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I personaggi



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I personaggi

Il personaggio manzoniano mentre vive nelle coordinate oggettivo-realistiche di un determinato ambiente, una sua parte opera o matura al di sopra dell’ambiente, in un mondo governato da leggi superiori che non quelle degli stati.

Il personaggio manzoniano non è mai solamente e del tutto uomo fisico determianto dai vincoli della storia o della propria natura, ma possiede la possibilità della scelta morale.

Per Manzoni ogni singola vita è depositaria di pari diritto e di pari dignità umani.

Renzo: popolano leale e schietto, Renzo Tramaglino è l’immagine dell’onesto lavoratore e dell’uomo tranquillo che, solo se provocato, rischia di combinare guai a sé e agli altri. I suoi propositi sono quelli di sposare Lucia, avere un dignitoso lavoro e avere una vita retta e timorata da Dio. La sua fede è limpida, semplice, sincera, ferma. Renzo sa essere cordiale e lieto ma diventa furioso quando vede la giustizia calpestata e i più sacrosanti diritti dileggiati dai potenti. Ma anche nel mezzo della persecuzione, Renzo non si lascerà sopraffare: spererà in Dio e nella Provvidenza.

Manzoni ne fa un credibile esemplare di uomo del popolo che finisce per tener testa ai sapienti e ai potenti.




Lucia: Lucia Mondella è una ura centrale. Il ritratto di Lucia è contessuto di mille particolari. A Lucia, Manzoni dà la parola o di lei narra o rammenta indirettamente, ma con il segreto scopo di non esaudire mai definitivamente una linea, un tocco, uno sguardo, un discorso. Ha un carattere estremamente pudico e ritroso e riservato. E’ umile, dolce, amabile, pura e leale, ha un grande e vivo senso della onnipotenza di un Dio cui è affidato l’intero universo delle cose e degli uomini. Queste caratteristiche la fanno unica, moralmente insuperabile.

Don Abbondio: ogni situazione sembra convergere su di lui richiedendo la sua presenza proprio quando vorrebbe essere dimenticato, lasciato a se stesso e alle sue innocue occupazioni. Don Abbondio non è mai posto in nessun posto: quando non intenzionalmente teso a salvaguardare il suo quieto vivere è la realtà circostante a metterlo costantemente nei pasticci. Uomo privo di coraggio, timido, dal carattere pieghevole, don Abbondio è sacerdote perché, a conti fatti, gli è parso che solo la tonaca lo avrebbe potuto mettere in posizione tale da non ricevere tutte quelle offese della vita che invece sono costretti a subire i deboli e gli indifesi. Sapendosi debole cerca un’ancora.

Don Rodrigo: nobile di nascita ma ignobile nelle azioni, don Rodrigo impersona il signore ribaldo, il padrone di un feudo sul quale ha facoltà di esercitare la sua funesta e insindacata arroganza. Scatena il dramma dei due promessi, impedendo a don Abbondio di sposarli. E non si ferma davanti a nessun ostacolo. Don Rodrigo, nel romanzo, è l’incarnazione del male più vicina all’impossibilità della salvezza, anche se Manzoni non decide mai della sorte ultraterrena dei suoi personaggi.

Padre Cristoforo: e’ la prima, in ordine di apparizione, delle due grandi ure di «convertiti» del romanzo manzoniano. Si chiamava Lodovico, prima della conversione, ed era un giovane pieno di vita. Ma il carattere era chiaro, leale, concreto, propenso a cogliere per natura il giusto equilibrio umano e morale nei fatti e nelle cose. Per questo egli abbandona il mondo e si vota a Dio, ribaltando la propria vita e schierandosi della parte dei deboli, dei perseguitati. Dal suo fondo di robusta umanità trova ancora momenti di vibrante rivolta, che prende i toni di santa collera contro l’ingiustizia. Serenità della speranza e coscienza del sacrificio contraddistinguono ogni sua apparizione nel romanzo e la qualità sua più peculiare è l’umiltà. Dal giorno che ha chiesto perdono agli uomini e a Dio per la sua vita precedente mantiene inalterato il sentimento dell’espiazione in ogni suo intervento, in ogni suo consiglio, e il ritrovarlo nel lazzaretto degli appestati è la conferma del suo voto.

