

Fu composta tra il 42 e il 40/39 a.c.

Ha come modello le opere di uno scrittore siracusano: teocrito. Questo compose gli Idillio (opere con ambientazione campestre che avevano come protagonisti pastori che cantavano).

Teocrito era un poeta di corte che aveva una visione distaccata della natura e descriveva la camna come solare e rigogliosa mentre Virgilio nelle Bucoliche si immedesima nel protagonista ( Melibeo), il quale deve rinunciare alla vita. Virgilio evade dalla realtà: la natura per lui rispecchia il dolore umano.


Le georgiche

L’opera ha come protagonista un contadino (simbolo di costruzione e di ritorno alla terra) e venne composta tra il 37 e il 30/29 a.c.. È ambientata nei campi e divisa in quattro libri (lavoro dei campi, coltivazione delle piante, animali, apicoltura). Ogni libro si apre con un proemio più lungo nel primo e nel terzo meno nel secondo e nel quarto. In tutto il poema sono presenti delle digressioni sull’Italia, sull’origine del lavoro, sulla peste degli animali, sul mito di Orfeo ed Euridice.

Il poema (che è didascalico) ha come modello principale l’opera di Esiodo: “ ta erga kai emerai” (le opere e i giorni) ma si ispira anche a produzioni di autori ellenistici come Arato o Lucrezio che nel De Rerum Natura esprime la sua dottrina epicurea.


L’Eneide

L’opera ha come protagonista un eroe (Enea) ed è divisa in dodici libri, suddivisi a loro volta in due esodi ( odissiaca: viaggio di ritorno più iliadica: guerre).

È stata composta tra il 30/29 e il 19 a.c.



Quarta egloga delle bucoliche


Si parla della nascita di un puer da una virgo, di un serpente. È vicina alla sensibilità cristiana. La nascita del puer dovrebbe riportar la terra all’età dell’oro. (L’ultima età è quella del ferro)



SICELIDES Musae, paulo maiora canamus!
Non omnis arbusta iuvant humilesque myricae;
si canimus silvas, silvae sint consule dignae.
Ultima Cumaei venit iam carminis aetas;
magnus ab integro saeclorum nascitur ordo:
iam redit et Virgo, redeunt Saturnia regna;
iam nova progenies caelo demittitur alto.
Tu modo nascenti puero, quo ferrea primum
desinet ac toto surget gens aurea mundo,
casta fave Lucina:  tuus iam regnat Apollo.

Teque adeo decus hoc aevi te consule inibit,
Pollio, et incipient magni procedere menses.
te duce, si qua manent sceleris vestigia nostri,
inrita perpetua solvent formidine terras.
ille deum vitam accipiet, divisque videbit
permixtos heroas, et ipse videbitur illis,
pacatumque reget patriis virtutibus orbem.

At tibi prima, puer, nullo munuscula cultu
errantis hederas passim cum baccare tellus
mixtaque ridenti colocasia fundet acantho.
Ipsae lacte domum referent distenta capellae
ubera, nec magnos metuent armenta leones;
ipsa tibi blandos fundent cunabula flores,
occidet et serpens, et fallax herba veneni
occidet, Assyrium volgo nascetur amomum.
at simul heroum laudes et facta parentis
iam legere et quae sit poteris cognoscere virtus,
molli paulatim flavescet campus arista,
incultisque rubens pendebit sentibus uva,
et durae quercus sudabunt roscida mella
Pauca tamen suberunt priscae vestigia fraudis,
quae temptare Thetim ratibus, quae cingere muris
oppida, quae iubeant telluri infindere sulcos:
alter erit tum Tiphys, et altera quae vehat Argo
delectos Heroas; erunt etiam altera bella,
atque iterum ad Troiam magnus mittetur Achilles.
Hinc, ubi iam firmata virum te fecerit aetas,
cedet et ipse mari vector, nec nautica pinus
mutabit merces:  omnis feret omnia tellus:
non rastros patietur humus, non vinea falcem;
robustus quoque iam tauris iuga solvet arator;
nec varios discet mentiri lana colores:
ipse sed in pratis aries iam suave rubenti
murice, iam croceo mutabit vellera luto;
sponte sua sandyx pascentis vestiet agnos.

