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Il signore delle mosche di William Golding



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Il signore delle mosche

di William Golding


Riassunto:

Un’ipotetica guerra nucleare, un disastro aereo, un’isola di corallo. Questi i tre elementi principali dello scenario di questo inquietante romanzo di Golding. Un aereo con a bordo un gruppo di ragazzi inglesi di età compresa fra i cinque e i dodici anni si schianta su di un’isola deserta. Sopravvivono solo alcuni ragazzi che senza il controllo degli adulti si mettono subito all’opera per riorganizzarsi in una società civile. Sembrerebbe il prologo di un’epoca di felicità all’insegna della democrazia e del pragmatismo britannico e invece un oscuro male si insinua tra i ragazzi mietendo ben presto le sue vittime e sfasciando completamente ogni tentativo di organizzazione civile.

Il male oscuro, che mette in luce gli istinti peggiori dei ragazzi, il “Signore delle mosche[1]”, porterà ben presto a una scissione del gruppo e favorirà una guerra furibonda fra i due gruppi, uno composto dai “razionali”, quelli che vogliono tenere acceso un fuoco per fare segnalazioni ed essere salvati e l’altro composto dai “selvaggi”, quei ragazzi che hanno ceduto alla loro “metà oscura” (per dirla alla Sthephen King) e danno sfogo ai propri desideri sanguinari.

Lo scontro fra i due poli della mente umana, la razionalità dell’uomo moderno e la brutalità e la bestialità degli istinti arcaici, è terribile e viene presentato dall’autore come una insormontabile barriera alla civiltà.


Commento:

Il libro è bello e interessante ma lascia l’amaro in bocca. Quello che potrebbe sembrare un lieto fine è in realtà un evento tragico e inevitabile. La nave da guerra sbarca è vero sull’isola, il capitano riesce a entrare in contatto con Ralph e a trarre in salvo lui e quelli che fino a un minuto prima erano stati selvaggi desiderosi del suo sangue. Nonostante quindi tutto vada bene e i ragazzi tornino finalmente a casa, quello che ci fa pensare è ben altro: un gruppo di civilissimi ragazzi britannici (alcuni dei quali cantavano addirittura in un coro) diventano, se lasciati liberi di agire, un manipolo di bestie assassine. Quali speranze può dunque avere la nostra società ? Davvero non è possibile piantare nell’uomo il germoglio del rispetto e della civiltà ? Davvero ogni uomo se lontano dalle istituzioni, appena libero di fare ciò che vuole può non sentire più alcun limite morale ? Davvero una maschera di creta può distruggere ciò che anni di istruzione hanno costruito ? A sentire Golding, pare proprio di sì.




Ecco che, dunque, un gruppo di spensierati ragazzi inglesi superstiti di un disastro aereo, invece di pensare a salvarsi, continuano quello che i loro genitori hanno cominciato nel loro mondo: la guerra, la morte, il male.

L’isola di corallo diventa in breve l’immagine speculare del mondo in guerra e le bianche spiagge dell’isola e la giungla lussureggiante diventano teatro di lotte per il potere e crudeli scontri.

La voce dell’assennatezza e della democrazia (il ragazzo Pyggi) vengono da prima derise e poi, in un atto di rabbia violenta, soffocate nel sangue. Quando i ragazzi verranno salvati dall’ignaro comandante di marina, in un illusorio lieto fine, essi saranno solo consegnati a un posto più nuovo e più grande dove continuare a sfogare, represso, quell’istinto arcaico, più proprio della bestia che dell’uomo, che si identifica nel “Signore delle mosche”.




“Signore delle mosche” è uno degli epiteti di Satana nella Bibbia







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