Gertrude tragicamente destinata, contro la sua stessa volontà, alla vita del convento. Un sottile gioco di ricatti, menzogne, sotterfugi, sottomissioni, ribellioni e pentimenti ha portato Gertrude alla conclusione che non avrebbe avuto scampo se non nel convento, ma, assolutamente inadeguata alla vita monastica, via via la sua psicologia si stravolge, sceglie le strade della non osservanza delle regole, ritiene una sola soddisfazione mondana più apante di qualsiasi sacrificio all’ideale della vita claustrale. E’ dotata di un carattere estroverso, appassionato, libertario e sensuale, finisce per incarnare una vita sbagliata, per di più in un luogo di devozione, preghiera, silenzio, sacrificio. Questo personaggio non avverte alcun trasporto di fede, che cede assai più volentieri ai richiami dei sensi e alla altrui, oltre che alla propria, volontà di male. Una volta che Lucia è rapita dal convento con il suo assenso, anche per lei viene l’ora del rimorso: si sottrarrà alle passioni, si sottoporrà a volontarie prove e rinunce e punizioni.

L’Innominato: l’Innominato è il più solido e tetragono malfattore della Lombardia e degli stati vicini. L’Innominato viene introdotto nel libro quando, dopo una vita d’innumerosi soprusi, sta cominciando ad avvertire l’amara vuotezza della solitudine. Quando ordina il rapimento di Lucia per compiacere don Rodrigo, è già fortemente annoiato di queste occasioni e cerca una trasformazione.

Il cardinale Federigo.

Agnese: madre di Lucia, modello di genitrice premurosa, di onesta e furba paesana, dell’instancabile favella ma dalla simpatica e amabile accortezza, spontaneità . malizia.

Perpetua: carattere di serva-padrona, è la faccendiera di don Abbondio, è pronta, impudente, petulante, sfacciata. Ma è anche lei buona, onesta e umile.



Azzecca - garbugli: e’ il «dottore in legge» a cui Renzo si rivolge per avere consigli in una eventuale azione da opporre alla prepotenza di don Rodrigo. ura comica, ambigua, servile, ha il ruolo di imbroglione, di abile opportunista.

Conte Attilio: è il personaggio che con don Rodrigo divide l’onere morale della scommessa ai danni di Lucia. E’ più colto, più intelligente, più raffinato di don Rodrigo.

Conte zio: è caratterizzato per quel suo vantarsi dei appartenere al Consiglio Segreto. Sciocco orgoglio e sporca politica lo individuano fra i «superflui» del mondo: un genere di superflui che riescono ad essere presenti dove si decide o si pensa qualcosa di male.

Don Ferrante: è il vanitoso e pedante erudito che impersona il formalismo culturale del ‘600. Corta intelligenza e mente vanamente farcita di nozioni, divide la sua esistenza con donna Prassede.

Donna Prassede: vecchia gentildonna cocciuta ed ignorante, ha un’idea del bene come se fosse stata lei ad inventarlo.

Padre provinciale: è un cappuccino. E’ il superiore di padre Cristoforo, ma, pur essendo di sana e salda vocazione trovandosi alla «dirigenza» di una famiglia di frati cede per ingenuità o quieto vivere a certi atteggiamenti diplomatici (trasferimento di Fra Cristoforo).

Sarto: (presente nel XXIV modulo). Onesto artigiano, uomo sincero, caritatevole, buono.

Griso braccio destro di Don Rodrigo. In fondo al suo animo è vile e spregevole anche per quanto riguarda i sentimenti comuni di amicizia, della fedeltà.

Nibbio: fido scudiero dell’Innominato. A lui sarà data la possibilità di ravvedersi quando il suo padrone deciderà di cambiar vita.

Antonio Ferrier: gran cancelliere, è colui che fa le veci del governatore di Milano. E’ un demagogo, gli preme cavarsela e riscuotere popolarità.

Padre Felice: è un cappuccino, della stoffa di padre Cristoforo.

Galdino frate cercatore, passa di casa in casa a raccogliere generi di sostentamento per i confatelli.

Tonio un contadino. E’ della comnia che cercherà di sorprendere don Abbondio. E’ un carattere estroverso ed estroso.

Bortolo ospiterà Renzo nella parentesi del suo soggiorno bergamasco aiutandolo a ritrovare tranquillità, fiducia, forza per tornare da Lucia e risolvere la sua tormentosa disavventura.








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