Talia saecla, suis dixerunt, currite, fusis
concordes stabili fatorum numine Parcae.
Adgredere o magnos---aderit iam tempus---honores,
cara deum suboles, magnum Iovis incrementum!
Aspice convexo nutantem pondere mundum,
terrasque tractusque maris caelumque profundum!
Aspice, venturo laetentur ut omnia saeclo!
O mihi tam longae maneat pars ultima vitae,
spiritus et quantum sat erit tua dicere facta!
Non me carminibus vincet necThracius Orpheus,
nec Linus, huic mater quamvis atque huic pater adsit,
Orphei Calliopea, Lino formosus Apollo,
Pan etiam, Arcadia mecum si iudice certet,
Pan etiam Arcadia dicat se iudice victum.
Incipe, parve puer, risu cognoscere matrem,
matri longa decem tulerunt fastidia menses.
Incipe, parve puer, cui non risere parentes,
nec deus hunc mensa, dea nec dignata cubili est.




Metro : esametro dattilico


1 o muse siciliote, cantiamo argomenti più elevati:

2 non a tutti sono graditi gli arbusti e le umili tamerici;

3 se cantiamo le selve che le selve siano degne di un console .

4 Ormai giunge l’ultima età di Cuma,

5 nasce dall’inizio un grande ordine di secoli;

6 ormai ritorna anche la Vergine, ritornano i regni di Saturno,

7 ormai una nuova stirpe scende dall’alto del cielo.

8 Tu, o casta Lucina, sii propizia al bimbo che sta per nascere

9 grazie a cui dapprima finirà

10 l’età del ferro e sorgerà l’età dell’oro .ormai regna il tuo apollo

11 e proprio sotto il tuo consolato, o pallione, inizierà questo splendore d’età

12 e incominceranno ad avanzare i grandi mesi

13 sotto la tua guida se rimarranno alcune tracce della nostra scelleratezza,

14 una volta cancellate libereranno la terra da una paura continua.

15 Egli riceverà la vita degli dei e vedrà gli eroi

16 mescolati agli dei ed oggi stesso sarà visto fra

17 quelli e reggerà il mondo pacificato dalle virtù paterne.

18 Per te, o fanciullo, la terra produrrà senza alcuna coltivazione

19 come primi piccoli doni dell’edera che si diffondevano

20 qua e là con bacchere e la colocasia mescolata con il ridente acanto.

21 Le stesse caprette porteranno a casa le mammelle

22 colme di latte e le greggi non temeranno i grandi leoni.

23 La stessa culla spargerà per te fiori profumati:

24 perirà anche il serpente e la ingannevole erba del veleno

25 e dappertutto nascerà l’assirio armonio.

26 Ma non appena potrai leggere le lodi degli eroi e

27 le imprese di tuo padre e potrai conoscere quale sia la virtù,

28 a poco a poco, il campo biondeggerà alla flessibile spiga,

29 e l’uva rosseggiante penderà dai rovi selvatici

30 e le dure querce trasuderanno miele rugiadoso.

31 Tuttavia rimarranno poche tracce dell’antica frode

32 che esorteranno a attraversare il mare con le leve, esorteranno a cingere le città di mura,

33 che esorteranno a scavare solchi nella terra.

34 Ci sarà allora un secondo Tifi e una seconda Argo che trasporterà

35 eroi scelti, ci saranno anche altre guerre

36 e di nuovo un grande Achille sarà mandato a Troia.

37 Quando ormai l’età matura ti avrà reso,

38 lo stesso marinaio si tirerà dal mare e il pino navico

39 non scambierà le merci, ogni terra produrrà ogni cosa:

40 la terra non sopporterà gli attrezzi di lavoro, né le vigne la falce

41 e anche il robusto contadino scioglierà i giochi ai tori



42 e la lana non imparerà a falsificare i vari colori

43 ma lo stesso ariete nei prati cambierà il suo vello

44 ora di porpora soavemente rossa

45 ora di guado giallo;

46 vestirà gli agnelli che pascolano di rosso scarlatto.

47 Le parche concordi per l’immutabile volontà dei fati dissero ai loro fusi fate scorrere tali secoli

48 Avvicinati al grande onore ( è già venuto il tempo),

49 o cara prole degli dei o grande rampollo di giove.

50 Aspice guarda il mondo che vibra con la sua mole rotonda

51 e le terre e le distese del mare e il cielo profondo

52 guarda come ogni cosa si rallegra per l’età che sta per venire.

