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FRANCESCO PETRARCA - BIOGRAFIA, NUOVA FIGURA D’INTELLETTUALE

FRANCESCO PETRARCA - BIOGRAFIA, NUOVA FIGURA D’INTELLETTUALE


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FRANCESCO PETRARCA

Biografia:


Petrarca nacque a Firenze nel 1304, da una famiglia borghese; il padre, ser Petracco, fu esiliato da Firenze (come Dante), quando i guelfi neri presero il controllo; fu quindi costretto a trasferirsi a Avignone (allora la sede della curia papale). Francesco, dopo i primi studi sotto la guida del maestro Convenevole da Prato, nel 1316 fu avviato agli studi di diritto all’università di Montpellier, e dopo, nel 1320, si trasferì a Bologna. Ma nonostante le speranze del padre, era già chiara la sua predisposizione per la letteratura, e probabilmente proprio negli anni di studio a Bologna compose i primi versi in volgare. Alla morte del padre tornò ad Avignone, dove cominciò a condurre una vita frivola, aggraziandosi le corti aristocratiche grazie alla sua arguzia ed eleganza mondana; in ogni caso questo non gli impedì di coltivare la sua passione per i grandi maestri classici, come Virgilio e Cicerone.assieme alla letteratura classica Petrarca amò molto un libro di Sant’Agostino, le confessioni, che teneva sempre con se: si iniziarono a delineare fin da allora le due tendenze basilari della cultura petrarchesca, ovvero il culto dei classici e l’intensa spiritualità cristiana.

La lingua abituale di Petrarca era il latino, ma parallelamente utilizzò il volgare, (per lui) oramai sradicato da ogni ambiente municipale italiano, per comporre liriche d’amore sui modelli stilnovisti  di Dante e Cino da Pistoia.: una vera e propria scelta letteraria, un omaggio alla precedente tradizione poetica. Egli concentrò tutti i motivi della sua poesia sulla ura di una donna, Laura, la cui storicità è stata a lungo discussa; ora si concorda nel definire il personaggio di Laura come realmente esistito, seppur di fugace influenza nell’effettiva vita di Petrarca, e si è altrettanto concordi sul definirla più che altro simbolo della sua travagliata vita interiore e letteraria.




Oltre alla passione letteraria si venne a creare in Petrarca l’esigenza di sicurezza materiale, che lo spinse a prendere gli ordini minori; con l’ausilio delle sue doti intellettuali ottenne la protezione del vescovo Giacomo Colonna, che gli fece avere il primo canonicato a Lombez, dove fu fino al 1347 alle dipendenze di Giovanni Colonna. Ma la sua inquietudine, curiosità di conoscere, lo spinse a viaggiare a lungo: in Francia settentrionale, nelle Fiandre e in Renania, nel ’33, e nel 37 giunse a Roma, dove accrebbe la sua venerazione per il modo classico; in ogni luogo dove egli si recò, in ogni caso scoprì testi latini dimenticati e strinse amicizie con diversi letterati.

Ma sorge in Petrarca anche il bisogno di riconciliazione con la spiritualità cattolica, di chiusura interiore e riflessione; in una lettera al fratello Gherardo egli narra della sua emblematica ascesa al monte Ventoso, dove, assorto nella contemplazione del paesaggio, aveva letto una frase dalle confessioni, per lui illuminante, che assunse poi come simbolo della sua esperienza spirituale. Dal contrasto di questo desiderio con lo stile di vita mondano ed un altro forte desiderio, quello della gloria poetica e la successiva incoronazione con l’alloro, il conflitto interiore di Petrarca si intensificò: questa crisi religiosa tocco il culmine col la notizia del ritiro riflessivo del fratello, che considerava come alter ego. [ . ]




nuova ura d’intellettuale:


Petrarca si presenta come un nuovo tipo d’intellettuale: cosmopolita senza radici, che al contrario di Dante, che rimpiange l’impossibilità di tornare a Firenze, è spinto a viaggiare frequentemente, legato più a un ideale nazionale più che municipale (inteso come unità letteraria e culturale, non politica).

È un’intellettuale cortigiano, non più legato ed influenzato dalla vita politica del suo comune: accetta e sostiene la Signoria, ampiamente diffusa in Italia. È tuttavia geloso della sua autonomia intellettuale, rifiutando così incarichi troppo legati alla struttura del potere. Garanzia della sua indipendenza sono le rendite ecclesiastiche e tutti i privilegi della vita del chierico, che si spiegano grazie all’importanza e prestigio assunti dalla letteratura: il letterarato conserva il classico e assicura l’immortalità della fama presso i posteri, con i suoi scritti. Si và delineando una concezione umanistica della cultura e Petrarca ne è l’interprete più consapevole.


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