53 Possa allora rimanermi l’ultima pare di una lunga vita,

54 l’ispirazione e quanto sarà sufficiente per cantare le tue imprese!

55 Non mi vincerà nei versi né il tracio Orfeo

56 né Leno sebbene a questo sia presente la madre, all’altro il padre,

57 Orfeo Calliope fino il bello Apollo.

58 Anche Pan qualora gareggi con me con il giudizio dell’arcade,

59 anche Pan direbbe di essere stato vinto.

60 Illumina, o piccolo fanciullo, incomincia a riconoscere la madre col sorriso,

61 alla madre dieci mesi portarono lunghi fastidi.

62 Incomincia, o piccolo fanciullo, colui al quale i genitori non sorrisero;

63 né un dio la considera degno della sua mensa, né la dea lo considera degno del suo letto.








Primo libro delle Georgiche (versi 121- 146)



Pater ipse colendi
haud facilem esse uiam uoluit, primusque per artem
mouit agros, curis acuens mortalia corda
nec torpere graui passus sua regna ueterno.
ante Iouem nulli subigebant arua coloni: 125
ne signare quidem aut partiri limite campum
fas erat; in medium quaerebant, ipsaque tellus
omnia liberius nullo poscente ferebat.
ille malum uirus serpentibus addidit atris
praedarique lupos iussit pontumque moueri, 130
mellaque decussit foliis ignemque remouit
et passim riuis currentia uina repressit,
ut uarias usus meditando extunderet artis
paulatim, et sulcis frumenti quaereret herbam,
ut silicis uenis abstrusum excuderet ignem. 135
tunc alnos primum fluuii sensere cauatas;
nauita tum stellis numeros et nomina fecit
Pleiadas, Hyadas, claramque Lycaonis Arcton.
tum laqueis captare feras et fallere uisco
inuentum et magnos canibus circumdare saltus; 140
atque alius latum funda iam uerberat amnem
alta petens, pelagoque alius trahit umida lina.
tum ferri rigor atque argutae lammina serrae
(nam primi cuneis scindebant fissile lignum),
tum uariae uenere artes. labor omnia uicit 145
improbus et duris urgens in rebus egestas.



Note:

haut facilem: litote

liberio nullo poscente: ativo assoluto

virus serpentibus: allitterazione

et passim riviris currentis vina repressit : polisindeto

ut (v.133) :finale

meditando: gerundio strumentale (posizione centrale)

paulatim: posizione iperbatica

extunderet/ excuderet : suono duro

(145/146) labor (fatica) . : frase emblematica delle georgiche




121 Lo stesso padre

122 volle che fosse facile la via della coltivazione e per primo,

123 fece smuovere i campi con l’arte spronando con gli affanni i cuori dei mortali,

124 e non permise che il suo regno fosse inerte per un lungo letargo.

125 Prima di Giove, nessun contadino lavorava i campi

126 e non era nemmeno lecito segnare o dividere il campo con un limite;

127 raccoglievano tutti in comune e la stessa terra

128 produceva ogni cosa molto abbondantemente senza che nessuno lo richiedesse.

129 Egli aggiunse il cattivo veleno ai serpenti crudeli e

130 ordinò ai lupi di predare e al mare di muoversi

131 e scosse via il miele dalle foglie e sottrasse il fuoco

132 e represse i vini che scorrevano qua e là e i ruscelli,

133 affinché il bisogno escogitasse le varie attività meditando

134 a poco a poco e ricercasse nei solchi l’erba del frumento

135 affinché facesse sprigionare il fuoco nascosto nelle vene della selce.

136 Allora per la prima volta i fiumi sentirono gli ontani incavati,

137 allora il marinaio numerò e nominò le stelle

138 le Pleiadi , le Iadi e la famosa Orsa di Licone;

139 allora si inventò la cattura delle fiere coi lacci o con l’inganno del vischio,

140 e si inventò di circondare i grandi luoghi boscosi con i cani;

141 e uno già batté con il giacchio l’ampio fiume

142 spingendosi a largo, un altro trascinò le umide reti dal mare;

143 allora il rigore del ferro e le lame della sega

144 (tagliavano il legno con i cunei)

145 allora vennero con le arti. Il lavoro tenace vinse

146 ogni cosa e la necessità incalzò nelle difficoltà.










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